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Fini-Berlusconi, è scontro aperto PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Fabio Useli   
Giovedì 22 Aprile 2010 16:27

Ormai non si può più nemmeno parlare di “rottura”: quella che è andata in scena nel primo pomeriggio tra Berlusconi e Fini aveva tutti i connotati della rissa da bar. Dopo giorni di schermaglie a mezzo stampa, pranzi di chiarimento indigesti e dichiarazioni acide, è stato durante la riunione della direzione nazionale del Pdl che tutti i nodi sono venuti al pettine. Dopo l’apertura dei lavori in mattinata da parte del presidente del Consiglio, l’atmosfera è andata via via surriscaldandosi: dapprima con l’intervento di Sandro Bondi, il quale ha puntato il dito su vari esponenti di FareFuturo, la fondazione che fa capo a Fini. “Non si può stare in un partito e sostenere che il suo fondatore rappresenti un modello politico da ripudiare. Certi intellettuali accreditati alla nostra area di pensiero non fanno che demolire la leadership di Berlusconi e la nostra storia”. Bondi non ha inoltre risparmiato allusioni a presunte “ambizioni personali” alla base dei contrasti interni che stanno minando la solidità del partito di maggioranza. Ha preso poi la parola Tremonti, che ha attribuito a Berlusconi il merito di aver scongiurato il tracollo economico in cui si è trovata invece la Grecia, mettendo poi in guardia dal proliferare di correnti interne, che portano prima a “divisioni ideologiche e poi personali”, per poi finire con la “frantumazione di un partito”.

 

Ma è con l’intervento di Gianfranco Fini che la tensione sale alle stelle: di fronte a una platea che non nasconde una certa agitazione, il co-fondatore del Pdl parte subito a muso duro: “Anche oggi si è tentato di nascondere la polvere sotto il tappeto. Le mie opinioni personali, che sono legittime e non sono frutto di gelosia, sono state ripetutamente messe alla berlina dai giornalisti pagati dai familiari del premier”. Un Berlusconi dal volto tirato ascolta, ma poi non ce la fa più e interrompe, sorprendendo l’uditorio: “Non mi attribuire cose che non ho mai detto” – “Hai diritto di replica, lo eserciterai. Non è alto tradimento dire che certe cose le possiamo fare meglio” la replica di Fini. Il presidente della Camera ha poi messo in guardia dai pericoli del “centralismo carismatico” del premier, rivendicando il diritto di non condividere alcune posizioni maggioritarie, “accettate in toto da altri esponenti del Pdl”. È un Berlusconi sempre più insofferente quello che ascolta le argomentazioni di Fini sulla mancata presentazione della lista Pdl a Roma (“Silvio, credi davvero che ci fosse sotto una congiura?”) e le critiche di “appiattimento” sulle posizioni della Lega, specie in materia di immigrazione: “Stiamo eludendo il tema dell’identità nazionale e i festeggiamenti per i 150 dell’Unità d’Italia solo per compiacere Bossi”.

 

Fini conclude con un richiamo alla legalità (“le riforme giudiziarie non devono creare sacche di privilegio e di impunità”), ed è la volta della piccata replica del premier: “Mi è sembrato di sognare durante questo intervento. La verità è che Bocchino, Urso e Raisi nei giorni scorsi ci hanno esposti al pubblico ludibrio”. Il tono di voce di Berlusconi si alza sempre di più, mentre sotto il palco le telecamere indugiano sul volto teso di Fini, che scuote continuamente la testa e scatta in piedi quando il presidente del Consiglio afferma: “Sei tu che hai cambiato completamente le tue posizioni e ti sei pentito di aver fondato il Pdl. Ora vorresti fare un gruppo autonomo, ma un presidente della Camera se vuol fare politica si deve dimettere”. “Che fai, mi cacci?” ribatte Fini, puntando il dito dalla prima fila. Il confronto sfiora l’alterco, e mette in luce tutta la tensione e la distanza accumulata in due anni di governo sui grandi temi come giustizia, immigrazione, politica economica.

 

Alle 16 la ripresa dei lavori, con Fini e Berlusconi entrambi presenti in sala, ed entrambi decisi a non retrocedere di un passo dalle proprie posizioni. Il presidente della Camera non sembra avere l’intenzione di dare le dimissioni dalla presidenza né dal partito per dedicarsi alla politica attiva: la creazione di una corrente interna dovrebbe essere l’esito più probabile; d’altro canto nemmeno il premier stavolta è parso propenso al dialogo per ricomporre lo scontro con il suo ex-braccio destro. “Con me o contro di me”: questa è l’aria che tira dalle parti di Palazzo Chigi. La conta dei parlamentari è cominciata, da entrambe le parti.

 

Fabio Useli

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Aprile 2010 19:45
 

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