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Neutrini più veloci della luce PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 28 Settembre 2011 08:42

“Più veloce della luce”: quello che sino a ieri sembrava soltanto un modo di dire potrebbe diventare presto realtà: a dimostrarlo i risultati clamorosi di un recente esperimento, condotto dai ricercatori del Cern e dell’Infn (Istituto Nazionale Fisica Nucleare) che proprio in questi giorni hanno fatto il giro del mondo. Il team, guidato, dall’italiano Antonio Ereditato ha infatti scoperto che nell’universo esisterebbero delle particelle in grado di viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce. Si tratta dei neutrini, particelle elementari talmente fuggevoli da attraversare la materia, che sino a pochi anni fa si pensava fossero prive di massa e quindi in grado di viaggiare alla massima velocità ipotizzata nell’universo: quella della luce nel vuoto, appunto, che non è molto alta rispetto a quello cui siamo abituati noi ma non è comunque infinita. A rovesciare questa teoria la scoperta recente che questi neutrini in realtà abbiano una massa e quindi siano in grado di oltrepassare tale limite. Naturalmente dalla comunità scientifica non è ancora arrivata nessuna conferma ufficiale e anche da parte degli stessi ricercatori c’è molta prudenza ma, se confermati, tali risultati sarebbero in grado di sconvolgere l’attuale concezione dell’universo. Ad essere rimessa in discussione,  infatti, non è niente di meno che la teoria della relatività, elaborata da quel genio assoluto di Einstein, secondo la quale invece la velocità della luce rappresenterebbe una sorta di muro invalicabile.

Muro che è stato infranto di ben sessanta nanosecondi, almeno secondo quanto rilevato dagli studiosi che per tre anni hanno misurato la velocità di un fascio di neutrini lanciato dalla sede del Cern, a Ginevra, verso i laboratori dell’Infn, sotto il Gran Sasso. Così mentre secondo i canoni della fisica di Einstein le particelle avrebbero dovuto percorrere la distanza che separa i due laboratori in 2,4 millesimi di secondo, nella realtà esse hanno  impiegato qualche milionesimo di secondo in meno.  Certo “si tratta di una piccola differenza - ha precisato lo stesso Ereditato - ma concettualmente è incredibilmente importante”. Se confermata, infatti, tale discrepanza,  tutt’altro che trascurabile, avrebbe delle implicazioni importantissime e aprirebbe una nuova pagina per la Fisica. Ecco perché, nonostante la fiducia nella serietà del proprio lavoro, il team ha atteso ben tre anni di misurazioni prima di sottoporre tali risultati al vaglio della comunità scientifica.

Non sono mancate neppure le polemiche, persino tra gli addetti ai lavori: ciò che in particolare non è piaciuto a molti fisici è stata la divulgazione pubblica sui media tradizionali e non specialistici. Un’imprudenza imperdonabile, secondo alcuni, soprattutto quando in gioco c’è così tanto e creare un’attesa smodata da parte dell’opinione pubblica potrebbe essere fuori luogo. Per non parlare dei dubbi che lo stesso esperimento ha sollevato, scatenando una vera e propria caccia all’errore: tra i principali punti critici la sincronizzazione degli orologi atomici al Cesio posti al Cern e al Gran Sasso – si parla di una differenza di 2,3 nanosecondi con una tolleranza di 0,9 nanosecondi – e anche la natura dei neutrini (muonici). Dal canto loro i ricercatori si difendono affermando di aver tenuto conto di quei dati e di moltissime altre ipotesi di errore - persino l’influenza del terremoto dell’Aquila del 2009 o la deriva dei continenti. Motivi della discordia a parte, quello che conta è che prima di buttare al fuoco le teorie di Einstein serviranno ulteriori test. Ed è per questa ragione che i fisici hanno pensato di rendere pubblico il loro lavoro, chiedendo aiuto alla Comunità Scientifica Internazionale.

Luisa Cocco

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Settembre 2011 20:44
 

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