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Quelle speranze disattese: gli ultimi operai Thyssen rimasti a Torino PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Margherita Sanna   
Sabato 02 Luglio 2011 16:53

È l'una e trenta di notte nell'acciaieria, in corso Regina Margherita a Torino, della Thyssenkrupp quando, il 6 dicembre 2007, otto operai furono investiti da un getto d'olio bollente in pressione che prese fuoco. La fiamma si sprigionò subito, i sei operai, ormai a lavoro da 12 ore, non scapparono, cercarono di domare l'incendio. Presero il primo estintore: vuoto. Il secondo: vuoto. Tre su cinque vuoti. Cercarono il tubo dell'acqua. Niente. Solo fiamme. Quella linea su cui lavoravano, la 5, adibita al trattamento termico dei prodotti in laminazione, doveva essere chiusa a febbraio. Antonio Schiavone, 36 anni, è il primo a morire, lascia, oltre la moglie, tre figli: 4 anni, 6, e l'ultimo, di appena due mesi. Uno degli operai accorsi per salvare i compagni nell'incendio, Giovanni Pignalosa, disse al giornalista di Repubblica “Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava: Aiutatemi, muoio. Ma era impossibile avvicinarsi”. Seguiranno Antonio altre 6 morti: Roberto Scola, 32 anni e due figli; Angelo Laurino, 43 anni e due figli, Bruno Santino, 26 anni; Rocco Marzo, 54 anni e due figli; Rosario Rodinò, 26 anni; Giuseppe Demani, 26 anni, l'ultimo a morire, il 30 dicembre. Hanno riportato ustioni fra l'80 e il 90% del corpo. Hanno sofferto oltre ogni umana comprensione. Loro, giovani, perché ormai la Thyssen di Torino viene chiamata la “fabbrica dei ragazzi”, dato che dei 180 operai rimasti, il 90% ha meno di trent'anni. Solo uno riesce a salvarsi: Antonio Michele Boccuzzi, oggi parlamentare del PD, lui durante l'incendio è riuscito a scappare.
La Thyssenkrupp, nata nel 1999 dalla fusione di Thyssen Stahl AG e Krupp Stahl, incolpa gli operai della tragedia, distrazione, nessun tipo di mancanza è da addebitarsi a loro. È questo che annuncia il comunicato stampa all'indomani della tragedia.
Ma non dirà così la sentenza emessa il 15 aprile 2011. Aperto il 15 gennaio 2009 il procedimento al Palazzo di Giustizia di Torino, pm Raffaele Guariniello, ha visto imputati l'azienda come persona giuridica, l'amministratore delegato, Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. E cinque dirigenti accusati di omicidio colposo aggravato: Cosimo Cafueri, Daniele Moroni, Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno.
Sedici anni e sei mesi per Espenhahn, colpevole dei reati ascrittigli;  Marco Pucci, Priegnitz, Raffaele Salerno, Cosimo Cafueri 13 anni e sei mesi; Marco Pucci, 10 anni e 10 mesi. E inoltre la Thyssen Krupp Acciai Speciali Terni, a una una multa di un milione di euro, confisca di ottocentomila euro, divieto di partecipare ad agevolazioni e sussidi pubblici per sei mesi. E infine risarcimenti a: Regione Piemonte; Provincia di Torino; Comune di Torino; i 43 operai costituitisi parte civile; Fim–Cisl, Fiom–Cgl; Uilm–Uil; Flmu Uniti–Cub; Associazione Medicina democratica movimento per la salute. Oltre alla somma di 12 milioni e 970 mila euro versati già a giugno del 2008 ai familiari delle vittime. Una sentenza storica.

Ma fra quegli ex operai costituitisi come parte civile ce ne sono 16 che ancora sono senza lavoro. Loro, che si sentono discriminati per non essere stati ancora ricollocati hanno scritto al Presidente Napolitano “da tre anni ormai veniamo discriminati e non ricollocati come è invece avvenuto per altri nostri ex colleghi non costituitisi Parte Civile ricollocati in aziende pubbliche e private del Torinese. Gli accordi sono stati disattesi. Il prossimo 30 giugno scadranno gli ammortizzatori sociali e verremo posti in mobilità, vera e propria anticamera della disoccupazione”, così hanno scritto nella lettera pubblica del 24 giugno al Presidenti Giorgio Napolitano. Giorni di mobilitazione e protesta ne sono seguiti, fino all'incontro ieri con il neo sindaco di Torino, Piero Fassino, il quale ha rassicurato gli operai della loro ricollocazione durante la mobilità. Tuttavia il giorno precedente, l'azienda tedesca ha disertato l'incontro previsto in Regione per la proroga degli ammortizzatori sociali per questi ultimi operai rimasti senza lavoro. Solo le Istituzioni ora possono assicurare il rispetto degli accordi intrapresi con i lavoratori. Cosa accadrà? Lo sapremo nell'immediato futuro.

Margherita Sanna

 

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