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Vita dura per i Prof in esubero: in arrivo facilitazioni per mobilità e licenziamenti PDF Stampa E-mail
Scuola - Scuola
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 16 Novembre 2011 16:32

Sono tempi difficili per la scuola: tra tagli e riforme sembrerebbe proprio che il mondo dell’istruzione non se la passi molto bene ultimamente. A pagarne le conseguenze gli studenti, certo, ma anche i loro insegnanti e, da domani, soprattutto quelli in soprannumero. A partire dal prossimo anno scolastico, infatti, i docenti privi di cattedra (circa 10.000) potranno rischiare la mobilità per due anni e, se non ricollocati entro la fine del biennio sia pure in altri comparti pubblici, anche lo stipendio. Stessa sorte toccherà anche a un centinaio di amministrativi, tecnici e ausiliari in esubero. Sarebbe questo il risultato dell’applicazione del decreto legge sul maxi emendamento della legge di stabilità economica che riguarda tutto il personale della Pubblica Amministrazione. Il Provvedimento rappresenta una novità assoluta tanto per gli insegnanti quanto per il personale non docente della scuola: dipendenti che sino a ieri potevano trovare collocazione rimanendo a disposizione dei dirigenti scolastici, pur in assenza di posti relativi al loro specifico profilo professionale, rischierebbero così di perdere anche quest’ultima chance.

Ma vediamo nel dettaglio che cosa prevede il decreto legge. Molto semplicemente entro il 1° Settembre 2012 – data che coincide con l’avvio delle attività didattiche - i dirigenti scolastici dovranno comunicare agli Uffici Scolastici Regionali i nominativi delle persone da collocare su mobilità regionale per due anni. Durante questo biennio i docenti e il personale ATA potranno richiedere di essere assunti anche in un altro comparto della Pubblica Amministrazione sulla base dei titoli posseduti. Ma se allo scadere del secondo anno di mobilità, questi non avranno trovato una collocazione, cesseranno di ricevere qualsiasi forma di retribuzione sia pure parziale come quella prevista ad esempio nel caso della mobilità. La norma, infatti, pur non citando la parola licenziamento di fatto dice che questi dipendenti non avranno più diritto al loro stipendio. Per molti docenti quindi un vero e proprio addio all’insegnamento perché, pur di portare i soldi a casa, in tanti fra di loro si vedranno costretti ad accettare in modo forzato il passaggio su altri profili professionali. Nonostante la domanda di trasferimento presso altri Istituti sono, infatti, ancora troppi gli insegnanti che ad oggi non hanno ancora trovato una ricollocazione nel mondo della scuola.

Un provvedimento che naturalmente non ha mancato di suscitare polemiche: immediate le proteste dei Sindacati che considerano la norma soltanto l’ennesimo malcelato tentativo di applicare la logica del Privato nel Pubblico. Alla qualità dunque, ancora una volta, si preferisce la quantità: quello che conta di più non è il bagaglio di esperienze culturali e umane che un insegnante dovrebbe aver maturato durante la sua carriera ma il suo essere efficiente, produttivo. Un provvedimento che pur, riguardando tutta la Pubblica Amministrazione, in realtà va a colpire nel segno soprattutto il mondo della Scuola dove rispetto ad altri comparti della Pubblica Amministrazione è più facile determinare con esattezza l’esubero del personale. Basta, infatti, il numero degli studenti iscritti per farsi un’idea del personale necessario e quindi calcolare con matematica precisione quello in eccedenza. Per non parlare poi delle possibili conseguenze che una tale legge avrebbe sulla didattica: pur di incrementare il numero di iscrizioni annue presso gli istituti e allontanare così lo spauracchio dell’esubero, i professori potrebbero infatti sentirsi autorizzati a promuovere anche gli alunni meno meritevoli.

Luisa Cocco

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Novembre 2011 15:47
 

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