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Celestini e il suo “Discorso sulla Controvertigine” PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da margherita sanna   
Sabato 15 Ottobre 2011 09:26

Non è facile recitare un monologo. Lo sanno fare bene solo in pochi, pochissimi. Ascanio Celestini è uno di questi. “Pro Patria – Senza prigioni, senza processi”, in scena dal 12 al 14 Ottobre al Teatro Massimo di Cagliari, apre la Stagione di prosa 2011/2012 del Teatro Stabile di Sardegna, e lo fa con qualità! Ascanio Celestini narra il Risorgimento italiano visto secondo la sua prospettiva. Si trasforma in un carcerato, degli anni 60' o ancora più vicino a noi, chiuso nella sua cella, intento nella preparazione di un discorso per il tribunale che non dirà mai, perché il suo l'ha già detto, fallendo. Si confronta con Mazzini, Pisacane, Orsini. Li fa parlare l'uno con l'altro, o da soli. O muti, com'è Mazzini, quasi per tutto lo spettacolo. Dura cento minuti il suo monologo. Cento minuti in cui è la storia dell'Italia ad essere protagonista. Polemico, provocatorio, Celestini, ricordando ciò che Crispi disse all'inaugurazione del monumento equestre di Garibaldi (“Il Risorgimento italiano si compendia intorno a quattro figure: Cavour, Garibaldi, Vittorio Emanuele e Mazzini”), afferma: - Quattro persone che attorno a un tavolo non si sono mai incontrate, ma se si incontravano si sparavano, o almeno si sputavano in faccia. E così accanto a un monumento di bronzo si erge un monumento di chiacchiere-. Con il suo teatro della parola e della memoria, Celestini resuscita i morti per smascherare la storia da manuale, ne propone perfino una periodizzazione diversa. 

Infatti per lui ci sono tre Risorgimenti, come afferma nell'intervista da me effettuata prima dello spettacolo, il primo è quello di cui ampiamente tratta in "Pro patria", che porta alla nascita della Repubblica Romana nel 1849; il secondo è la lotta partigiana, e il terzo è quello della lotta armata degli anni 70'. Chissà quale sarebbe il parere degli storici riguardo a questa periodizzazione, molte volte infatti si è parlato di “terzo risorgimento” per diversi momenti storici. 

“Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose” è la frase del filosofo austriaco Wittgeinstein che Celestini riutilizza insistentemente nel suo spettacolo, e alla fine ne svela il senso, racchiuso nella sua stessa ambientazione, il carcere, che è luogo fisico, ma anche metafora. “E la galera – dice Celestini- non è una cosa che sta là, e non sta qua. La galera è un fatto che accade nel mondo, e dunque il mondo è anche una galera. Io me ne vado dentro caro signor Giudice, perché il dentro è come il fuori e il fuori è come il dentro. La differenza è che il dentro è un fuori più piccolo. Il dentro è un fuori con le mura attorno”. Un “j'accuse” dunque, da bravo “filosofo del catenaccio” (come lui stesso si definirà), che mette alla berlina tutta la società, poteri costituiti e cittadini silenti, declamato con precisione storica da quel luogo che lui definisce, “il cuore dello Stato” perché è proprio lì che lo Stato si mostra per quello che è: un carceriere. Celestini è mordace perfino nei momenti più divertenti dello spettacolo, la sua battuta genera sempre un riso amaro, una critica alla società, alla sperequazione sociale, come quando afferma che “Il negro matto africano è nato in un Paese dove l'ottimista vede il bicchiere mezzo vuoto, perché il pessimista non sa neanche che cazzo è un bicchiere!”

Abile affabulatore incanta il pubblico e tiene desta l'attenzione attraverso numerosi espedienti linguistici, quali l'utilizzo di figure retoriche come l'allitterazione e l'anafora, la costruzione di stilemi linguistici, un linguaggio non proprio dialettale, ma popolare, con quella patina di romanesco che lo rende simpatico, o ancora la stessa modulazione della voce. Prende in prestito termini del linguaggio medico come “contro vertigine”, li unisce e gli dà un'accezione storica. Controvertigine è il suo discorso, come si vede bene nella finta locandina che si trova attaccata alla parete della scenografia, la celletta di due metri per due, profilo di Celestini e “Discorso sulla Controvertigine”, fotografie ritagliate dai giornali, che hanno un senso, anche quelle. E di Controvertigine parla fin dalle prime battute quando afferma: - Quest'attrazione per il vuoto è una specie di controvertigine. Solo pochissimi saltano per davvero, ma tutti, almeno una volta nella vita, affacciandosi alla finestra, hanno pensato di fare il salto-. La cita più volte nello spettacolo, senza mai definirla, lasciando che lo spettatore se la immagini, che assuma le forme e le connotazioni che solo lui riconosce. Perché in fondo, ognuno ha il suo proprio appuntamento con la Storia, anche se non sarà Mazzini, Garibaldi, Cavour, anche se sarà solo uno di quei ragazzi dei loro eserciti, di quelli di cui non si sa neanche il nome, di quelli sconosciuti, che ogni tanto qualcuno ricorda, in un “Discorso sulla Controvertigine”.

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Ottobre 2011 08:58
 

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