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Nozze di Sangue a Cagliari PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Giovedì 18 Novembre 2010 00:00

Due generazioni di attori (Teatro stabile e Compagnia ATIR), due luoghi diversi l'Andalusia del dramma originario di Garcia Lorca e la Barbagia anni 30' portata in scena da Serena Sinigaglia, due lingue differenti l'italiano e il sardo. Binomi riuscitissimi, quelli dello spettacolo Nozze di Sangue andato in scena a Cagliari, Teatro Massimo, e ora a Milano, Teatro Ringhiera fino al 12 dicembre. Dramma teatrale che nel raccontare la storia d'amore e di disamore di due uomini e due donne, utilizza un registro linguistico che non solo audacemente fonde sardo barbaricino e italiano, ma mescola, in un elegante code switching, lingue diverse sulle labbra della Moon, La Luna, voce narrante e polemica dell'opera, efficacemente interpretata da Sax Nicosia.

Scelta irriverente e interessante questa, con una Luna seminuda, semidonna, semicolorata, che ben sintetizza la contraddizione delle passioni. Plurilinguismo, che è cifra stessa della modernità, e identità, si gioca tutta qui l'opera che la regista, grazie anche all'efficiente aiuto del drammaturgo, scrittore, ben noto nell'Isola e al di fuori, Marcello Fois, ha portato in scena in un Teatro Massimo gremito e soddisfatto, a giudicare dagli applausi e dall'attenzione che ha rivolto per tutte le due ore dello spettacolo. Nozze di sangue piace al pubblico e alla critica. L'intensità che trapela in ogni micromovimento della rappresentazione, l'attenzione minimale ai pochi elementi sulla scena (sedie, lenzuola, fili, ceste..), sono frutto di uno studio approfondito e coscienzioso.

 

La fusione tra gesto e musica (del polistrumentista Gavino Murgia) è armonica, ben legata da un ritmo cadenzato e intenso che riesce a non stancare. Le due generazioni di attori (vedi i dialoghi tra la madre, Lia Careddu e S'isposu, Marco Brinzi; Sa teracca, Maria Grazia Bodio e Lenardu, Mattia Fabris) si sposano senza il benché minimo attrito in una collaborazione reciproca efficace e realistica, dando vita a dialoghi di grande drammaticità. La scena diviene attrice anch'essa senza debordare mai, fungendo da cornice attiva nella rappresentazione, cosicché i fili che intrappolano sulla scena S'isposa (Sandra Zoccolan), S'isposu (Marco Brinzi) e Lenardu (Mattia Fabris) impedendogli di liberarsi dal sangue e dalla passione, dall'odio e dalla vendetta, che li ha rincorsi per tutto il dramma; intrappolano anche le maglie del racconto, le serrano, le tirano, finché pathos e spettacolo non si identifichino completamente. Nozze di sangue, che fin dall'esordio riecheggia la tragedia greca, è un'opera teatrale che nella sua commistione fra vecchio e nuovo, anziano e giovane, gioca e vince la sua partita con lo spettatore.

 

Margherita Sanna

 

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