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"Ogni spettacolo che noi facciamo è anche un'opera pedagogica" PDF Stampa E-mail
Teatro - Teatro
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 26 Ottobre 2011 10:22

Ho incontrato Guido De Monticelli prima della recita di “Lupi e Pecore”, lo spettacolo ispirato all'omonima commedia di Ostrovskij, in cui De Monticelli è alla regia, è andato in scena al Minimax di Cagliari, dal 18 al 25 Ottobre. “Lupi e pecore” è il primo spettacolo del ciclo “A Mosca! A Mosca!”, un percorso tra i classici della tradizione letteraria e teatrale russa, che il Teatro Stabile della Sardegna, insieme al Teatro Metastasio della Toscana, ha deciso di mettere in scena. Una commedia viva, divertente, interpretata con grande capacità da tutti gli attori, in particolar modo da una Maria Grazia Sughi, purtroppo con una gamba ingessata ma sempre in splendida forma attoriale, e Marco Spiga, in un doppio ruolo, ammaliante e fascinoso. Lo spettacolo ha riscosso un buon successo di pubblico per l'ironia e l'eleganza con il quale affronta temi sempre attuali, come la piccineria, la viltà, la seduzione, la furbizia. Guido De Monticelli spiega, in questa intervista la genesi di questa messa in scena, e dell'intero progetto, in una carrellata di storia drammaturgica russa molto interessante.

 

Intervista di Margherita Sanna a Guido De Monticelli

 

Diario24Notizie: Perché ha scelto di fare Lupi e Pecore?

De Monticelli: Intanto è una scelta che si innesta in questo percorso/ viaggio che stiamo facendo con i russi, quindi noi abbiamo “Lupi e Pecore”, “Il paese dell'anima”, che è questo progetto che si sta svolgendo adesso in prova di letture con tutti i vari scrittori nonché poi i russi. E abbiamo sopratutto poi “Il giardino dei ciliegi” e “I fratelli Karamazov”, che saranno coprodotti con il Teatro Metastasio. È un anno che chiamiamo “A Mosca! A Mosca!” non tanto per fare un anno monografico, che poi può essere sempre comunque interessante perché da spettatore così si attraversa tutto un mondo che ha poi legami fortissimi con noi. Che poi i legami che legano un po' tutta la letteratura russa, da Gogol', Puskin fino ai contemporanei, è stretto come in nessun Paese, veramente affratellato. C'è una linea forte. E questo è molto bello e molto interessante. Ma anche perché ho voluto fare una stagione che in qualche modo mettesse in ballo queste tematiche di grande ampiezza, di respiro, che poi sono sostanzialmente legate ai temi dell'etica, del rapporto tra il bene e il male, dei passaggi d'epoca.

 

Diario24Notizie: Io mi chiedevo perché proprio questa commedia di Ostrovskij?

De Monticelli: Intanto perché è un bellissimo testo. Ostrovskij è in Russia un autore come potrebbe essere Goldoni da noi. È pane quotidiano, ma non solo quotidiano, è anche campo di grandi messe in scene, anche di registi contemporanei, e sia della tradizione d'avanguardia (Russia anni 30'), c'è la famosa frase di Lunacarskij “Torniamo a Ostrovskij”. E anche oggi tutti passano obbligatoriamente per Ostrovskij. Ma questo poi per noi significa in qualche modo, incominciare il percorso dai grandi padri della drammaturgia russa, che in qualche modo segue, a poca distanza, Gogol', Puskin. Perché questo testo? Questo testo si chiama “Lupi e Pecore” è un testo in cui questo titolo già fa capire. Ci troviamo in un mondo in cui l'umanità sembra divisa appunto tra lupi e pecore, ma la cosa forte appunto è che non c'è in questo testo quasi nessuno che abbia una completa positività. Ci si aggira ciascuno condurre affari, produrre profitti, a scapito dell'altro, o anche sulle vicende sentimentali non hanno scopo o interesse. Una delle frasi che abbiamo messo anche lì nel libretto, è quella in cui a un certo punto uno dei personaggi dice: “ma lei ha mai saputo la differenza fra un'azione buona e una cattiva?” E l'altro risponde: “ma no, veramente questo, no”. E il primo continua: “così non lo sapete?” L'altro gli risponde: “ma questa è filosofia!” Diciamo che se noi poi andiamo ai Karamazov, che sarà temibile materia dell'ultima tappa, vediamo che questo aspetto di una disgregazione del senso etico, del senso anche appunto del lecito e dell'illecito, confluisce nel grande tema del rapporto fra bene e male, che in Dostoevskij è costitutivo. Quindi c'è un rapporto anche tematico che tiene insieme questo ciclo di spettacoli, e che, attraverso l'esperienza con i Karamazov, ci porterà a questo festival di filosofia che facciamo a Marzo, dove ci saranno Bodei, Zagrebelsky, Givone, Mancuso, personaggi notevoli che parleranno precisamente di questi aspetti che confinano con la qualità, con gli aspetti così anche filosofici dei grandi temi Dostoevskiani. Abbiamo bisogno di parlare.

 

Diario24Notizie: Penso al fatto che voi facciate le vostre repliche anche per i ragazzi: qual è il messaggio che volete trasmettergli?

De Monticelli: Eh, questo è molto interessante. Io ero molto curioso di vedere come reagivano, e devo dire che sono due ore e mezza di spettacolo che hanno seguito straordinariamente, ed erano mi pare molto contenti. Che cosa? Ma certo, quello che in fondo questi ragazzi in qualche modo, forse in questi momenti di vaghezza etica magari riconoscono, ma non trovano tanto, come paletti, ma molti di loro in realtà si aspettano e vogliono. Questo è un testo al negativo, cioè un testo di approfittatori, di malvagi, che poi ha anche i suoi interessi, però più al negativo che al positivo, ma è proprio per questo un testo altamente etico, molto forte da un punto di vista, non solo della denuncia, ma anche proprio della caratterizzazione della personalità, di colui che in qualche modo si fa un alibi di ciascuna sua malversazione. La protagonista è una vecchia possidente terribile, ma nello stesso tempo anche piissima, che in qualche modo dice “io lo faccio per i poveri. È un peccato più veniale”. Io credo che con un testo di questo tipo sicuramente uno degli aspetti è questo. C'è poi un personaggio bislacco, balengo, ubriacone, che è questo nipote di questa vecchia, il quale non pensa ad altro che a bere, però ha un rapporto strettissimo e intimo con questo suo cane, perché è uno che va a caccia, ma non becca mai niente. E poi alla fine si trova sempre nelle bettole a bere. È un inconcludente. È uno che la zia vorrebbe far sposare a una ricca signora, ma lui in realtà fa una scena per cui dovrebbe farla innamorare, e invece la sua unica preoccupazione è farsi dare una mancetta per andarsene a bere. Questo personaggio è forse, nella sua in fondo idiozia (e l'idiozia è un elemento che ha una sua linea nella cultura russa, fino a diventare “L'idiota” di Dostoevskij), chiude la commedia con forse l'unica vera autentica disperazione perché questo cane gli è mancato, e in fondo questo è forse l'unico sentimento realmente forte, che è questo legame che lega questo essere totalmente insulso, ubriaco, con questo animale che gli viene proprio tolto.

 

Diario24Notizie: Tu a che tipo di regie ti sei ispirato? Ad esempio Sciaccaluga l'aveva fatto. Tu hai seguito il suo lavoro? Ne hai seguito altri?

De Monticelli: No, io non avevo visto quello di Sciaccaluga, però mi ricordo quando lo fece, e tra l'altro sono andato anche a riprendere il testo nella traduzione di Guerrieri, tra l'altro lui aveva fatto un'operazione strana, proprio a livello drammaturgico nel testo. Questa cosa dei russi è nata con Magelli, del Teatro Metastasio. Lui veniva dall'estero, ha fatto tantissimo, nei paesi come Germania, ecc... lui approdava al Teatro Metastasio, ritornando alla sua città d'origine, Prato. Dice: “a me piacerebbe fare Cechov”. Dico: “va Beh, tu fai il Giardino dei ciliegi, allora io cosa faccio? Faccio Karamazov”. Questo aneddoto lo racconto per dire che questa cosa nasce anche da un rapporto, da un amore che, per quanto riguarda Magelli è il pane quotidiano della cultura da cui viene, e per quanto mi riguarda è un po' il pane quotidiano di tanti anni di frequentazione. E naturalmente quindi, per esempio, conosco un po' tutta la grande stagione, dei maestri, dei pedagoghi del teatro, da Stanislavskij a Mejerchol'd e appunto quindi questi autori, presi da questi grandissimi che li hanno riportati alla contemporaneità. Uno dei problemi che si pone è che non è immediatamente risolvibile con un'attualizzazione diretta. Tu racconti una favola, e Brecht ci insegna che può essere anche lontanissima, ma tu fai comunque un atto contemporaneo perché il teatro si svolge ora, adesso, in questi giorni, e quindi, in sostanza io mi sono basato un po' riascoltando questo testo alla luce per esempio del revisore gogoliano, nella storia di Mejerchol'd, che fu forse uno degli spettacoli migliori del novecento anche se non l'abbiamo visto. Io, tra l'altro adesso sto accompagnando Lia Careddu nella lettura de “Il Cappotto” di Gogol, e lì mi sono reso conto, affrontando questa lettura con Lia, di quanto sia permeato il linguaggio di Ostrovskij, come quello di Cechov, e perfino di Dostoevskij. Come loro sono veramente, come dire, pregni di quel mondo che è tutto lì, nel Cappotto. Dostoevskij diceva a tutti: usciamo dal cappotto di Gogol. È quindi un linguaggio che in fondo si impernia sul lavoro fatto, indiscutibilmente. Questo è un testo per attori, abbiamo una scena molto sintetica, dei costumi piuttosto curati, che in qualche modo evocano questi personaggi dell'ottocento, ma una scena molto infantile, con pochi elementi e quindi il grande gioco, se Dio vuole, vorrei che almeno un po' di questo uscisse dallo spettacolo, quello che in questa scuola era qualcosa di costitutivo: l'idea dell'ensemble, il senso del gioco del teatro quando gli attori in qualche modo si danno la staffetta e costruiscono e hanno coscienza dell'interezza dello spettacolo, così dei suoi segmenti, del rapporto fra scena e scena, e fino al rapporto tra personaggio e personaggio.

 

Diario24Notizie: Hai utilizzato qualche tecnica di Stanislavskij?

De Monticelli: Guarda io Stanislavskij lo cito spessissimo, perché è una fonte incredibile, ed è una fonte al di là di tutto quello che può essere Stanislavskij vulgato, cioè sostanzialmente lo Stanislavskij dell'immedesimazione, ecc... C'è un aneddoto... Lo sai che Mejerchol'd andò via dopo “Le tre sorelle”, quindi i primi anni del teatro d'arte, incominciò a girare le province,ecc... Si ribellò subito al grande padre Stanislavskij, cominciò a fare la sua strada, e in fondo è una strada che in qualche modo fece anche in opposizione. Un giorno vede un suo amico a una replica de “Le Cocu Magnifique”, siamo in epoca rivoluzionaria, questo grande spettacolo manifesto del costruttivismo e della biomeccanica, che tornava e tornava a vederlo. A un certo punto gli chiese: “ma cosa fai qua? Stai sbagliano. Vai al Teatro D'Arte, lì sì fanno Checov”. Ecco al di là del fatto che Mejerchol'd poteva dirne di cotte e di crude, tipo “applichi il sistemino”, ma se c'era un attore che tanto tanto si azzardava a fare dell'ironia su Stanislavskij lo faceva uscire. Nel senso, tu mi citi Stanislavskij, ma certamente, però non è da un punto di vista, magari di uno stile, perché Stanislavskij in realtà è una fonte su cui qualsiasi stile, taglio, può fiorire, è una sorgente abbastanza primigenia del rapporto tra attore e teatro. Ed è una sorgente che non si ferma affatto alla memoria emotiva ma che arriva a quello che poi darà il “la” a tutta la nostra avanguardia. E quindi a un certo punto Mejerchol'd dirà: “io e Stanislavskij stiamo lavorando alla stessa cosa”. Io Stanislavskij lo cito spesso con gli attori, non tanto per far mostra di cultura, ma perché ha una capacità di cogliere, e di trasmetterci il senso di una via, che quindi può condurre da tantissime parti, ma che comunque è una via forte, schietta, e che riguarda il ruolo dell'attore. Da un punto di vista magari di quello che può essere il mondo teatrale c'è un affratellamento, nonostante le lotte, che in qualche modo passa tra Stanislavskij, Mejerchol'd. Tutti questi registi che son stati accomunati da un aspetto: che il loro problema era il problema dell'attore. Quindi non registi intellettuali che stavano a fare “l'operazione”, ma registi che si sono sempre chiesti, e hanno sempre affrontato, la lotta dell'attore con il personaggio. Mejerchol'd era uno che diceva: “ogni spettacolo che noi facciamo è anche un compito pedagogico”. C'è qualcosa di lì. Noi agiamo in uno spazio molto stretto. Ho voluto fare questo spettacolo nel teatro piccolino, non in quello grande, per avere un rapporto molto vicino e stare stretto. Ecco “Il revisore” di Mejerchol'd svolge il tema dell'esiguità dello spazio, lui aveva delle pedanine che entravano con questa popolazione di attori, per cui il loro corpo era totalmente connesso al corpo di tutti quanti, e creava dei meccanismi insieme umani e artistici che erano strepitosi, basta vedere le fotografie per intuire qualcosa.

 

Diario24Notizie: Ti faccio un'ultima domanda: tu prima hai detto che ogni spettacolo può essere riattualizzato, quindi ti chiedo chi sono i lupi e le pecore oggi?

De Monticelli: (ride) ma guarda c'è una cosa molto bella di questo testo, è proprio questa: sì, i lupi, certo ci sono i lupi, di lupi noi siamo pieni. Però perché esistano i lupi, gli approfittatori, quelli piccolini, devono esserci anche le pecore. E questo è l'essenza del discorso. E le pecore prosperano, e più pecore ci sono, più lupi ci saranno. E naturalmente in questo gioco c'è anche un passaggio lupo – pecora a seconda dei momenti. E questo è un tema molto forte e attuale, il tema della codardia, della viltà, della non presa di possesso della propria scienza. Questa forma di delega, o di spogliarsi di ogni senso di responsabilità o di affidarlo ad altri, ad altre cose, ad altre istituzioni, il famoso “senso dello Stato”. Le prime battute di questa vecchia quando rimbrotta il nipote sono: “vergognati, ti sei fatto cacciare dall'esercito. Capirei se avessi fatto, qualcosa come non so, rubare i soldi dello Stato, o farsi cacciare dall'esercito, questo è indegno”. E questo è precisamente qualcosa che indubbiamente pertiene l'essere. Io credo che al di là della forma straordinaria, perché è una commedia bellissima, intrisa di cultura teatrale, di garbo e di sapienza, ha anche al fondo questo messaggio che ci riguarda tutti, perché in fondo possiamo tutti essere sia lupi che pecore.

 Margherita Sanna

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Ottobre 2011 06:54
 

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