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La protesta impazza sulla piazza PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Margherita Sanna   
Martedì 21 Dicembre 2010 00:00

Non si arrendono gli studenti. Continuano a manifestare a Cagliari, come a Roma, Milano, Firenze. Le piazze italiane sono ripopolate da studenti arrabbiati contro il ddl Gelmini (che verrà discusso al senato il 23 dicembre 2010). Martedì scorso nella capitale le manifestazioni si sono concluse con 41 fermati, 57 feriti, 300 auto danneggiate, cariche della polizia. Un vero bollettino di guerra. Adesso i cortei sembrano essersi ricompattati in maniera pacifica e sono pronti per ulteriori proteste fino alla vigilia del voto in Senato. Domani una delegazione di studenti porterà al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, una lettera, poiché in lui vedono l'ultimo baluardo della democrazia, il loro referente per garantire che la riforma non passi.

Oggi flash mob e manifestazioni creative in tutta la penisola, ci sono le lezioni all'aperto infatti, i giocolieri, la fisica spiegata a tutti, concerti, e chi più ne ha più ne metta. Gli studenti usano tutta la loro cangiante fantasia per esprimere il loro disagio. Per loro questa riforma è sbagliata e cancella il diritto allo studio. Per loro i soldi già sono pochi, così saranno ancora meno e “il figlio dell'operaio non diventerà mai più dottore”. A Roma addirittura cinque studenti dell'Orientale fanno lo sciopero della fame fino a mercoledì perché “Con la Cultura non si mangia, per la Cultura non mangiamo!”. Questo è il loro modo a forte impatto per opporsi ai tagli. Punti dolenti della riforma, secondo gli studenti e i docenti che protestano con loro, sono: la trasformazione graduale degli atenei in fondazioni private; blocco del turn over (con conseguente problema per la didattica di molti atenei); tagli all'università e alla scuola pubblica. Il Ministro per l'Istruzione Maristella Gelmini replica affermando che i giovani in piazza sono stati strumentalizzati dai “baroni” dell'università e non conoscono il testo del ddl. Tuttavia dibattiti e incontri di spiegazione e lettura del decreto legge si susseguono in tutti gli atenei. Una delegazione di studenti sardi domani sarà presente alla manifestazione romana per far sentire la voce dell'Isola che, in caso di approvazione del decreto, sarà fra le città più colpite dai tagli. Infatti è patente a tutti la scarsità di bacino privato su cui potrebbe finanziarsi l'università sarda.

L'università forse dovrà fronteggiare lo stesso, nonostante le proteste, questa nuova ondata di tagli, sebbene per la ricerca in Italia si spenda solo l'1% del Pil contro la media estera del 3%. Forse, gli italiani, abituati da sempre ad essere camaleontici e cavarsela, riusciranno comunque a mandare i loro figli a scuola, ma quale sarà il prezzo da pagare?

 

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Giugno 2011 02:37
 

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