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“Napoli Milionaria!” per la prima volta al Lirico di Cagliari PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da margherita sanna   
Mercoledì 13 Luglio 2011 16:58

Nel corso della conferenza stampa di presentazione di “Napoli Milionaria!” il regista, Arturo Cirillo, ha riferito che durante le prove si chiedeva perché i suoi attori non recitassero ma cantassero. Gli sembrava un'altra Napoli Milionaria. E in effetti questa sensazione pervade giustamente anche lo spettatore. Se si volesse considerare “Napoli Milionaria!” come una traduzione intersemantica pedissequa allora bisognerebbe bollarla come un fallimento, così come fece la critica letteraria all'indomani della sua prima nel 1977. Perché questa è l'opera di Eduardo De Filippo meno di Eduardo De Filippo che ci sia, pur essendo stata realizzata e pensata da lui insieme al tanto discusso Nino Rota. La stessa chiusura finale, non con “Adda' passà 'a nuttata” (ormai assurto a stilema linguistico della speranza) ma con “La guerra non è finita e non è finito niente”, dichiara patentemente la sua essenza “altra” rispetto all'opera teatrale, e allo stesso film del 1950 con un memorabile Totò. Eppure liberarsi dalle radici eduardiane per giudicare l'opera lirica, che pur di Eduardo è, risulta molto difficile, al limite dell'impossibile.

 

Napoli Milionaria in scena al Lirico di Cagliari per la prima volta, fino a sabato 16 luglio alle 21, in occasione del centenario dalla nascita di Nino Rota, è interpretata in maniera impeccabile. Brava Amalia (interpretata lunedì da Esther Andaloro), che poco ha di partenopeo, ma ha una voce e una presenza sul palco che danno al personaggio un tocco di freddezza e macchiavellicità inedito. Bravo anche Gennaro (interpretato da Alfonso Antoniozzi), capace di rappresentare con chiarezza di sguardi e gesti lo straniamento del capofamiglia mai stato veramente tale. Un po' sottotono Errico “Settebellizze” (interpretato lunedì da Armaz Darashvili), talvolta difficilmente udibile. Ma nel complesso gli attori sono tutti di buon livello, eppure poco partenopei. Questa Napoli Milionaria, nonostante le incursioni musicali nel patrimonio popolare partenopeo, potrebbe essere anche un'altra città. Troppo italiano, poco napoletano. Troppo rarefatto il sapore meridionale, lo stilema napoletano quasi assente. Se, come afferma Nicola Scardicchio nella relazione “Nino Rota e la Napoli di Eduardo”, in quest'opera “Napoli è fatta archetipo di un mondo che implode inesorabilmente”, pur essendo archetipo Napoli dev'essere sempre Napoli!

Il dramma man mano che si sviluppa nei tre atti, acquista sempre più mordente, fino a diventare opera compiuta e riuscita, come “altra” però. Molto interessante l'uso del coro che viene fatto lungo tutta l'opera, corollario interagente, massa non informe, che conquista spessore e bellezza nell'ultimo atto, con quelle mani sugli occhi a significare una volontà di non partecipazione al dolore e alla tragedia, che ha coinvolto tutti, anche loro. Scene d'interno, nella casa di Amalia, sulla quale giganteggia una Madonna che si spegne e si accende, come la speranza. Abiti poveri nel primo atto, e succinti e sfarzosi nel secondo e terzo, come tradizione vuole, eppure si notano ancora le influenze novecentesche che poco hanno a che fare con il dramma partenopeo.

Cirillo, già conosciuto al pubblico cagliaritano per i suoi lavori di Rucello (inseriti nel circuito Cedac) “L'ereditiera” e “Le cinque rose di Jennifer”, è alla prima opera di De Filippo, dura prova dunque cimentarsi proprio con “Napoli Milionaria!”, che sembra – a giudicare dal successo riscosso finora (è in scena da un anno)- esser riuscita. A soccorrerlo c'è indubbiamente una musica che parla da sola, quella di Rota, la cui genialità è evidente dalla quantità di commistioni che riesce a fare in un'opera di soli tre atti: si va dal “Funicolì Funicolà” al boogie – woogie, al jazz, Puccini, Ravel, una mescolanza tale che ha qualcosa di multietnico così vitale e attuale, che si potrebbe chiudere gli occhi e ascoltare solo quello, solo la sua musica. Ancora una volta il coro del Teatro Lirico di Cagliari, diretto da Fulvio Fogliazza, si dimostra all'altezza della situazione, interpretando egregiamente il maestro.

E mentre la musica parla il linguaggio universale, Napoli Milionaria si adatta alla modernità, in un esperimento che forse è riuscito, ma forse anche no.

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Luglio 2011 00:56
 

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