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Attentato a Mosca PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Margherita Sanna   
Mercoledì 31 Marzo 2010 00:00

Sono due le donne kamikaze che il 29 Marzo si sono fatte esplodere nelle stazioni russe. Due donne qualunque, gonne lunghe, slave, una sui quarant’anni, l’altra 25, un giubbotto lungo non solo per coprirsi dal freddo ma anche per coprire una cintura esplosiva carica di T4. Due metropolitane piene, come tutti i giorni, cariche di persone che vanno a lavorare, con i loro problemi, i pensieri per il futuro dei figli, per il proprio, una giornata qualunque, se non fosse stato per quelle due esplosioni. La prima – alle 5.56 ora italiana- alla fermata Lubianka, vicino alla sede degli 007 russi, l’Fsb, e la seconda – 40 minuti dopo-  lungo la linea rossa Sokolniceskaia, a pochi passi dal Cremlino e dalla piazza rossa. Trentotto morti e più di cento feriti, nessuna vittima dell’Unione Europea, questo è il bilancio complessivo delle ultime ore. In pochi minuti l’orrore, sangue ovunque – raccontano i testimoni- pezzi umani sparsi nel vento, grida e corse disperanti alla ricerca di un riparo, che non c’era, non più. Erano passati sei anni dall’ultima volta. Mosca sembrava una capitale sicura, invulnerabile agli attacchi terroristici. Eppure è successo di nuovo. “Annienteremo i terroristi” ha detto Vladimir Putin dalla Siberia. Eppure quest’attentato interroga tutti, russi e non, sulla propria vulnerabilità agli attacchi terroristici, l’incubo che era apparso superato. “Nessun Paese del mondo civile e democratico è al riparo dal terrorismo” ha subito affermato il nostro Ministro degli Esteri Frattini poco prima di imbarcarsi per il G8 in Canada. Le fonti ufficiali russe sospettano dei ribelli musulmani della regione del Caucaso settentrionale, ma ad oggi non c’è nessuna conferma. Inoltre, domenica una chiamata anonima è stata fatta alla polizia, una voce di donna diceva “Ho sentito dei ceceni parlare di bombe nella metro”. Secondo alcuni esperti che accreditano la telefonata, gli attentati sono stati compiuti per rispondere alle uccisioni degli ultimi due comandanti della jiad caucasica, Anzor Astamirov e Said Buryatsky,compiute a marzo. La stessa scelta dei luoghi farebbe propendere per quest’ipotesi, poiché erano luoghi nevralgici del potere, soprattutto il primo, la stazione di Lubyanka, vicina alla sede dei servizi segreti, da cui proviene il Presidente Putin. Immediata la reazione di Ghennadi Ziuganov, leader comunista, che ha proposto di ripristinare immediatamente la pena di morte per i terroristi, che compiono uno fra i crimini più gravi e orribili dell’umanità. E purtroppo l’allarme terrorismo sta già mietendo le prime vittime innocenti: ieri due donne con il velo sono state aggredite in metropolitana. Una reazione ad un clima comprensibilmente troppo teso.


Margherita Sanna


Ultimo aggiornamento Sabato 17 Marzo 2012 08:43
 

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