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Natura vs. Queensland 2-0… ma la squadra ospite c’è! PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Flavia Attardi   
Giovedì 03 Febbraio 2011 17:47

Sia chiaro, l’uomo qui agli antipodi non è il padrone di casa ma l’ospite, a volte sgradito. Prima le inondazioni, ora il ciclone Yasi: lo stato australiano del Queensland è nuovamente vittima del furioso dispiegarsi della natura. Raffiche di vento a 250 kmh hanno battuto la costa di Tully risparmiando Cairns, centro turistico di fama internazionale sulla barriera corallina. Gli abitanti del paesino di Mission Beach che aveva vissuto l’incubo di Larry, ciclone del 2006, parlano di ingenti danni alla rete elettrica e alle abitazioni. Ovunque pali e alberi spezzati, tetti letteralmente soffiati via e detriti di ogni genere sulle strade che la protezione civile ha già iniziato a sgombrare. Anche da Tully arriva il racconto di forti raffiche della durata di circa mezzora intervallate da 15-20 minuti di calma totale. Per ora non si parla di morti né di feriti ma comunque di grossi danni all’agricoltura e soprattutto alle piantagioni di banane. Tenuto conto che dal Queensland arriva il 90% delle banane di tutta l’Australia, la misura dell’impatto di Yasi sull’economia locale è evidente.

Diversamente dal ciclone di sei anni fa, caratterizzato da un rumore intenso ma costante, l’avvicinamento dell’occhio di Yasi è stato descritto come l’arrivo di un treno in corsa, un suono frastornante e spaventoso. Migliaia i queenslanders che hanno atteso il passaggio del ciclone al riparo delle strutture indicate come sicure dai piani di evacuazione dello stato federale guidato da Anna Bligh.

La premier, che appena poche settimane fa aveva esortato la cittadinanza a rimboccarsi le maniche per uscire dalla terribile situazione causata dalle piogge torrenziali, si trova ora costretta a fare appello alla capacità di sopravvivenza insita nei geni degli australiani, abituati da sempre alla lotta contro una natura che in questa parte del mondo spesso complica la vita all’uomo.

Questa l’Australia in cifre: 22 milioni e mezzo di abitanti su un continente esteso per poco più di 7 milioni e mezzo di chilometri quadrati; la densità di abitanti è molto bassa e si concentra (90%) nelle metropoli sulla costa orientale. I disastri naturali qui assumono facilmente proporzioni epocali. La natura, più che regnare, impera, anzi: sovrasta. Non è solo la terra ad essere inospitale ma anche l’acqua, resa off limits a sud dagli squali, a nord dai coccodrilli. E ancora ragni, serpenti e meduse letali. Oppure inondazioni o incendi – bushfires – semplicemente spaventosi.

Lo spirito di avventura dei pionieri sopravvive negli australiani di oggi che hanno sviluppato un sano pragmatismo e una forte capacità di adattamento situazionale: senza farla lunga – sono noti in tutto il mondo per essere sempre e comunque informali – hanno costruito un sistema economico fra i più prosperi e stabili del pianeta. Ed è sempre nell’ottica del pragmatismo, in tutto e per tutto differente dall’assistenzialismo misto al clientelismo (caratterisco,  invece, di molte delle iniziative di protezione civile alle nostre latitudini), che il governo centrale australiano ha imposto una tassa una tantum per sanare quanto devastato dalle alluvioni. Se verrà aggiunta una ‘tassa Yasi’, i contribuenti australiani lo scopriranno quando il ciclone che dirige – ormai blandamente – verso il mitico cuore rosso del continente avrà esaurito la sua corsa. Nel frattempo, il Queensland spera che Madre Natura conceda una tregua. Se possibile lunga.

Flavia Attardi

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Febbraio 2011 15:12
 

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