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Beppe Severgnini: dieci fattori per spiegare Berlusconi ai posteri PDF Stampa E-mail
Libri - Libri
Scritto da Marco Mura   
Martedì 08 Febbraio 2011 03:02

«Ho scritto “La pancia degli Italiani. Berlusconi spiegato ai posteri” perché dovevo, perché volevo e perché potevo. Ero stanco di sentirmi chiedere costantemente “perché Berlusconi? Come si spiega questo personaggio? Questo lunghissimo successo politico e pubblico in Italia negli ultimi diciotto vent’anni?”. Io penso che ci sia un motivo, anzi…ce ne sono dieci! Il libro è diviso così, proprio, in dieci fattori per spiegare Berlusconi., ma non a voi. Io credo che spiegare Berlusconi agli Italiani adulti sia una perdita di tempo. Leggete il libro, mi raccomando, però sappiate che non voglio farvi cambiare idea. Io sono convinto che ognuno di noi abbia la propria idea su Silvio Berlusconi, cullata in anni di idiosincrasia o di indulgenza, e non la cambierà: io parlo ai posteri. Quindi Berlusconi spiegato ai posteri e magari anche ai nostri amici in giro per il mondo».

È con queste parole che Beppe Severgnini dalle pagine del suo sito passa direttamente al Teatro Massimo di Cagliari per presentare la sua ultima fatica letteraria.

Il pubblico, il suo pubblico, quello che lo segue da ha gremito il teatro in ogni ordine di posti. Laureato in giurisprudenza, una trentennale carriera di giornalista prima al “Giornale di Indro Montanelli”, poi per “La Voce”, attualmente per il “Corriere della Sera”, per la “Gazzetta dello Sport”, “The Economist”, il “New York Times Syndicate”, il “Time Magazine”e tanti altri.

Beppe Severgnini è anche docente universitario: ha tenuto corsi presso le università di Parma, di Pavia e alla Bocconi. L’anno scorso ha tenuto un corso alla “Walter Tobagi”, la scuola di giornalismo dell’Università degli Studi di Milano.

«Sono veramente felice, lusingato e anche un po’ in imbarazzo nel trovarmi davanti a una sala così grande. Dire che la Sardegna e questa città mi sorprendono sempre è poco. Io faccio lo scrittore e non faccio l’attore. È vero che è gratis…la prossima volta…mettiamo “due euro” e poi li regaliamo tutti in beneficenza. Scherzi a parte: io ho scritto 12 libri nella mia vita ma non mi era mai capitato di passare da duecento persone previste a oltre seicento. Vi sono davvero grato»

Lo scrittore insignito del titolo di Officer (of the Order) of British Empire nel 2001 dalla Regina Elisabetta II di Inghilterra, comincia così la presentazione del suo libro davanti al pubblico di Cagliari.

Con la collaborazione di una affascinante Gepi Cucciari che lo aveva già affiancato nella prima presentazione ufficiale al teatro “Franco Parenti” di Milano, l’autore con la sua consueta ironia ha voluto individuare i dieci fattori che, a suo parere, sono necessari per spiegare ai posteri e agli stranieri il fenomeno Berlusconi. I primi non ci sono ancora ma si chiederanno cosa è successo, gli altri non capiscono e vorrebbero poterlo fare.

«Siamo letteralmente nelle mani di una diciottenne marocchina, di una igienista mentale – lapsus freudiano che subito corregge in “dentale” -, di un fotografo tatuato e dell’onorevole Scilipoti. Questo è il nostro paese oggi. Non si tratta di una condanna antropologica – precisa -  della politica che Berlusconi ha impersonato ma questo ci deve portare a pensare seriamente a quello che ci è accaduto. Sono convinto che se non si capisce Berlusconi non si possono comprendere gli Italiani e viceversa. Il premier non è apparso per caso: è stato il miglior interprete della nostra “pancia”. È stato il miglior “gastroenterologo politico” di questo paese. La nostra pancia emetteva un gorgoglio e lui aveva l’orecchio pronto”».

Facile chiedersi se fu abilità vera o diabolica strategia. Perché non bisogna dimenticare l’atteggiamento populista del primo Berlusconi che si schierava dove i sondaggi indicavano.

«Berlusconi, ha avuto la capacità di assecondare i nostri istinti e di assolvere i nostri peccati ancora prima che li commettessimo. Il mio libro cerca appunto di spiegare quali fattori hanno contribuito a determinare il successo del Presidente del Consiglio.

Il fattore “Umano”: ci somiglia è uno di noi.

Fattore “Divino”: ha compreso che molti Italiani applaudono alla chiesa per sentirsi meno colpevoli quando non vanno in chiesa e ignorano regolarmente sette comandamenti su dieci.

Terzo fattore: “Robinson”. Ogni Italiano si sente solo contro il mondo e se non proprio contro il mondo almeno contro i vicini di casa. La sopravvivenza è motivo di orgoglio e prova di ingegno.

Fattore “Truman”: il “Five Million Club” per quanto importante non è decisivo per le elezioni.

Fattore “Hoover”: Berlusconi ha una capacità di seduzione commerciale che gli deriva dalle precedenti professioni.

Fattore “Zelig”: come il camaleontico protagonista del film di Woody Allen, è un trasformista. È capace di immedesimarsi nei suoi interlocutori. Dice quello che le persone vogliono sentirsi dire e di appare per come le persone vorrebbero vederlo.

Fattore “Harem”: ossessione femminile. Dapprima ha negato ma poi ha accettato la reputazione. Le ammissioni non lo hanno danneggiato. Ha perso la moglie ma non i voti perché gli Italiani preferisono l’autoindulgenza all’autodisciplina.

Fattore “Medici”: la Signoria insieme al Comune è l’unica creazione politica originale degli Italiani. “B” è considerato uno studioso di uomini ai quali chiede di ammirarlo e non criticarlo, adularlo e non tradirlo, amarlo e non giudicarlo.

Fattore “Tina”: il più difficile da mandar giù. Tina, l’acronimo coniato da Margaret Thatcher per “there is not alternative” spiega la condizione in cui si trovano molti elettori. Il centro sinistra attuale non riesce a rappresentare se stessa come una vera valida alternativa e il siluramento a Prodi si è rivelato una eredità pesante. Berlusconi sa scegliere benissimo i suoi avversari.

Fattore “Palio”. Conoscete il Palio di Siena? Vincerlo per una contrada è una gioia immensa ma esiste una gioia altrettanto grande: assistere alla sconfitta della contrada rivale».

Severgnini spiega punto per punto e appare anche rassegnato nell’ammettere che il fenomeno sembra ancora adesso “inattaccabile”: «Io vengo dal Nord, ed è impensabile che alle prossime eventuali elezioni possa perdere qualche collegio..».

Gentile e affabile lo scrittore cremasco, a fine serata, dopo essersi trattenuto a firmare, appollaiato sui gradini sotto il palcoscenico del Massimo, autografi e copie del suo libro, ha concesso alcune interviste e a una collega, parlando di Montanelli e di cosa gli abbia insegnato il grande vecchio del giornalismo italiano ha risposto: «Montanelli non mi ha mai detto che cosa io dovessi fare, ma si è sempre limitato a consigliarmi e indicarmi il non da farsi. Quale cosa non dire, quale non fare, quale libro non leggere, quale gente non frequentare. È stato un maestro ma un “maestro del no”».

 

 

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Febbraio 2011 14:42
 

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