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"Lavoro ai fianchi" PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da Marco Mura   
Lunedì 21 Febbraio 2011 01:39

Volge al termine la rassegna “Significante” di spettacolo tra parola e musica. Questa sera grande perfomance sul palco del Teatro Club di via Roma a Cagliari. «Il potere gioca brutti scherzi: modifica gli intenti, trasforma le aspirazioni, influenza le possibilità di controllo sulle cose. È appunto il controllo il problema principale. Laddove il potere si declina in arbitrio totale, il controllo diventa dominio, espressione della volontà di potenza, il forte che schiaccia il debole, l’ingiustizia che si fa spazio in ogni dove per generare ogni dove. Laddove il potere, quindi, genera ogni dove, tutte le condizioni, tutti gli spazi possibili sono calati dall’alto. Non v’è più margine per l’azione libera, non vi sono più vie d’uscita e il grave e pestilenziale senso di impotenza si fa strada nelle pallide coscienze annerite e rinchiuse nelle abissali carceri del silenzio. Tutti prigionieri, nessuno vivo. Laddove il potere è esercizio prepotente tutto il mondo diviene fango, letame, catacomba, oscurità…tomba. Laddove il potere è possibilità, spazio, libertà di azione, eventualità, potenzialità, poter fare e pensare, tutti i cimiteri si riempiono di fiori».

Con questa introduzione, letta da Andrea Congia, ha avuto inizio l’ultima rappresentazione dello spettacolo “Lavoro ai fianchi” liberamente tratto dall’omonimo romanzo nato dalla collaborazione tra Marco Lombardo Radice e Luigi Manconi. Un libro, un romanzo apparentemente poliziesco ma con una connotazione psicologica e introspettiva di grande valore. Linguaggio diretto, senza fronzoli, sincero, a volte duro e violento. È il susseguirsi degli ultimi giorni di vita , e in particolar modo dei pensieri, di un commissario di polizia che indaga sulla scomparsa di un ragazzo del quale si teme il sequestro. Chiamato a far luce sul presunto rapimento Luigi Longo, vedovo, con un figlio di diciotto anni, indaga seguendo false piste tra Roma e Sassari, sua città natale. La collocazione temporale riferisce i fatti del 1978. Non la politica bensì il clima fortemente politicizzato traspare in ogni pagina dell’opera.

Il nome del protagonista (non a caso omonimo del segretario del Pci successore di Togliatti e predecessore di Berlinguer) oltre a creare non pochi problemi psicologici al poliziotto denota, si evince dai dialoghi che intercorrono nel testo, il modo in cui i due autori si pongono nei confronti dei problemi “procedurali” che caratterizzano tutti gli anni di piombo e che diedero la stura alle tematiche del garantismo. Longo che è letteralmente “lavorato ai fianchi” dalle circostanze lavorative e dai sensi di colpa per un suo momento di debolezza, il furto che ha commesso, sottraendo parte di un riscatto confiscato, finirà in qualche modo col perdersi. Le sue indagini lo porteranno a muoversi, ad agire, dapprima ai margini, per poi intersecare i drammatici eventi di quei giorni che culminarono con il sequestro “Moro”.

Sul palco del Teatro Club, stasera, una riduzione che affida la fantasia degli spettatori alla intensità recitativa della voce narrante di Daniele Monachella e alla creatività del progetto musicale “Baska” che ha visto coinvolti “Arrogalla” (al secolo Frantziscu Medda), Andrea Congia alla chitarra, e l’eclettico Massimo Loriga impegnato al sax, sulitu, trunfa, armonica a bocca e flauto traverso. Le musiche claustrofobiche e pressanti, per dirla con lo stesso Andrea Congia, gestite e rielaborate in tempo reale dalla creatività di Arrogalla creano suggestioni fortissime e, in particolar modo per chi ha superato una certa età, assolutamente pertinenti.

La staticità della scena bene si contrappone al magmatico dinamismo sonoro e recitativo. Notevole il carattere evocativo sia della voce di Monachella che regge, senza il minimo tentennamento, ritmi elevati e repentini cambi di tono e di velocità, sia delle scelte musicali del “creativo architetto ritmico” (come lo definisce Andrea Congia) che si produce in dinamiche elevate, mixa musica voce ed effetti sonori, trasportando il pubblico e il palco in un viaggio nel passato fatto di sensazioni quasi tangibili.

Impossibile non sorprendersi a ricordare e a riconoscere. Apprezzabile e senza dubbio da sostenere la possibilità, per il pubblico, di acquistare il cd con la colonna sonora dello spettacolo. Domenica prossima ultimo appuntamento cagliaritano della rassegna con lo spettacolo “Bellas Mariposas” (di Sergio Atzeni) affidato alla voce narrante di Noemi Medas.

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Febbraio 2011 22:19
 

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