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Sanremo, la Rai frena Morandi: “Niente canzoni politiche all’Ariston” PDF Stampa E-mail
Cultura e spettacolo - Cultura e spettacolo
Scritto da Fabio Useli   
Giovedì 04 Novembre 2010 18:08

Né “Bella ciao” né “Giovinezza” sul palco dell’Ariston il per il Festival di Sanremo 2011. L’ha deciso stamattina il Cda di Viale Mazzini, smontando così d’un colpo il castello di polemiche ed elucubrazioni storico-musicali nato e cresciuto dopo le parole di Gianmarco Mazzi e di Gianni Morandi, quest’anno alla conduzione della kermesse canora. “Le dichiarazioni rilasciate ieri sulle canzoni storiche nel corso dell'incontro con la stampa per illustrare il progetto della prossima edizione del Festival – spiega una nota della tv di Stato - sono state stigmatizzate dal consiglio di amministrazione della Rai, riunito questa mattina a viale Mazzini. In particolare si è rilevato che sarebbe stato utile evitare di affrontare, in modo troppo superficiale, questioni così delicate che riguardano la storia del nostro Paese.”

 

In altre parole, certe fratture della storia italiana recente sono tutt’altro che risolte, e non pare ancora il caso di cantarci su. È per questo motivo che, a prescindere dalle dichiarazioni spensierate da parte della direzione artistica del Festival, “sono state date disposizioni affinché per l'organizzazione della serata dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia si proceda in modo serio e responsabile, e quindi con criteri diversi.”

 

La serata in questione avrebbe dovuto ripercorrere la storia del Paese attraverso una serie di canzoni-simbolo, magari reinterpretate dai cantanti in gara e –perché no- da ospiti più o meno illustri. “Bella ciao” per esempio, propone Morandi. E “Giovinezza” allora? ribatte il direttore artistico Mazzi, in un impeto di cautela bipartisan. La ferita profonda, vecchia di sessant’anni, di un paese che non ha ancora finito di fare i conti col proprio passato, ci mette un istante a riaprirsi e a sanguinare. Le reazioni delle parti politiche sono immediate, le associazioni dei partigiani non ci stanno a concedere lo sdoganamento dell’inno fascista per eccellenza accanto al più famoso fra i canti della Resistenza.

 

Basterebbe la semplice lettura del testo di “Giovinezza” per capire che l’esecuzione sul palco dell’Ariston sarebbe, è il caso di dirlo, una sonora “stecca”. Il brano, nella sua versione più nota, cioè quella datata 1925 e firmata Salvator Gotta (versione divenuta poi “Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista”), recita in modo abbastanza esplicito nel ritornello: “Giovinezza, giovinezza / primavera di bellezza / nel fascismo è la salvezza / della nostra libertà”. Oltre alla solita retorica della guerra e del sacrificio, contiene inoltre alcuni riferimenti sprezzanti al “novello socialismo”, per poi concludere con un invito a mettere “alla gogna gl’impostori delle asiatiche virtù”. Eppure, nella sua prima versione, fu composto nel 1909 nell’ambiente universitario e goliardico torinese (si intitolava “Il commiato”, e veniva cantato a squarciagola la notte della cena di fine corso per le vie della città), ma è inutile nascondersi dietro a un dito: dopo la rivisitazione del testo, assunse per il regime fascista una tale carica simbolica da venire eseguito, dopo la “Marcia Reale”, in ogni manifestazione pubblica. Difficile rilasciare a “Giovinezza” una patente di “innocenza” tardiva: nel 1931 Toscanini rifiutò di suonarla, beccandosi gli insulti di tutti i fascisti presenti al Teatro Comunale di Bologna. Forse Toscanini non voleva correre il rischio di esaltare gli universitari torinesi.

 

La soluzione della Rai ha l’aria di essere un po’ pilatesca: forse “Giovinezza” è meglio non cantarla, anzi, forse ancora meglio non cantare nessuna delle due, hanno stabilito in Viale Mazzini. E in effetti non esiste nessuna necessità di far entrare la politica e la storia del Paese all’Ariston, che non è certo la sede più adatta per risolvere spinose controversie sul passato. C’è da dire però che esiste una legge del ’52, che porta il nome di Mario Scelba, che punisce chi “pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Ed ecco perché tra l’esecuzione di “Giovinezza” e quella di “Bella ciao” passa una certa differenza.

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Domenica 07 Novembre 2010 09:21
 

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