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Violenti scontri a Buenos Aires nel 30° anniversario della Guerra delle Malvinas PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Marco Mura   
Lunedì 02 Aprile 2012 00:00

DAL NOSTRO INVIATO Nel giorno dedicato alla commemorazione dei caduti nella lotta per la sovranità delle Isole Malvinas, un piccolo arcipelago al largo delle coste meridionali dell’Argentina, la “Presidenta” Cristina Fernández de Kirchner nel suo discorso, a reti unificate, rivolgendosi alla nazione e al mondo intero, da Ushuaia nella Terra del Fuoco, rimarcava che la guerra del 1982 non fu né una scelta né una volontà argentina ma solo una risposta all’aggressione armata da parte della Gran Bretagna. Nello stesso momento un folto gruppo di sostenitori facenti capo a diverse forze politiche tra le quali “Quebracho”, al Partito Operaio, al Partito Comunista Rivoluzionario, al Partito del Lavoro e del Popolo, e alla Corriente Classista e Combattente, sfilava, mascherato e armato di bastoni per le principali vie di Buenos Aires. Meta del corteo era l’ambasciata inglese per manifestare e per pretendere l’abbandono, da parte britannica, delle isole che ancora oggi portano il nome di Falkland. Uno degli slogan era la richiesta al governo di essere arruolati per riprendere con la forza il possesso delle isole contese. In poco tempo la dimostrazione è degenerata e gli attivisti di Quebracho hanno cercato di forzare il blocco di polizia che doveva difendere l’ambasciata. Dalle Union Jack e i fantocci bruciati si è ben presto passati a fatti ben più concreti. L’abbattimento delle alte transenne, munite di grate, erette dalla polizia è stato il segnale per l’attacco. Gli scontri sono stati diretti e violenti con uso di bastoni e un fitto lancio di pietre. Spari, lanci di molotov e di bombe carta, idranti e gas lacrimogeni. Un vero e proprio combattimento che si è protratto per qualche ora e che è stato interamente ripreso dalle televisioni locali. E mentre la Kirchner dichiarava con forza: «Il popolo argentino reclama memoria verità e giustizia! È vergognoso, nel ventunesimo secolo, dover ancora toccare con mano la persistenza di queste forme anacronistiche di colonialismo!» in avenida Pueyrredón, nell’elegante quartiere porteño della Recoleta, si combatteva in nome dello stesso sentimento da una parte e della legalità dall’altra. Allo “spettacolo” diffuso in diretta non è mancato niente. La polizia ha atteso prima di rispondere, ma la sua azione è stata rapida e decisa con l’uso di proiettili di gomma e di idranti per disperdere la folla. All’urlo unanime di “Patria si colonia no” i manifestanti hanno attaccato ripetutamente senza mai riuscire a superare lo sbarramento di sicurezza. Nei tafferugli sono rimasti feriti almeno quattro agenti di polizia ma nessuno dei dimostranti è stato arrestato o posto in stato di fermo. Il governo britannico ha diramato una nota in cui condanna l’azione di quella che definisce una minoranza violenta ricordando: «che tutti gli stati sono tenuti dalla Convenzione di Vienna a garantire protezione alle delegazioni diplomatiche. Speriamo, – prosegue il comunicato –  che il governo argentino voglia ottemperare ai propri obblighi facendo rispettare la legge nei confronti di qualunque manifestante che commetta atti criminali».


 

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 20:15
 

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