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Nel mare ci sono i coccodrilli PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Venerdì 03 Giugno 2011 14:42

La storia vera di Enaiatollah Akbari, romanzata nel best seller di Fabio Geda, “Nel mare ci sono i coccodrilli”, è una pagina di cronaca che conosciamo molto bene e allo stesso tempo molto male. È la storia di un migrante che lotta per scappare dal suo Paese, l'Afghanistan. Un Paese in mano ai talebani, ostile agli hazara come Enaiatollah.

Hazara come il coprotagonista di un altro best seller molto famoso “Il cacciatore di aquiloni”. Ma questa storia è diversa.Enaiatollah Akbari, ha dieci anni quando viene abbandonato dalla madre in Pakistan per proteggerlo dai talebani. Suo padre è morto nel tentativo di guidare un camion talebano, e ora è la sua vita che vogliono. Così la madre lo lascia in samawat pachistano, una specie di hotel “ma non assomiglia nemmeno un po' agli hotel che voi avete in mente”, gli fa promettere 3 cose (Non usare mai droghe. Non usare mai armi. Non rubare), e sparisce nella notte. Khoda negahdar, addio, ed Enaiatollah si troverà di colpo a cercare di sopravvivere. La sua odissea, tra Pakistan, Iran, Turchia, Grecia, e infine Italia, viene lasciata, nella sua resa teatrale alla voce di Paolo Briguglia, attore palermitano dalla bravura ormai consolidata, vincitore di premi come “Il globo d'Oro”, miglior attore esordiente (2003, El Alamein), “Premio 35 mm”, attore rivelazione (2006, Terra). Prodotto da Bam Teatro in collaborazione con Palermo Teatro Festival, che annovera, tra gli altri, spettacoli con attori di gran successo come Claudio Gioè ed Elio Germano, lo spettacolo ha riscosso grande consenso ovunque sia stato rappresentato.

Volto pulito e dall'aria innocente, occhi grandi, sguardo triste, Briguglia sul palco è Enaiatollah Akbari, accanto a lui Roberto Salemi, è Sufi, Kaka Rahim, osta sahib, Payam, spalla e voce spesso in controluce, e infine Francesco Accardo, che accompagna con la sua musica l'intera narrazione. Una versione ridotta dello spettacolo andato in scena a Palermo, niente schermi con diapositive, solo il nudo palco, e l'impatto di una storia che non ha bisogno di orpelli per colpire.Libro dell'anno 2010 di Farheneit, finalista al Premio Strega 2011, Nel mare ci sono i coccodrilli, parla al pubblico nel linguaggio semplice e diretto di un bambino, raccontando la storia difficile, dura, e cruenta dell'immigrazione clandestina.

Stipato in un sottofondo di un camion, oppure naufrago in mare, pestato dai poliziotti, muratore in nero senza diritto a fermarsi, nemmeno quando una pietra gli cade sul piede tagliandolo a tal punto che si vede l'osso, Paolo Briguglia racconta tutto questo con passione e calore attraverso una resa teatrale che è più narrazione che teatro, è più insegnamento che evasione.

Applausi ed emozione del pubblico hanno concluso la serata, che ha inaugurato l'apertura del festival Leggendo Metropolitano. Inizio di successo per il festival, che ha registrato un ottimo consenso di pubblico. Lo spettacolo, la cui ultima replica è andata in scena il 1 giugno al teatro Civico di Castello, è solo il primo di tanti eventi che fino al 5 giugno animeranno la città di Cagliari.

 

Margherita Sanna

 

Intervista a Paolo Briguglia di Margherita Sanna

 

D24N: Come mai ti sei voluto occupare di questo progetto?

Paolo Briguglia: Perché mi avevano invitato per incidere un audiolibro da questo romanzo. Che poi è una storia vera, raccontata sotto forma di romanzo, si intitola “Nel mare ci sono i coccodrilli”. E mentre ero lì già che lo leggevo, e poi soprattutto in sala di registrazione, ci sono stato due giorni per incidere tutta la storia, e allora lì stai veramente delle ore a raccontare e parlare. Ho sentito che era una storia che poteva benissimo essere portata in teatro, era una storia che doveva raggiungere il maggior numero di persone possibili perché ha tante cose. È molto emozionante, educativa, piena di vita. Ho sentito delle cose che volevo condividere con il pubblico. Quindi c'era da una parte questo audiolibro, dall'altra il romanzo per chi vuole leggerlo, e poi l'occasione che dà il teatro, che è quella di ascoltare la viva voce che racconta. Abbiamo creato lo spettacolo per un festival a Palermo, con delle scenografie, molto ricco. Però qui siamo venuti ad un festival di letteratura, in una versione ridotta, armati solo della voce e della musica, ma insomma fondamentalmente è stato questo: voler condividere delle cose che questa storia mi ha trasmesso, e, devo dire, insegnato. Perché questo ragazzo, Enaiatollah Akbari, ti insegna ad avere uno sguardo sulla vita, che noi non abbiamo e che attraverso la sua storia si può riacquistare.

D24N: Tu ti sei occupato di Mafia, con Peppino Impastato per il film “I cento passi”. Ti sei occupato di disabilità e adesso di immigrazione. Che cosa ne pensi dell'immigrazione in Italia, delle leggi che ci sono e di quello che sta succedendo?

Paolo Briguglia: Mah, è una domanda molto complessa per poter rispondere. Sto tra l'altro per fare un cortometraggio come regia su un ragazzo senegalese alle prese con problemi di permessi di soggiorno, ecc.. è un tema che mi capita spesso di incontrare. E poi penso che siano fra le storie più interessanti da raccontare, le storie di chi lotta per sopravvivere, soprattutto in un paese in cui ci sono dei diritti acquisiti, si lotta in generale ormai dappertutto per avere l'ultimo modello di cellulare, o l'ultimo modello di televisore, e ci si lamenta molte volte della propria vita e si è infelici, non si trova il lavoro giusto, e si dimentica che ci sono persone che partono da molto più in basso e lottano veramente per un pezzo di pane da mangiare e però riescono ad avere una prospettiva, un atteggiamento sulla vita, molto più positivo e vitale del nostro. Quindi ecco in realtà occupandosi di queste storie ci si guadagna e ci si arricchisce interiormente. Mi capita spesso per la produzione di questo cortometraggio, di frequentare ragazzi senegalesi a Palermo, mi rendo conto che io sto bene, mi diverto, imparo, sono una persona più umana. E anche lì si tratta di condividere quest'intuizione con gli altri. E poi assolutamente aiutare, dalla mia posizione di attore, aiutare la diffusione di alcune storie. Poi sì, mi capita spesso di occuparmi di alcuni temi civili, della mafia, della disabilità, ma un attore sceglie molto le cose che fa, sceglie di raccontare delle storie e non di raccontarne altre, di impegnarsi in quello che sente vicino, nelle cose che tu senti nella vita, le cose delle quali vuoi parlare, sulle quali pensi che bisogna riflettere, e attorno alle quali bisogna muoversi. E quindi ho sempre cercato di seguire questo impulso, di lanciarmi nelle storie che avevano un fondamento, che possano essere utili.

D24N: Regista o attore, cosa ti senti di più?

Paolo Briguglia: Ma regista finora lo sono stato solo per questo spettacolo, insieme al mio collega Edoardo Natoli, lo spettacolo l'abbiamo costruito insieme. Perché avendo questo impegno così grande come attore volevo anche che qualcuno mi aiutasse, che mi guardasse da fuori. Ora avrò quest'esperienza al cinema, questo cortometraggio, però è troppo presto per poter dire. Mi piace molto il mestiere dell'attore, lo faccio con molto piacere, però da quella poca esperienza ho visto che mi piace molto anche il mestiere di regista e quindi vediamo che succede.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 04 Giugno 2011 13:27
 

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