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Tunisi, ancora morti nella notte PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Flavia Attardi   
Giovedì 13 Gennaio 2011 14:14

Un tassista sarebbe stato ucciso in un quartiere periferico di Tunisi e tre giovani avrebbero perso la vita a Degueche nel corso di un violento scontro con la polizia. In tutto i morti di ieri notte sarebbero otto. Il Paese governato da Ben Ali attraversa un momento davvero buio della sua storia. Le rivolte, scatenate dall’aumento dei prezzi e della disoccupazione, non sembrano vicine alla fine malgrado l’imposizione del coprifuoco, gli arresti e l’oscuramento dei mezzi stampa dissenzienti. La protesta dei ceti bassi si sta estendendo a nuove fasce di popolazione: lunedì gli studenti hanno manifestato nei pressi del palazzo presidenziale e in questi giorni anche gli artisti tunisini hanno levato la propria voce contro la corruzione, l’oscurantismo e l’atteggiamento censorio dei poteri forti. I manifestanti sono arrivati nella capitale che finora aveva tenuto a distanza gli scontri divampati nella provincia.

Martedì il Sole24Ore parlava di ‘sistema Ben Alì’ in crisi e definiva la sfida di questi giorni come decisiva per la sopravvivenza del governo guidato dal 75enne in sella dal 1987. Le drastiche misure di contenimento adottate per arginare l’integralismo islamico che, invece, cambiò il volto della vicina Algeria, avevano condannato la Tunisia al sacrificio della democrazia sull’altare della sicurezza nazionale. Paese stabile e tranquillo, soprattutto se confrontato con il resto del Nordafrica, la Tunisia ha finora mostrato un volto moderno per attrarre investimenti esteri e flussi turistici. Dietro la facciata, però, si nasconde una storia di repressione del dissenso e di violazione di libertà individuali che non trova posto sui mass media locali, controllati dalle forze politiche al potere.

Il sistema potrebbe crollare sotto le crescenti pressioni sociali che ora scuotono la nazione. La Tunisia non il solo Paese nordafricano a doversi confrontare con gli effetti del carovita sulla popolazione. Le cronache parlano di diversi morti in Algeria; in altri stati, come Libia ed Egitto, è stato necessario abbattere drasticamente le tasse per dare sollievo alle classi meno abbienti che avevano difficoltà ad approvvigionarsi dei beni alimentari di prima necessità. La Giordania, stretta nella morsa di inflazione e tassi di disoccupazione sempre più elevati, si è mossa nella stessa direzione per timore di dover affrontare le contestazioni di massa promesse dall’opposizione.

La comunità internazionale chiede che gli eserciti chiamati a fronteggiare folle di manifestanti esasperati non usino il pugno di ferro. La condanna per l’atteggiamento miope dimostrato dalle forze dell’ordine tunisine che hanno a più riprese sparato sui dissidenti è ferma, così come sono forti le critiche per le carcerazioni ‘preventive’ a cui sta facendo ampio ricorso Ben Alì. La posizione dell’Italia rischia di essere ambigua perché condizionata dagli stretti rapporti commerciali con la Tunisia. Oltre alla moltitudine di imprese italiane con fabbriche e filiali in Tunisia, bisogna tener conto del fatto che il Belpaese, con 5 miliardi di euro all’anno di transazioni, è secondo solo alla Francia per volumi di scambio. Impossibile, infine, analizzare i complessi rapporti diplomatici tra Italia e Tunisia dimenticando che proprio l’attuale presidente Ben Alì venne spinto al potere al posto di Boughiba dai nostri servizi segreti.

Flavia Attardi

Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Gennaio 2011 10:15
 

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