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La Ciociara: quando teatro e cinema si incontrano sul palcoscenico PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Martedì 05 Aprile 2011 00:00

“È durato troppo poco il dolore, Cesira. Vedi, Rosetta tua non è stata cambiata dalla violenza, dalla guerra, dalle bombe, sì tutto questo ha contribuito, ma è tutto intorno a lei che è cambiato. E se è così è giusto che cambi anche lei, ti pare? Mi dispiace Cesira, ma questo è solo l'inizio di un'orrenda rivoluzione, che non è la bella rivoluzione che sognavo io. Questa è una rivoluzione invisibile, che corroderà inesorabilmente e impercettibilmente prima gli animi e poi i corpi stessi. Ha inizio un processo di omologazione” dice il fantasma di Michele (Daniele Russo) alla sua Cesira (Donatella Finocchiaro), in un'Italia in pieno boom economico. Rosetta (Martina Galletta), ormai diventata moglie ma anche “mignotta”, vuole che la madre acquisti la macchina perché ce l'hanno tutti, parola simbolo mantrica quest'ultima per ogni richiesta. Prende avvio dai giorni nostri “La Ciociara”, diretta da Roberta Torre, sulla sceneggiatura di Annibale Ruccello, chiude la Stagione di prosa del Cedac Sardegna.

Annata ricca questa, che ha portato in scena Bracchetti, Andrea De Rosa, Branciaroli, Roberto Herlitzka, Zingaretti. Una stagione questa, in cui protagonisti sono stati gli attori stessi che, presentati al pubblico in incontri pubblici, hanno aperto le porte di un teatro ancora non diffuso a sufficienza. Ma ne “La Ciociara”, andata in scena fino a domenica 3 aprile al Teatro Massimo di Cagliari, non sono gli attori i veri protagonisti bensì la regia.

Era del 1985 “La Ciociara” di Annibale Ruccello, che aveva ricevuto l'entusiasta consenso di Alberto Moravia, autore dell'omonimo romanzo da cui il regista partenopeo aveva tratto la riduzione teatrale. È del 2010 “La Ciociara” di Roberta Torre, regista di grande talento e sensibilità per la prima volta a teatro, che riesce a dare corpo e vigore ai fantasmi evocati dalla drammaturgia di Ruccello, in un'originale fusione di teatro e cinema.

Le vicende del romanzo infatti rivivono grazie ai flashback di Cesira. La seconda guerra mondiale, con le sue miserie e morti, è percorsa significativamente con l'ausilio del “trasparente”, tecnica cinematografica che permette attraverso attraverso uno schermo trasparente di fondere scene dal vero con quelle proiettate sullo schermo. E così correranno sul palco i treni, la pioggia, gli spari e i canti. La storia è sempre la stessa: Cesira, vedova di un uomo vecchio sposato solo per trasferirsi a Roma (“Io mi sono sposata Roma, mica lui”), per proteggere la figlia tredicenne Rosetta, decide di chiudere il suo negozio di alimentari e ritornare nel suo paese, Fondi, lontano dalle bombe. Ma le due donne, di particolare bellezza, non ritroveranno l'eden bucolico tanto agognato. Anche in campagna la guerra distrugge con le sue bombe e le sue privazioni alimentari. Lì, unico intellettuale nell'ambiente contadino, Cecilia incontrerà e si innamorerà di Michele, un professorino dall'ideologia un po' pasoliniana, che morirà immolandosi come scudo umano (fallito peraltro) tra dei contadini e i tedeschi. Ma il peggio non sarà quello: Cesira verrà violentata insieme alla figlia da una banda di turchi sulla strada del ritorno. Da allora della dolce e ingenua tredicenne non rimarrà che un ricordo, Rosetta darà per sempre il suo corpo a tutti e mai più parlerà di quanto accaduto.

Era il 1960 quando De Sica portò sugli schermi cinematografici la struggente interpretazione di Sofia Loren ne “La Ciociara”, che le valse il premio Oscar.

Oggi, 51 anni dopo la pellicola, Cesira nell'interpretazione di Donatella Finocchiaro non regge il confronto. Non giganteggia sul palcoscenico come avrebbe dovuto, la Finocchiaro, è brava sì, è bella sì, è tecnicamente corretta sì, ma non si supera mai. Dietro quello schermo trasparente lei c'è, e troppo. Le musiche di Massimiliano Pace inondano il palco, accompagnando in maniera vibrante le scene, perfette compagne di una regia geniale. I costumi di Mariano Tufano, e le scene di Roberta Torre, si sposano bene in uno spettacolo che entusiasma per due ore. Ma gli attori non convincono abbastanza.

Forse, come dice Michele agli altri sfollati, “sono tutti morti”.

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Aprile 2011 19:51
 

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