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Il sonno degli embrioni PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da Luisa Cocco   
Mercoledì 14 Marzo 2012 15:50

In natura si sa anche gli embrioni vanno in letargo: è noto, infatti, che in alcune specie animali lo sviluppo dell’embrione possa bloccarsi quando la madre avverte delle particolari condizioni di pericolo per poi riattivarsi con il normalizzarsi della situazione. Ma se questo meccanismo di protezione è sempre stato proprio soltanto di alcuni mammiferi e marsupiali la novità è che, per gli stessi motivi, potrebbe verificarsi anche nell’uomo. A farne la scoperta un gruppo di ricercatori italiani coordinato dal biologo Grazyna Ptak, del laboratorio di Embriologia dell’Università di Teramo diretto da Lino Loi. Pubblicata sulla rivista Plos One e finanziata nell’ambito del programma europeo Ideas, la ricerca in realtà parte da una serie di studi nati fra gli anni ’60 e ’80, poi abbandonati e dimenticati, ma sta già facendo discutere per le sue rivoluzionarie conseguenze sull’uomo. Tale scoperta, infatti, potrebbe aprire un nuovo scenario non soltanto per il parto e la gravidanza ma anche per quanto concerne le tecniche di produzione delle cellule staminali e la lotta contro i tumori.

Definito dagli addetti ai lavori come “dispausa embrionale”, questo fenomeno sinora riscontrato in pochissime specie animali (foche, canguri, orsi e visoni) sembrerebbe dunque verificarsi in tutti i mammiferi, uomo compreso. Ma di cosa si tratta esattamente? Indotto dall’organismo della madre quando le condizioni esterne sono particolarmente difficili, il letargo dell’embrione ha inizio quando il suo sviluppo è in qualche modo minacciato da particolari fattori ambientali o sociali. Luce scarsa, freddo eccessivo e stress sociale, come nel caso specifico dell’uomo, sono tutte condizioni che possono allertare una madre, innescando questa fisiologica reazione. Naturalmente si tratta di un fenomeno temporaneo: così non appena la situazione migliora l’organismo della madre dà l’ok e lo sviluppo dell’embrione riparte. In natura i periodi di letargo possono variare, si va dai 15 giorni del topo ai 12 mesi dei canguri e dei visoni. Nell’uomo la durata massima può essere di cinque mesi.

“Alla luce di questo fenomeno si possono così spiegare certe gravidanze prolungate, senza dover ricorrere necessariamente a parti stimolati o cesarei -come ha rilevato Grazyna Ptak. Gravidanze più lunghe del normale potrebbero quindi avvenire naturalmente evitando così un’eccessiva medicalizzazione della  gravidanza, troppo spesso praticata, soprattutto, in Italia. Allo stesso tempo, insistono i biologi, d’ora in poi bisognerà riconsiderare in una nuova ottica ogni passaggio della gravidanza, tenendo conto di tutti i possibili fattori di stress vissuti dalla donna che potrebbero influenzare lo sviluppo dell’embrione. Si apre quindi un campo di ricerca che potrebbe portare presto a risultati significativi: il sonno dell’embrione, infatti, sembrerebbe riguardare molto da vicino anche la ricerca sulle cellule staminali, così come la lotta ai tumori. Nel primo caso, esperimenti sugli embrioni di topo hanno dimostrato che il periodo di letargo è il migliore per prelevare le cellule staminali; nel caso dei tumori, si è visto che introducendo cellule tumorali nell’utero in condizioni di letargo si riparano.

Luisa Cocco

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Marzo 2012 08:19
 

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