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Liu Xiaobo: un Nobel per la Pace in carcere PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 13 Ottobre 2010 00:00

 

Una mozione perché l’Italia solleciti la Cina per la liberazione completa di Liu Xiaobo, il Premio Nobel per la Pace 2010, è l’azione promossa dall’associazione “Articolo 21”, e sostenuta dai diversi mondi della politica, della cooperazione e del lavoro. Liu Xiaobo è stato incarcerato perché promotore della «Charta 08», il manifesto dei diritti della Cina (tra cui diritto di espressione, di religione, di educazione civica, rispetto dei diritti umani), scritto in occasione dei 60 anni dalla Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo, a cui aderirono ben 303 intellettuali, e per il quale Liu Xiaobo fu condannato a 11 anni di reclusione e a due anni di interdizione dai pubblici uffici. L’8 Ottobre 2010 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace «per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina», mentre era in carcere dove tutt’ora si trova. La Cina, sebbene Liu Xiaobo sia il primo cinese a ricevere il Premio Nobel per la Pace mentre ancora risiede in Madrepatria, è tutt’altro che fiera dell’evento, infatti ritiene quest’assegnazione una provocazione. La polizia, all’indomani dell’annuncio del Premio, si è subito recata a casa della moglie di Liu per impedirle di rilasciare dichiarazioni alla stampa, e le trasmissioni della BBC di annuncio del Premio sono state prontamente interrotte. L’ambasciatore norvegese a Pechino è stato subito convocato per fargli sentire il vivo dissenso del governo che ritiene un’oscenità quest’assegnazione a un criminale come Liu Xiaobo, un sovversivo. Pronto l’intervento del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, Nobel per la Pace lui stesso l’anno precedente, ha richiesto il rilascio di Liu Xiabo. Anche l’Italia, attraverso le parole del ministro degli Esteri Franco Frattini, ha manifestato le sue congratulazioni per il riconoscimento, ma non il rilascio, cosicché ecco la mozione dell’Associazione Articolo 21, perché l’Italia richieda apertamente la liberazione del prigioniero e partecipi attivamente alla battaglia del rispetto dei diritti umani in Cina. Eppure, nonostante l’impegno profuso dai vari Paesi Occidentali, appare utopica la liberazione di Liu Xiaobo. La Cina, da molto tempo ormai, ha dimostrato di non gradire affatto le ingerenze straniere sulle sue dinamiche democratiche, o dichiarate tali, e difficilmente farà un passo indietro su un simbolo così importante come ormai è diventato Liu Xiaobo.

 

Margherita Sanna

 

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Febbraio 2012 13:26
 

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