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Dai paesi più poveri a New York: la bicicletta diventa globale PDF Stampa E-mail
Speciali - Speciali
Scritto da Luisa Cocco   
Giovedì 08 Dicembre 2011 09:44

Nell’ultimo decennio la passione per la bicicletta sembra essersi diffusa in modo virale un po’ in tutto il mondo: non più soltanto passatempo ecologico o sport eroico, muoversi su due ruote è diventata una vera e propria necessità nella vita di tutti i giorni. Sempre più studenti, lavoratori, giovani e meno giovani, dimostrano infatti di preferirla a qualsiasi altro mezzo di spostamento soprattutto nelle grandi città, dove, troppo spesso, il traffico costringe a lunghe e snervanti code. E così dalle zone in cui questa abitudine virtuosa è sempre stato un costume radicato –Vietnam, Cina, Paesi Bassi- le biciclette hanno finito con il conquistare anche le grandi metropoli. Ne sono un esempio le affollatissime Parigi, Barcellona e New York, dove sino a pochi anni fa uno scenario simile non sarebbe stato neppure immaginabile. Un fenomeno che si spiega in parte anche grazie allo straordinario successo dei programmi di Bike Sharing, partiti dalla Francia e poi esportati ovunque: molte persone hanno cominciato così, con poco impegno e poca spesa. Basti pensare che soltanto a Barcellona, secondo una ricerca del British Medical Journal, 180 mila persone in tre anni hanno aderito al programma: di queste, 25 mila hanno poi definitivamente abbandonato l’auto in favore della bici, a quel punto personale. Un percorso simile ha interessato anche New York dove continua a crescere il numero delle persone che vanno in bicicletta e parallelamente aumentano le richieste di spazi dove poterle custodire. Al punto che alcuni condomini della Grande Mela si sono recentemente dotati di bike room, ovvero vecchi depositi ora trasformati in parcheggi per la propria due ruote. E sempre in America ma, questa volta, a Washington è stato lanciato un progetto teso a verificare quanto e come la bicicletta possa rappresentare una forma terapeutica per le persone che ne hanno più bisogno. Nel suo primo anniversario Capital Bikeshare, il Bike Sharing, di Washington ha infatti lanciato un programma che abbonerà al servizio venti persone con disagio mentale, in parte per aiutarle a spostarsi in città ma anche per vedere se il ciclismo possa migliorarne le condizioni psicofisiche. Spostandoci in Europa, invece, il progetto più interessante riguarda la Germania dove presto sorgerà un’autostrada per sole biciclette. La strada unirà Dortmund e Duisburg  (due tra le città più trafficate della nazione), lunga una sessantina di chilometri e larga 5 metri, correrà a fianco dell’autostrada e sarà interamente illuminata artificialmente.

A pedalare anche il Bel Paese che negli ultimi dieci anni ha promosso, Bike Sharing compreso, numerose iniziative per incentivare l’uso delle due ruote nelle sue città, anche se con esiti non sempre uguali. Fatte salve alcune isole felici del Nord, infatti, nel resto della penisola auto e metropolitane continuano a farla da padrone. Ma che le biciclette abbiano conquistato l’animo degli italiani rimane comunque un dato di fatto: a dimostrarlo gli ultimi dati dell’Osservatorio Audimob di Isfort, relativi al 2010, secondo cui sarebbero 6,5 milioni le persone che vanno a lavoro o a scuola in bicicletta. Sarà complice anche la crisi economica, fatto sta che sono sempre di più i nostri connazionali che, finita l’estate, non hanno chiuso la bici in cantina ma hanno scelto di continuare a usarla anche per andare a lavoro.

Luisa Cocco

 

Ultimo aggiornamento Sabato 10 Dicembre 2011 10:07
 

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