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L'America declassata PDF Stampa E-mail
Economia - Economia
Scritto da Margherita Sanna   
Giovedì 11 Agosto 2011 12:32

Venerdì notte (sabato in Italia) resterà una data storica per il popolo americano: l'America per la prima volta nella storia è stata declassata dalla tripla A. Dal 1941 l'America ha sempre confermato la tripla A che l'agenzia di rating S&P gli aveva attribuito. Ora è declassata ad AA+, stesso livello del Belgio e della Nuova Zelanda, ma per di più con un outlook negativo, ovvero nei prossimi 12 – 18 mesi la situazione potrebbe peggiorare, il rischio di insolvenza aumentare, e si avrebbe un'ulteriore declassamento. Immediate le reazioni politiche. Geithner ha accusato subito l'agenzia di rating per un marchiano errore di numeri (2000miliardi, un errore di calcolo), ma da S&P ancora la conferma per la decisione presa. “Il rapporto tra debito e pil continua a peggiorare – ha affermato- mentre il mondo politico appare incapace di imboccare la strada difficile del risanamento, soprattutto per l'opposizione della destra a ogni incremento delle tasse”. Aveva dunque ragione Obama quando disse che – pochi giorni prima dell'accordo- che il suo Paese era da tripla A, ma non la politica. Eppure le reazioni politiche nei giorni successivi al declassamento sono state piuttosto piccate. Ma è ora di costruire per l'America, di trovare un modo per riprendersi dalla crisi finanziari, subito, perché c'è già chi sta bussando alle porte. La Cina infatti non ha perso tempo per criticare il sistema americano, chiedendogli addirittura di farsi un'esame di coscienza, e smetterla di vivere al di sopra dei propri mezzi, finanziando guerre costose e accendendo prestiti qua e là per il mondo. Il colosso orientale a ben diritto “chiede i conti” all'America, infatti è il maggiore creditore straniero, con 1160 miliardi. L'atto d'accusa è per la politica americana, rea di aver tenuto in scacco una questione importante come l'economia per meri interessi di potere. La reazione cinese è dovuta anche alla preoccupazione realistica: se l'economia americana crollasse si porterebbe dietro anche quella cinese, basata perlopiù sull'esportazione. Com'era da prevedere, i repubblicani hanno accusato Obama della perdita della tripla A e hanno chiesto “la testa”, le dimissioni, di Geithner, il segretario al Tesoro. Richiesta ovviamente non accolta. Intanto Obama ha avviato una serie di colloqui telefonici con Sarkozy, presidente di turno del G7 e G20, per un summit telefonico straordinario tra i leader globali. Infatti il problema non si restringe all'America, la stessa Francia rischia il default – sebbene S&P ha rassicurato la stessa affermando che la politica francese, al contrario di quella americana, ha tutte le capacità per affrontare la crisi- e la stessa Italia è stata posta sotto controllo dalla Banca centrale Europea per il pareggio di bilancio. Lunedì le borse si sono chiuse in nero, con il Dow Jones a -5,55%, ovvero l'indice di crescita economica americana. Martedì c'è stato una lieve ripresa, subito “riequilibrata” però dalla chiusura negativa di ieri della borsa: Dow Jones -4,63%, un calo di 520 punti. Ormai la volatilità (la variazione dei prezzi di un titolo in una seduta) è all'ordine del giorno e le borse sono una continua sorpresa... negativa!

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Agosto 2011 11:49
 

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