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8 marzo: festa della donna PDF Stampa E-mail
Speciali - Speciali
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 09 Marzo 2011 13:23

Nonostante le polemiche che ogni anno dividono, in una giornata che invece dovrebbe unire tutti, anche questo 8 marzo è passato lasciando però il segno di qualcosa di più di un semplice festeggiamento: la forza della sua attualità sul cui valore nessuno ha dubbi, anche a distanza di un secolo. Una ricorrenza importante, dunque, che ancora oggi ha senso festeggiare per non dimenticare tutti i soprusi e le discriminazioni di cui le donne sono state e sono ancora vittime in molte parti del mondo. Ma anche l’occasione per celebrare il loro riscatto in tutti gli ambiti della vita, da quello privato a quello pubblico, attraverso le faticose conquiste sociali, politiche ed economiche di cui sono state protagoniste nel corso della storia. L’8 Marzo edizione 2011 poi sembra contare un po’ più dei precedenti: quest’anno, infatti, è il centesimo anniversario dell’istituzione della Giornata Internazionale delle donne. Lo ha celebrato con grande solennità il Parlamento Europeo e pure la storica associazione Udi (Unione delle donne in Italia) ha organizzato una serie di iniziative ad hoc. Collocata inoltre in una stagione di grande mobilitazione femminile che ha visto scendere tantissime donne in piazza per rivendicare la loro dignità, la giornata delle donne assume quest’anno un significato in più.

Ma quali sono le origini storiche di questa ricorrenza? La festa della donna ha radici molto antiche che si devono far risalire ad un tragico episodio storico: era il 1908 quando le operaie di un’industria tessile di New York persero la vita a causa di in un incendio scoppiato proprio nella loro fabbrica. In sciopero da diversi giorni contro le terribili condizioni di lavoro cui erano costrette a sottostare, le giovani donne decisero di ribellarsi ma furono letteralmente fatte prigioniere dello stabile. Il proprietario della fabbrica, infatti, sbarrò tutte le porte dell’impianto onde evitare la fuga delle rivoluzionarie. Purtroppo però scoppiò un incendio e le 129 operaie rimaste intrappolate all’interno morirono arse dalle fiamme. Tra loro vi erano anche molte immigrate, tra cui numerose italiane, che speravano attraverso il lavoro di liberarsi dall’incubo della miseria. In ricordo di questa tragedia, diventata emblema della rivendicazione femminile, Clara Zetkin propose- durante la conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen- che la sua  commemorazione si estendesse a livello internazionale. E da allora l’8 Marzo, passando attraverso successivi riconoscimenti, è diventata la Giornata Internazionale della Donna. Non una festa vera e propria, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile di ieri e di oggi e pensare a nuove soluzioni che possano migliorarne il futuro.

E già perché la strada da percorrere è ancora molto lunga come dimostrano ogni giorno i racconti di cronaca: continua a crescere esponenzialmente, infatti, il numero di omicidi tutti al femminile compiuti nell’ultimo anno, come denunciano anche i Centri antiviolenza operativi su tutto il territorio. Riflesso di una cultura a tratti ancora troppo maschilista, questi delitti muovono sempre da una concezione della donna che la vede oggetto di proprietà e quindi priva di qualsiasi autonomia. Anche sul fronte lavoro poi i dati non sono più confortanti: il tasso di occupazione femminile in Italia- ha rilevato l’Eurostat, l’ufficio europeo di statistica- è tra i più bassi in Europa e la percentuale continua a scendere nel caso di donne con uno o più figli. A confermare questa situazione allarmante anche le indagini condotte dal consorzio interuniversitario Almalaurea. A cinque anni dalla laurea la distanza tra uomo e donna supera i 9 punti percentuali: lavorano 86 uomini su cento contro 77 donne. Non solo, il gentil sesso continua a risultare penalizzato anche dal punto di vista salariale. Quello che emerge dunque è che sono ancora molte le discriminazioni di cui le donne sono fatte oggetto rispetto ai loro colleghi sul lavoro e non solo. Per questa ragione è forte la necessità di prendere le distanze da quel significato frivolo che la giornata dell’8 Marzo ha assunto ormai per molte donne, diventando solamente l’occasione per passare una serata tra amiche all’insegna della trasgressione, e recuperarne invece il senso di lotta originario.

Luisa Cocco

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Marzo 2011 13:33
 

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