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Una testimonianza del nostro tempo PDF Stampa E-mail
Speciali - Speciali
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 19 Ottobre 2011 13:22

Paolo Pinna era a Roma sabato. Lui, come tanti altri, partito da questa nostra dolce amara Sardegna per partecipare alla grande manifestazione del 15 ottobre, si è trovato fra gli scontri, a vivere un momento storico importante. Ci siamo chiesti spesso, in questi giorni, all'indomani di analisi e commenti, come possa esser successo che una manifestazione pacifica sia diventata il teatro di una guerra inutile, vandalica e crudele, alle spalle di chi quel giorno voleva sì combattere, ma senz'armi, con i sogni, le frustrazioni, le speranze. Proprio la settimana scorsa un articolo dell'Espresso metteva l'accento su quanto il messaggio di Gandhi sia ancora moderno, venga emulato, riproposto, in continuazione. Eppure tristemente sabato c'è stato tutto fuorché quello che il mahatma chiedeva. Com'è stato possibile che si arrivasse a tanto? E com'è possibile che oggi, dei ragazzi, possano ancora intrufolarsi in una manifestazione, devastarla, espropriarla del suo significato, per diventare i protagonisti di un'Arancia Meccanica inutile, economicamente, politicamente e ideologicamente? Mentre il Ministro dell'interno Roberto Maroni riflette sulle misure da adottare nel futuro, sui kit di guerriglia urbana da identificare ed eliminare, e i giornali si dividono tra “buoni” e “cattivi”, tra la caccia al black bloc – come fa Feltri nel suo Il giornale-, io ho incontrato Paolo Pinna per capire un po' di più, lui 34 anni, insegnante precario di Storia e Filosofia e Psicologia della Comunicazione, mi ha offerto il suo punto di vista, personale certo, ma pur sempre quello di un testimone diretto di quel 15 Ottobre. 

 

Intervista di Margherita Sanna a Paolo Pinna

 

Diario24notizie: Dove insegni?

Paolo: Quest'anno non sto insegnando da nessuna parte perché lo scudo della riforma della scuola mi ha colpito dal momento i tagli cominciano a sortire i loro effetti anche per chi, come me, ha sempre lavorato e sempre lavorato bene. Sul piano piano esistenziale e sul piano pratico della vita, perlomeno della mia, sta producendo effetti disastrosi, ma ne produce anche sulla vita di tutti quanti, e questo spiega anche il perché di certe cose che accadono, come quella di Roma.

 

Diario24notizie: Tu come mai eri a Roma?

Paolo: Ho avuto l'impressione che fosse una giornata storica. Il 15 Ottobre era la manifestazione mondiale e come tale, ha visto l'affermarsi di un movimento, quello dell'Indignados, che non ha confini, non ha partiti, non ha un'ideologia, e per ideologia sto intendendo la vecchia accezione di ideologia, ma ha semplicemente un desiderio di riappropriazione dell'esistenza sia sul piano della prassi che dell'esistenziale.

 

Diario24notizie: Hai letto il libro di Stephan Hessel?

Paolo: No, non l'ho letto.

 

Diario24notizie: E come hai conosciuto il movimento degli Indignati?

Paolo: Perché me ne hanno parlato degli amici che erano a Barcellona quando c'è stata la loro nascita. E quindi ho avuto la testimonianza diretta di un ragazzo che raccontava per filo e per segno l'evolversi delle circostanze. Per farti capire, ho fatto il biglietto di andata e ritorno da Roma che inizialmente doveva portarmi a tornare a Cagliari mercoledì, poi per questioni di lavoro sono dovuto tornare prima. Perché io pensavo che questa manifestazione avrebbe dato luogo – come in quella degli altri Indignados- all'occupazione di uno spazio, a dei laboratori di costruzione di nuovi eventi, insomma un lavorare su una piattaforma, per intenderci.

 

Diario24notizie: E invece non c'è stato assolutamente questo. Che cos'è successo là a Roma?

Paolo: È successo che – a mio modo sarò parziale, non posso non esserlo perché ho visto e ho pensato - è stato deliberatamente scelto da parte del Prefetto, del Ministro degli Interni, di far sì che black bloc potessero distruggere ampiamente tutto ciò che si offriva sul loro percorso, fino a quando lo hanno ritenuto necessario. Cosa vuol dire lo hanno ritenuto necessario? Vuol dire che la polizia è intervenuta una volta che è montata una sorta di indignazione popolare al punto che quasi che l'intervento della polizia era agognato. Ma la cosa più assurda – io ero in mezzo agli scontri, fra i No Tav e questi neri – la polizia era composta di un'unità ridottissime. Tra l'altro era ridicolissimo il modo in cui ci hanno fatto passare dalla via Labicana all'altra via, a suon di cariche e fumogeni, con il blindato e l'altro che tirava l'acqua. Era assurdo perché era pericoloso per noi, pericoloso per loro, che rischiavano di essere investiti dall'urto con questi ragazzi che a un certo punto hanno utilizzato i cassonetti, che nessuno aveva pensato di rimuovere, per fare delle barricate. Erano armati fino ai denti. Io ho visto gente con arsenali in mano, con delle borse.

 

Diario24notizie: E che cos'avevano?

Paolo: Niente a che vedere con armi automatiche, non pistole o cose del genere.

 

Diario24notizie: Fionde?

Paolo: Fionde sì, se ne sono viste, ma non è che le abbia viste da solo, le hanno viste tutti. Abbiamo visto le fionde, le bombe carta e le mazze, ma qualcuno ha anche divelto cartelli stradali.

 

Diario24notizie: Ma non pensi che magari la polizia abbia deciso di non intervenire in modo molto duro e pesante perché comunque voleva evitare che si ripetessero i fatti di Genova?

Paolo: I fatti di Genova son stati deliberati in altra maniera: prima si è creata la confusione e poi la polizia ha agito con i gruppi speciali. Invece in questo caso no. Ti faccio un esempio: cento, trecento metri dopo che siamo partiti da piazza Repubblica, il gruppo dei black bloc, erano già compatti nelle loro unità di trecento, quattrocento che fossero, e tutti li abbiamo visti incappucciati. Beh se uno si incappuccia, che vuole fare? Non è che ci voglia molto a capirlo. E non erano ancora entrati in Via Cavour, stavano ancora cominciando in Via Cavour. Alla fine di via Cavour, c'era una camionetta della polizia, con una quindicina di poliziotti, che li hanno guardati passare e che non potevano fare nulla. La polizia ha dimostrato di non sapere che pesci pigliare quando non riusciva a far passare neppure i vigili del fuoco per far spegnere le macchine che avevano preso fuoco. Questo dà la dimensione di come non fosse preparata Roma – perché qualcuno ha voluto non prepararla - a un evento del genere. C'era tantissima gente, è stato un vero dispiacere.

 

Diario24notizie: Tra l'altro tu lo sai, penso che l'avrai letto sui giornali o l'avrai visto tu di persona, che c'era anche Elio Germano, l'attore, alla manifestazione, che però era in testa al corteo, e quindi loro non hanno subito gli scontri dei black bloc.

Paolo: Loro erano più indietro del corteo. Perché il corteo in realtà era aperto da alcuni gruppi dove c'erano gruppi più “autonomi” diciamo così, erano no Tav e cose di questo genere, gli artisti, i teatranti, io ho capito che fossero dopo, tant'è che loro hanno deviato poi verso il Circo Massimo. E quindi questa è una dimostrazione del fatto che loro non sono mai passati per la via Labicana ecc.., per il teatro degli scontri.

 

Diario24notizie: Ma secondo te non è stato sbagliato aprire questo movimento anche a persone di centri sociali che già erano “sospetti”, passami questo termine, e comunque persone che erano poco controllabili? Da testimonianze si è saputo che queste persone, i facinorosi, erano già pronti per scontrarsi.

Paolo: Allora, io ti dico: ognuno partecipe nella misura in cui partecipi a un movimento che decide di non avere barriere, non avere pregiudizi e di accogliere tutti coloro che vogliono costruire qualcosa di nuovo. Certo, questi qui più che costruire sembra che vogliano distruggere. E ti posso dire che il numero di ragazzini, di 18 – 20 anni, era veramente consistente. C'erano delle ragazze che indossavano delle zeppe, che erano tutto tranne ciò che ti può servire se devi scappare durante una carica, per farti capire come ci potesse essere anche una grande incapacità di riuscire a capire anche a che cosa si stava andando incontro in alcuni di loro, in altri tutt'altro, in altri c'era più una coscienza. Però è anche vero che io non mi sentirei mai di dire che queste persone vadano escluse, perché tra queste persone sicuramente c'è qualcuno che intanto non ha commesso tutte le cose che son state commesse, magari si è limitato simbolicamente a sfondare una banca, e qui possiamo aprire veramente un dibattito perché l'idea di divelgere la banca può non piacere ad alcuni, ma simbolicamente ha un significato. L'idea di commettere un esproprio ha un significato politico e ideologico fortissimo. Poi è chiaro che se l'esproprio lo fai nel market di signor Gino, che voglio dire è un poveraccio, sei un'idiota non sei uno che sta facendo quello che deve fare. Non è che io voglia stare con i piedi in mille staffe, però sto dicendo: attenzione perché nel 2001 in Argentina la gente entrava nei negozi e nessuno si è permesso di giudicarla, ok? E l'Argentina non è tanto lontana come crisi che ha investito il sistema. E quindi guardiamoci anche oggi dallo storcere il naso e magari domani dal fare anche noi queste cose, non lo sappiamo. Io quello che ti posso dire è che sulla metropolitana, mentre si andava e si scendeva tutti quanti a Termini, perché c'era come dire un blocco sulla linea, sembrava che ci fosse l'anticipo del derby (il derby era il giorno dopo). Perché c'erano gruppi di tifoserie organizzati, c'è poco da fare, completamente ubriachi, con atteggiamenti molto violenti e molto aggressivi che chiaramente, che ci facevano? Che poi alcuni di quelli si siano messi il cappuccio nero in testa, il casco e abbiano cominciato a spaccare, l'abito non fa il monaco, però non mi stupirebbe. L'idiozia abita chiunque, questi sembravano molto vicini a farsi abitare totalmente dall'idiozia. Più che altro non mi sembravano molto capaci di discernere quello che avrebbero fatto di lì a poco, questo sì.

 

Diario24notizie: Ma tu personalmente cosa pensi dei black bloc? Chiamiamoli così perché poi non è detto che siano stati solo loro.

Paolo: Era evidente che ci fossero molti di questi qua, è stato evidentissimo. Molte delle cose che son successe son successe anche sull'onda, sulla spinta, di personaggi dalla forza erculea che più che ragazzini erano veri e propri uomini, che sembravano avere delle idee proprio chiare su come come creare delle situazioni di vero e proprio panico e poi dissolversi, perché poi venivano seguiti con lo sguardo e poi chissà perché sparivano.

 

Diario24notizie:Infatti, dalle ricostruzioni della polizia con le telecamere ecc, si è scoperto che praticamente loro uscivano dal corteo, compivano atti vandalici e rientravano nel corteo togliendosi il cappuccio. Ecco perché ti sembrava che si dissolvessero, perché lo facevano realmente nella folla.

Paolo: Sì, ma questo lo facevano anche i ragazzi, nel senso che è la tattica quella. Tu usi il corteo per coprirti le spalle, d'accordo? Però il corteo ha reagito. Li isolava. Lo sai bene che ci sono stati degli scontri in diverse frange pacifiste del corteo si sono veramente seccate di vedere la manifestazione rovinata dalla violenza dello 0,5% dei manifestanti e hanno reagito anche in maniera piuttosto energica. Però è anche vero che alcuni sono stati arrestati proprio grazie all'intervento della gente, altri secondo me seguivano un ordine preciso, ecco. E poi la polizia non poteva non intervenire. Guarda era ridicola questa cosa. Io quand'ero in Via Labicana a un certo punto ho capito che ci sarebbe stata una carica – e devo dire che mi ha preso alla sprovvista e ha preso alla sprovvista tutti, tant'è che ci sono state delle scene di panico veramente brutte in cui quantomeno ho visto gente (perché chiaramente non c'erano solo black bloc, c'era molta gente normale) che chiedeva “no panico, non correte camminate veloci, camminate guardando verso la polizia”, perché così ti rendi conto se stanno arrivando o meno, perché per quanto un furgone ti venga vicino e tu sei in cento quei poliziotti non scenderanno. Se hai un minimo di esperienza di manifestazione sai che quei poliziotti non scenderanno. Però è anche vero che i fumogeni danno fastidio, fanno male. Io ti posso dire: sono uscito da piazza San Giovanni quando si era incendiata la camionetta e a quel punto la piazza era accerchiata, praticamente, e io ho pensato: adesso li massacrano. E ho pensato: chissà quanti poveracci che in quel momento erano come me, che stavano guardando per essere testimoni di quello che accadeva, per vedere proprio, e anche defilandosi, non partecipando in nessun modo allo scontro, ma anche cercando di essere di aiuto alle persone in difficoltà. Io ho pensato: qua verranno massacrati dalla polizia e invece la polizia non interveniva perché non avevano i numeri, e questo a un certo punto li ha galvanizzati, perché hanno visto che la resistenza, come dire non era resistenza passiva, ma era resistenza attiva, riconquistavano spazi. Hanno riconquistato la camionetta dopo un'ora e mezza che eravamo arrivati in piazza San Giovanni, cioè questo ti dà la dimensione, capito?

 

Diario24notizie: Ma secondo te che senso ha conquistare una camionetta della polizia? Al fine della protesta che senso aveva conquistare una camionetta della polizia?

Paolo: Beh, ancora torniamo nella questione del simbolismo. Il fatto di scalpare i carabinieri e/o la polizia, divelgendo un loro mezzo, attaccandolo, vuol dire: non ho paura, posso colpirti anch'io, sono forte. E questo infatti i carabinieri l'hanno capito perché c'erano alcuni che sicuramente erano spaventati, voglio dire io mi immagino questi ragazzi. Non c'erano i nuclei speciali, che quelli c'hanno le idee molto chiare su come si picchia. A me son sembrati carabinieri, come dire, mandati lì senza veramente un ordine preciso, senza capire cosa dovessero fare, come lo dovessero fare. Io ti dico solo una cosa: in piazza San Giovanni quando siamo arrivati erano le cinque, gli scontri erano iniziati da più di mezz'ora. La piazza era occupata da tutta una serie di manifestanti che erano arrivati lì senza fare la manifestazione. Tutti questi manifestazione tra cui bambini, signori col cane, vecchi, insomma c'era di tutto, hanno alzato le mani, e hanno fatto cordoglio a terra, con le mani alzate. La polizia che cos'ha fatto? Ha cominciato a disperderli con l'idrante. Non ha senso. Questo è veramente dimostrare che se c'è una strategia occulta è proprio quella della polizia che non vuole che in piazza San Giovanni ci sia l'assembramento. Perché in quel momento i black bloc erano in ritirata, il timore di arrivare in piazza San Giovanni era: adesso io non lo so se dall'altra via o dai portici stanno arrivando 150 uomini in tenuta antisommossa. Ma posso dire che il manganello che avevano contro le mazze che avevano sette ragazzi perdeva. Nello scontro uno a uno, io credo che sarebbe dovuto essere veramente dura.

 

Diario24notizie: Ma tu sei stato colpito?

Paolo: No, io ho solo avuto il problema di trovarmi in mezzo ai lacrimogeni, alla carica. Ho racconto una ragazza che era caduta, e sulla quale erano cadute altre persone. L'ho proprio acchiappata al volo, uncinandola col braccio l'ho proprio tirata su. E anch'io ho rischiato di cadere perché ho preso una botta. Questo era durante la prima carica. C'era molta confusione. La gente tende a farsi male così: cadi, sbatti il braccio contro il marciapiede, te lo fratturi. C'era panico. Ragazzi che hanno cominciato a sedersi e a piangere. Erano tantissimi. E ti fa anche capire quanto poco ci fosse coscienza che potesse capitare cose del genere.

 

Diario24notizie: Tu non ci avevi pensato?

Paolo: Io sono rimasto in quella zona del corteo perché sapevo che sarebbero successi prima o poi e volevo capire come e quando, volevo leggere tutto quanto fino in fondo. Ho rischiato. Ho fatto “il freelance”, ti metti lì, a stare proprio lì in mezzo, a guardare, a captare cose, mezze frasi, appunto a capire che quello che hai affianco sta ricevendo un ordine, parla con qualcun'altro e non è uno di quelli che dice: andiamo a spaccare quella cosa lì. Ci sono delle dinamiche che una volta che si vive una manifestazione si capisce che possono succedere. Io dopo aver visto quei ragazzi incappucciati ho capito che sarebbero successe e ho voluto rimanere in quell'area perché ho voluto capire molto di più che cosa succedeva. Mi sarebbe piaciuto molto di più andare con Germano, ma credo che mi sia servito anche molto fare quest'esperienza.

 

Diario24notizie: Sei triste riguardo all'esito della manifestazione?

Paolo: Evidentemente sì, perché non esiste che lo 0,5% possa rovinare il piacere di molti. E anche lì ti fa capire come possa la polizia consentire che ciò capiti, ma non tanto la polizia perché sono più poveracci di noi, ma è proprio una questione di ministero degli Interni, di un governo che va a farfalle in ogni cosa, e questa è una di queste. Perché non è capitato nulla da nessun'altra parte, non era possibile che capitasse qua.

 

Diario24notizie: Quindi tu se fosse stato possibile, e se vi foste organizzati, saresti sceso con le ramazze com'è successo a Londra, all'indomani dagli scontri?

Paolo: Sì, certamente. Io sono rimasto a Roma immaginando che si sarebbe organizzato qualcosa, ma capirai a quel punto non si poteva fare niente, era psicosi generale. Io meno male avevo dei jeans chiari, una maglietta rossa, e nient'altro, manco una borsa, nulla. Sono voluto andare agile perché sapevo che sarebbe stato meglio così. Meno male che non ho preso la felpa nera che era casa!

 

Diario24notizie: Ma a tuo parere queste persone sono assolutamente da rimuovere dai circoli ecc.. oppure pensi, come altre persone, che siano dei compagni che hanno sbagliato?

Paolo: Intanto tutti sbagliano. La maggior parte erano ragazzini. Dire a un ragazzino: adesso tu, può cadere il mondo ma non parteciperai mai più. Che senso ha? Non ha senso. Bisogna capire perché questi ragazzini sono stati più sedotti dall'idea di andare lì e spaccare tutto, piuttosto che andare lì e in allegria e felicità vivere una situazione differente. Se dovessi vedere la polizia che sgomberava con violenza persone inerti, allora lì tutte le reazioni sono possibili, lì non giudico più nessuno. Ma nel caso della manifestazione qua è premeditato e ci rimango male per primo anch'io. Poi te l'ho detto, queste persone probabilmente quando si sono riviste hanno pensato: che cazzo ho fatto? Oppure: non può essere così! Perché secondo me alcuni di loro non avevano neanche idea di quali sarebbero stati gli effetti della loro reazione.

 

Diario24notizie: Beh è preoccupante se un ragazzo non sa dell'effetto!

Paolo: Io ci lavoro con i ragazzi. Credimi: molti di loro non hanno la più pallida idea di dove finisca la loro testa e di dove comincino i piedi. E io avrei voluto chiedere a molti di quelli che cosa ne sapevano loro di lotta armata, di tutta una serie di movimenti che hanno abitato gli anni 70, 60', 90'. perché sennò da chi devono imparare? Da quale storia devono apprendere? Se devono rifarla loro la storia, che senso ha? Io credo semplicemente che il movimento degli indignados in Italia – a differenza degli altri- abbia subito subito un grosso scivolone, ma questo servirà per far sì che la prossima volta si abbiano così le idee chiare da non sbagliare. Si farà una bella cosa la prossima volta, e la si farà perché questo movimento non è solo italiano, è internazionale.

 

Diario24notizie: Quindi tu pensi che ci sarà una prossima manifestazione in Italia?

Paolo: Ma certamente, sicuramente sì, anche perché sarebbe veramente stupido non farlo. Adesso si parla di leggi speciali. Le leggi speciali sono tutto tranne ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento, è che chi le invoca secondo me sa bene di cosa sta parlando e lì mi fa pensare sempre di più che ci sia un disegno dietro questa cosa. La dietrologia in Italia si spreca, però abbi pazienza, se ci sediamo a tavolino e facciamo un discorso come questo, poi non è tanto strano pensare queste cose. Le Leggi Reali son pesanti. Anche questo: secondo te questi ragazzi sanno che cosa sono le Leggi Reali? No, non lo sanno, non hanno la più pallida idea di cosa siano.

 

Diario24notizie: Ma infatti è preoccupante che un ragazzino che ha l'età di un tuo alunno si macchi di reati come quelli che hanno fatto, perché distruggere una banca, distruggere un negozio, incenerire un auto, sono comunque reati. Ti sporchi la fedina penale per cosa? Guidato da qualcun altro oppure per follia personale?

Paolo: Io ti dico: ancora peggio. Allora noi l'abbiamo scoperto dopo Genova, in base a tutta una serie di accadimenti che avevano riguardato anche la Sardegna per tutta la storia degli anarcoinsurrezionalisti, cioè il fatto che se ti danno l'associazione a delinquere di stampo terroristico o per manifestazioni così, ti prendi da tre a quindici anni, con tutta l'aggravante che possono prendere anche di più, col carcere duro, con l'allontanamento dalla famiglia, con tutta una serie di restrizioni alle libertà personali quasi in stile Mafia perché chiaramente in Italia i terroristi vanno recuperati in questo modo. Ma secondo te questi ragazzi lo sanno? Non ne hanno neanche la più pallida idea. Se tu capissi che stai rischiando di prendere 15 anni perché stai lanciando quella biglia, o come quell'idiota che adesso si difende dicendo “volevo spegnere l'incendio”. È chiaro che quella dovrebbe essere una battuta, capito? È veramente triste, molto triste. Poi noi ci parlavamo con questi ragazzi, gli dicevamo: ma che cazzo stai facendo? E loro: ma cosa vuoi? E noi: ma ti rendi conto che la macchina che hai incendiato potrebbe essere la mia macchina, che sono un precario? Magari la sera beviamo la birra nella stessa birreria, e riusciamo anche bene a stare insieme, e tu mi stai incendiando la macchina perché? Perché è sul tuo tragitto di guerra? Anche lì: com'è stato possibile lasciare quelle macchine parcheggiate in Via Cavour? Lo vorrei sapere. A chiunque in una manifestazione pacifica poteva venir in mente di sporcare la macchina con la bomboletta o di rompere uno specchietto, perché questo può capire anche normalmente. Le macchine non dovevano esserci. A un certo punto hanno spaccato una esport, una di quelle macchine da ragazzo giovane, che magari era la macchina di un 45enne che c'ha tre figli, che torna e si trova la macchina così e dice: e mo' come cazzo faccio? Se non capiscono queste cose, che sono banalissime, come pretendi che possano capirne delle altre che sono ben più difficili?

 

Diario24notizie: E allora tu cosa faresti con questi ragazzi una volta che verranno arrestati?

Paolo: Guarda una delle sentenze più belle delle quali abbia sentito parlare, era quella che aveva coinvolto 3 ragazzi di Roma, che forse erano tifosi della Roma, accusati di tutta una serie di atti di stampo nazifascista, cose anche pensanti. Cos'avevano fatto? Li avevano mandati a lavorare per un bel po' di tempo, qualche mese, nei campi di concentramento, in Polonia e in Germania. Questi quando sono tornati erano altre persone. Quello che ti voglio dire è: se tu vuoi, puoi lavorare sulla coscienza delle persone. Drammaticamente il tipo di realtà che viviamo ci porta a capire che siamo sensibili e malleabili sulle idee. Questi ragazzi vanno aiutati a capire che cos'hanno fatto, a renderli consapevoli dell'errore, e fargli capire che abbiamo bisogno anche di loro.

 

Diario24notizie: Perché sei indignato?

Paolo: Perché sono stanco di avere la sensazione che intorno a me la gente stia dormendo. Io posso accettare la stupidità, ma la stupidità ad oltranza mi sembra patologica e soprattutto mi indigna che ci sia chi se ne approfitta in maniera tanto smaccata, e quindi ovviamente parto da una base di rifiuto di tutto quello che è instillare desideri fittizi, il dominio delle banche, i politici che praticamente non hanno nemmeno una qualità se non quella di essere dei ladroni e degli arraffoni, a destra e a sinistra, al centro e da tutte le parti. Mi indigna questo potere, il modo in cui lo esercitano.

 

Diario24notizie: Hai fatto altre manifestazioni?

Paolo: Sì, tante altre.

 

Diario24notizie: Avevi partecipato al G8 di Genova?

Paolo: Dovevo andare, ma per una questione di natura pratica non andai, e mi dispiacque molto. Dai loro racconti, e da tutto quello che ho letto, emergono delle questioni agghiaccianti.

 

Diario24notizie: Fai parte di qualche partito?

Paolo: No, non ce la faccio, non ci riesco. Io non ho una fede e come tale non riesco a stare dentro un partito. Ho fatto parte di gruppi di assemblee, tipo assemblea antifascista, gruppi che nascono intorno a un obiettivo comune per fare delle attività.

 

Diario24notizie: Hai letto o hai visto quando la Madonnina è stata spaccata?

Paolo: Allora, sentivo il commento in diretta, cioè sentivo le persone che dicevano “Hanno preso la Madonnina, la stanno spaccando”.

 

Diario24notizie: Cosa ne pensi?

Paolo: Penso che sia la distruzione di un simbolo. Ma penso: se avessero bruciato il Corano, tutti avrebbero detto alé? Diciamoci la verità. Che siano entrati in Chiesa, spaccando tutto così, è un gesto brutto, ma è anche un atto simbolico. Chiaro che poi all'interno di tutto quello che hanno fatto è il meno.

 

Diario24notizie: È vero, però la manifestazione aveva un intento pacifista, non l'onda barbarica che va a distruggere le chiese.

Paolo: Ma loro non se lo sono proprio posti il problema. Io gli ho visto fare un esproprio proletario dentro un negozietto di un signore. Un ragazzino che prendeva a spintoni un signore che poteva essere suo babbo. Noi siamo intervenuti con paio di persone e l'abbiamo fermato, allontanato in maniera energica. Alcuni hanno rischiato il linciaggio. Una vergogna! Eravamo all'inizio dei Fori Imperiali, dopo che era cominciata ad arrivare la polizia, c'era già il fumo alto per la macchina, abbiamo pensato “la polizia caricherà”, e questo signore diceva al ragazzo: “tu sei molto vigliacco. Adesso spacchi e distruggi perché hai 18 anni, sei veloce e appena arriva la polizia puoi scappare. Io ne ho 60 e passa, io non ce la faccio a scappare, poi la polizia manganella me”. Perché la gente c'ha paura. Perché Genova ha insegnato che pestavano chiunque. Nessuno si aspettava che la polizia non avrebbe picchiato in maniera indiscriminata.

 

Diario24notizie: I commenti che hai sentito e captato della gente che stava intorno a te?

Paolo: Di grande tristezza e delusione. Tutti volevano sentire e sapere qualche informazione. Volevano capire cosa stesse succedendo, perché essere dentro voleva dire sentire esplosioni continue, gente che urlava “scappa”. Dovevi avere occhi da tutte le parti. C'era poco tempo di parlare. Poi a poco a poco, sulle sei e mezzo, le sette, la situazione si è un po' normalizzata, e lì venivano fuori i commenti. C'era molta delusione, amarezza. C'era gente che non aveva più parole. C'era gente che piangeva, ce n'era tanta. Perché comunque ha fatto male. Ha fatto molto male.

 

Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Ottobre 2011 08:14
 

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