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Wikileaks, terremoto diplomatico: dalle feste di Berlusconi ai detenuti di Guantanamo PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Fabio Useli   
Lunedì 29 Novembre 2010 13:16

Una specie di “giorno del giudizio” della diplomazia internazionale. I documenti classificati provenienti da 270 sedi diplomatiche Usa e spiattellati a partire da ieri sera sul sito di Wikileaks, portale specializzato nella divulgazione di materiale riservato, promettono di seminare un certo imbarazzo nei rapporti fra Washington e il resto del mondo: da qualche ora infatti l’intero pianeta è in grado di curiosare in quello che può essere considerato il “diario segreto” del Dipartimento di Stato americano. Giudizi sui capi di stato “amici”, informative sui gossip del momento riportati prontamente via cablogramma da solerti funzionari delle ambasciate Usa sparse in tutto il globo, trattative sulle più disparate questioni internazionali. Tutto ciò alla portata di chiunque. Da ieri pomeriggio le agenzie di stampa mondiali e tutti i maggiori siti d’informazione riportano in tempo reale l’enorme mole di documenti che il sito di Julian Assange, numero uno di Wikileaks, ha pubblicato (prima di andare in “crash” a causa di un attacco hacker, o forse per i troppi accessi), e che continuerà a pubblicare nei prossimi giorni.

 

Tra i contenuti più succulenti, le opinioni arrivate a Washington dalle ambasciate di mezzo mondo sui vari leader mondiali. Ecco che allora, a proposito di Silvio Berlusconi, non poteva non esserci un riferimento ai “festini selvaggi” che lo vedono protagonista, abitudine che lo renderebbe “debole fisicamente e politicamente, anche per la mancanza di riposo notturno”, lui già di per sé stesso un primo ministro “inetto, vanitoso ed incapace”. Abbastanza sospettose anche le considerazioni partite dalla sede Usa di Roma sui rapporti molto amichevoli tra il premier e “il maschio alfa” Vladimir Putin: il Cavaliere ricoprirebbe sempre più il ruolo di “portavoce in Europa” del leader russo. Un rapporto “straordinariamente stretto” e cementato da “generosi regali” e “contratti energetici consistenti” tra i due paesi. Un’amicizia vista con diffidenza nientemeno che dal segretario di Stato Hillary Clinton, che avrebbe chiesto delucidazioni su eventuali affari personali tra Berlusconi e Putin in grado di condizionare le politiche fra Italia e Russia. Paese, quest’ultimo,“virtualmente in mano alla mafia”: un duro riferimento al profondo legame tra i vertici politici russi e la criminalità organizzata.

 

Ma ce n’è per tutti, com’è normale che sia: il francese Sarkozy sarebbe dunque un “imperatore nudo”, permaloso e dispotico, mentre il leader nordcoreano Kim Jong-il è visto “flaccido e invecchiato”, specie in seguito all’ictus che lo avrebbe colpito. Si scopre invece che Gheddafi, oltre ad essere ipocondriaco e dedito all’uso del botulino, non amerebbe trovarsi ai piani alti degli edifici, e sarebbe pesantemente “dipendente dalla voluttuosa infermiera bionda” che lo accompagna ovunque, l’ucraina 38enne Galyna Kolotnytska, una presenza necessaria visto che l’appariscente assistente sarebbe “l’unica a conoscere la routine” del Colonnello libico.

 

Fin qui, informative al limite del pettegolezzo o poco più. Altro peso internazionale sembrano avere invece alcuni degli scenari delineati da certi altri documenti pubblicati da Wikileaks. Si apprende dunque che il Dipartimento di Stato Usa avrebbe chiesto di raccogliere informazioni sui piani dell’Onu a proposito di alcuni temi “caldi” di politica globale. Oppure si legge delle comunicazioni fra Stati Uniti e il principe ereditario di Abu Dhabi a proposito della preparazione di una eventuale guerra con l’Iran. O dei timori attorno al programma nucleare pachistano e delle azioni di sabotaggio segrete, tutte fallite, condotte dalle forze speciali Usa per contrastarlo. O del curioso modo di “piazzare” i detenuti di Guantanamo agli stati alleati dopo la chiusura del carcere cubano: in cambio di un prigioniero la Slovenia avrebbe rimediato un incontro con Obama, mentre per il Belgio accollarsene un paio sarebbe stata “un’ottima strategia low-cost per emergere in Europa”.

 

Per il momento l’imbarazzo, tanto, è quasi tutto americano, e riguarda in primis i rapporti con i leader dei paesi “amici”, da ieri bollati con appellativi spesso poco simpatici. I rapporti con altri governi meno amichevoli non arriveranno probabilmente ad un punto critico per le rivelazioni di Assange. C’è da dire però che i documenti pubblicati per ora sono qualche centinaio: ne mancano solo, segreto più segreto meno, circa 250mila.

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Dicembre 2010 18:47
 

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