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Scontro tra la scrittrice Michela Murgia e l'Ordine dei giornalisti della Sardegna PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Sergio Ferrara   
Domenica 03 Aprile 2011 21:13

É guerra tra la scrittrice Michela Murgia e l'Ordine dei Giornalisti della Sardegna.  A scatenare il conflitto sarebbe stato il corso di giornalismo organizzato dalla scrittrice sarda su cui l'Ordine ha chiesto alcuni chiarimenti. Sul blog della Murgia sono stati molti i lettori che con i loro post hanno espresso solidarietà e inviatato la scrittrice ad andare avanti con la sua iniziativa. Ma cosa ha fatto l'Ordine per far infuriare così tanto l'autrice di "Accabadora" ? Pubblichiamo il documento del presidente Filippo Peretti e il testo che ha originato la presa di posizione. Il testo del presidente dell'Odg della Sardegna, Filippo Peretti

1) Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Sardegna, avendo ricevuto alcune segnalazioni, ha assunto informazioni sul corso di giornalismo organizzato a Cagliari da Michela Murgia e ha ritenuto di non avere obiezioni da fare in quanto la scrittrice aveva ben chiarito nel suo blog, ad esempio, che il corso non era finalizzato all'accesso alla professione. E tanto ho comunicato informalmente alla stessa Murgia che avevo chiamato per chiarimenti.

2) Nella stessa occasione, con Michela Murgia, affiancata da due giornalisti coinvolti nel corso, c'è stata diversità di vedute su due punti. Il primo è legato al fatto che, avendo parlato la Murgia di una redazione giornalistica finalizzata alla pubblicazione degli articoli sul blog, ho fatto presente che in questi casi occorre seguire le regole, che non sono affatto illiberali, anzi: basta registrare la testata e tutto finisci lì, senza dover chiedere permesso a nessuno. Il secondo punto di dissenso è sulla pubblicazione immediata degli articoli dei corsisti: nell'esprimere la linea dell'Ordine ho citato il caso, per analogia, degli stagisti che frequentano le redazioni dei giornali: i loro scritti non vengono pubblicati. Ho suggerito soluzioni alternative e praticabili, tanto che Michela Murgia mi ha ringraziato sul suo blog.

3)  Per dimostrare che non c'era alcuna ostilità nei confronti dell'iniziativa  ho incoraggiato la scrittrice ad andare oltre, con la registrazione della testata, il carattere “ludico” del corso-laboratorio e di dare un contributo alla crescita del pluralismo dell'informazione. La Murgia mi ha risposto che non era sua intenzione creare una redazione “vera”. La cosa che mi ha confermato nella linea prima illustrata, anche perché, ho spiegato nell'incontro, in una realtà che vede il 50 per cento dei giornalisti professionisti nelle liste dei disoccupati e dei precari, può risultare non gradevole, senza nulla togliere alla valenza culturale del corso e all'obiettivo di contribuire alla formazione del senso critico dei cittadini, prendere la professione, il mestiere o comunque l'attività giornalistica come un gioco.

4) I riferimenti all'esercizio abusivo della professione e alla stampa clandestina, che in numerosi blog sono stati interpretati come minacce e intimidazioni (che tutti i presenti all'incontro possono smentire), sono stati fatti seguendo una linea teorica per spiegare che l'Ordine non si muove sulla base di opinioni personali ma sulla base di disposizioni normative. Gli stessi riferimenti, d'altronde, sono stati utilizzati per arrivare ai suggerimenti delle soluzioni alternative, suggerimenti che, secondo me, sgombrano in campo da equivoci e malevole o comunque preconcette interpretazioni.

5) Nelle mie repliche di questi giorni ho colto l'occasione per dire che rispetto tutti coloro che sono favorevoli all'abolizione dell'Ordine dei giornalisti e che chiedo lo stesso rispettoso atteggiamento nei confronti di chi ha un'opinione diversa. Fra questi ci sono io, che però, come è documentato nel sito dell'Ordine dei giornalisti della Sardegna, sono favorevole a una riforma radicale della legge istitutiva (la quale, è utile ricordarlo, risale al 1963 e non all'epoca fascista).  La nostra proposta è per una totale libertà di accesso all'Albo e per una più forte vigilanza deontologica mediante un organo di autogoverno aperto a soggetti esterni alla professione, quali Garante Privacy, Agcom, editori e via elencando.

6) Riassumo per concludere: non ho mosso obiezioni sul corso, ho suggerito soluzioni per far comunque esercitare i corsisti, ho incoraggiato la registrazione della testata giornalistica per favorire, anche attraverso una forma di controinformazione, la crescita del pluralismo, ho proposto una riforma dell'Ordine all'insegna della massima apertura: credo quindi che non sia stato e che non sia corretto far passare l'Ordine dei giornalisti della Sardegna e il suo presidente come censori medievali.

Filippo Peretti

Il post della scrittrice Michela Murgia: www.michelamurgia.com

Sergio Ferrara

 

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