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Formula Uno: Ferrari sbaglia strategia, il mondiale a Vettel PDF Stampa E-mail
Sport - Sport
Scritto da Fabio Useli   
Lunedì 15 Novembre 2010 18:45

Non sempre un mondiale di F1 si perde in pista. Ieri per esempio il titolo che pareva già sulla testa di Alonso si è sbriciolato in un box. Con buona pace degli ordini di scuderia che dovrebbero portare dei vantaggi. Oggi è il giorno del “mea culpa” in casa della Rossa: il casco iridato è andato al tedesco Sebastian Vettel, la Red Bull intasca il titolo piloti oltre a quello costruttori, mentre la Ferrari sbaglia tutto, e una stagione che stava per essere trionfale, diventa un fallimento. Ad Abu Dhabi, nell’ultimo e decisivo appuntamento dell’anno, Alonso inizia male perdendo subito una posizione in partenza, passando dalla terza alla quarta posizione, a vantaggio di Button. Il titolo allora era ancora a portata di mano, dopo cinque giri dietro la safety-car e altri cinquanta da amministrare con attenzione. Alla 15esima tornata, la scelta che sarà fatale: Alonso viene richiamato ai box per un cambio gomme anticipato, una strategia che arriva dal reparto ingegneri, e che dovrebbe avere la funzione di marcare stretto Webber, l’altro pilota Red Bull in lizza per il mondiale, in quel momento al quinto posto e a otto punti dalla vetta della classifica. Il rientro in pista dopo la sosta riserva però per il pilota spagnolo circa quaranta giri di autentico tormento dietro la Renault di Petrov, mai così agguerrito nell’arco dell’intero campionato. Un “tappo” che costringe Alonso in 12esima posizione, con qualche tentativo disperato di sorpasso. Chiuderà settimo, a soli quattro punti dal titolo, mentre Vettel confeziona una gara perfetta con tanto di pit-stop da antologia, determinante per vedere per primo la bandiera a scacchi, seguito dalle due McLaren di Hamilton e Button. L’altra Ferrari? Massa chiude decimo una gara da perfetto turista.

 

“Usa tutto il tuo talento, sappiamo che è difficile ma lo devi passare”: la voce dalla radio della Ferrari di Alonso è la supplica di una scuderia che ieri pensava di toccare il cielo con un dito, prima di trovarsi a precipitare giù. Il miracolo non è arrivato, ma niente giudizi universali: “Ora è inutile stare a cercare chi ha sbagliato: un mondiale che svanisce per quattro punti dopo 19 gare può essere stato perso in tante occasioni, non solo alla fine” - ha dichiarato il ferrarista spagnolo a fine gara – “noi siamo una squadra: vinciamo e perdiamo tutti insieme”.

 

Probabilmente nei box del Cavallino qualche testa salterà, ma per il momento nessuno ha intenzione di lavare panni sporchi all’aperto. Resta il fatto che la stagione della Ferrari, partita tra mille difficoltà, si è conclusa a pochi punti dal successo, forse più per demeriti dei diretti avversari che per un effettivo incremento del valore assoluto della vettura. Lo stesso Alonso non ci sta a buttar via un’intera stagione: “Ci sono stati momenti bellissimi, come il podio di Monza, che resteranno indelebili nella mia memoria e che nessuna amarezza potrà mai cancellare”. Il futuro per ora continua ad essere “rosso”: “Sono felice di essere alla Ferrari, di sentire insieme a tutti i nostri uomini e alle nostre donne l'orgoglio di far parte di questa famiglia e della sua storia straordinaria. Siamo un grande gruppo e lo dimostreremo soprattutto in questo momento così difficile”.

 

Meglio guardare avanti, se guardare indietro fa male. Chi assapora per bene il proprio presente invece è il ventitreenne tedesco Vettel, il più giovane iridato della storia della Formula Uno (“Sono senza parole, è incredibile, sono campione del mondo”), dopo una stagione passata a sgomitare con Webber per dimostrare di essere il “cavallo vincente”, in una scuderia che ha sempre professato di non fare figli e figliastri, anche a scapito dei risultati. Un “cavallo” su cui qualcuno, in Ferrari, sta senz’altro rimpiangendo di non aver scommesso.

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Novembre 2010 09:09
 

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