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“Cagliari a Teatro”: è la volta di “Carmen” PDF Stampa E-mail
Cultura e spettacolo - Cultura e spettacolo
Scritto da Marco Mura   
Domenica 06 Marzo 2011 00:00

Ottavo appuntamento, sul cartellone della rassegna “Cagliari a Teatro” che comprende ben sedici spettacoli, ieri sera è andato in scena all'Auditorium di P.zza Dettori a Cagliari, il balletto drammatico in atto unico “Carmen”. Già rappresentato a Mogoro, Oristano, Serrenti, Elmas, Villacidro, il lavoro che nasce dal felice e collaudato connubio tra la regia di Elena Sakharova e le scenografie di Uwe Endler sta riscuotendo un notevole successo. Versatilità, tecnica e passione, le vere armi vincenti di questo gruppo formato magnificamente da Uwe Endler, Rachele Montis, Sergey Sakharov, Elena Sakharova, Stefania Sulis, Diego, Stefania Piras, Roberta Serra e Valentina Pilia. Fascino e sensualità ancora una volta elementi portanti e ricorrenti della compagnia di ballo Kalaris Ballet. L’ambientazione iniziale è quella canonica, la piazza del mercato di Siviglia presso la fabbrica dei sigari. I soldati effettuano il cambio della guardia. Josè ha appena preso servizio quando tra le sigaraie, come per incanto, la più bella cerca di irretirlo. È il momento di habanera, una danza piena di leggerezza come il gioco seduttivo che Carmen mette in atto davanti a suoi occhi. È sensualità, è fuoco. Per Josè è impossibile resistere al richiamo della passione. Ma la passionalità permea Carmen anche nei rapporti con le sue compagne di lavoro. La donna tornata al suo lavoro si trova coinvolta in una rissa in cui ferisce una collega. Ancora una volta Josè è oggetto delle beffe del destino. Lo stesso destino che aveva fatto entrare improvvisamente Carmen nella sua vita questa volta lo pone in una situazione terribile. La sua esistenza dovrà incrociarsi nuovamente con quella della donna che gli ha rapito il cuore. Josè deve arrestare Carmen. Dovrà essere lui a catturarla e condurla in prigione. Lui e soltanto lui. Josè compie il suo dovere ma il suo cuore è straziato: si lascia convincere da Carmen e le permette di fuggire. Il gesto non passa inosservato. Josè viene punito e imprigionato a sua volta. Il carcere è una dura condizione ma lui ha un solo pensiero: Carmen. Josè finalmente esce di prigione e come prima cosa decide di raggiungere l’oggetto agognato del suo amore. Carmen, è focosa si sa. Il suo temperamento la porta a frequentare pessime compagnie. Josè per starle vicino accetta anche di unirsi allo stesso gruppo di zingari dediti al contrabbando che ha accolto Carmen, diventando così un disertore criminale. Il sogno sembra coronato ma il destino non ha ancora detto la sua ultima parola. I rapporti tra i due si fanno difficili, litigiosi, si deteriorano. Josè mostra segni di ripensamento. Il dubbio si insinua nella sua mente: forse ha sbagliato a seguire la sua donna in questa follia. Un tempo era una persona diversa, con un ruolo importante, non un delinquente. I due si lasciano e subentra Escamillo. Carmen è presa da un sentimento che non comprende. Per la prima volta, forse, è pervasa da un senso di insicurezza e cerca risposte. Nel vaticinio delle carte si annida un oscuro presagio. La città è in subbuglio: è giorno di corrida e Carmen promette il suo cuore al torero Escamillo (che nel libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, al quale collaborò anche Bizet, l’aveva salvata dalle grinfie di Zuniga) a patto che questi si faccia onore nell’arena. Improvvisamente ricompare Josè che supplica Carmen. La implora affinchè tornino insieme. Prega, si dispera. Carmen è irremovibile. Nel suo cuore ormai c’è spazio solo per Escamillo e allontana Josè. Questi preso dallo sconforto, non si dà pace. La gelosia lo tormenta, lo tortura fino a farlo impazzire. Il balletto si conclude con la morte drammatica morte di Carmen per mano di un uomo divorato dal tormento, dalla gelosia e dal rimorso.  

Grande performance di tutto il gruppo ma semplicemente adorabili la scena riguardante il campo degli zingari, indimenticabili i costumi e i giochi di luce col panneggio, e la danza col toro, fortissimo simbolismo a ricordare che accanto ai protagonisti in carne ed ossa aveva danzato anche la morte. «Noi vogliamo fare un lavoro di qualità - sottolinea con orgoglio il coreografo Uwe Endler alla fine dello spettacolo - e abbiamo tutte le possibilità per realizzarlo. Questo è balletto, non tango, e dal punto di vista puramente tecnico è decisamente molto più impegnativo. Inoltre è necessario essere molto teatrali ma non si può sopperire alla mancanza di tecnica con la teatralità: non basta. L’esperienza aiuta molto di più. Carmen è un’opera che piace in tutto il mondo e il pubblico va via soddisfatto. Questo nostro lavoro, svolto in questa maniera porterà senz’altro a grandi traguardi. Soltanto oggi, questo balletto, l’abbiamo fatto due volte per intero. Prima della rappresentazione, l’abbiamo dovuto eseguire nuovamente per effettuare una prova luci come si deve. Inoltre abbiamo anche incontrato il problema del palcoscenico inclinato fortemente verso la platea e questo ha aggiunto un’ulteriore difficoltà: quella di dover portare costantemente il peso all’indietro per conservare l’equilibrio. Girare, piroettare e saltare su un piano inclinato è molto più impegnativo e se vogliamo anche più pericoloso. Oggi - ha concluso - si è visto davvero quanto valiamo e quanto sia importante poter vantare esperienza».

 

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Marzo 2011 13:47
 

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