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Chico e la posta dall'aldilà PDF Stampa E-mail
Speciali - Speciali
Scritto da Andrea Governi   
Sabato 05 Maggio 2012 09:33

“Se ti diranno  che sono morta non crederci! Starò solo riposando. Io ritornerò !”. Queste furono le ultime parole terrene della mamma di Chico, un bambino di cinque anni,  figlio di una famiglia povera e numerosa dei primi anni del 900. E come potrebbe una madre disattendere alla promessa fatta al proprio bambino? Francisco Candido Xavier, conosciuto da tutti col diminutivo di Chico, nacque il 2 Aprile 1910 a Pedro Leopoldo, un paese nello stato del Minias Geraias in Brasile. Rimase orfano di madre nella più tenera età, e visse l’infanzia con la madrina, una donna che segnò molto la sua vita, sia psicologicamente che fisicamente, a causa della sua violenza. Gli anni trascorsi nella nuova famiglia furono molto duri per il piccolo Chico, che tuttavia riuscì a tollerare la sua vita tormentata grazie all’esaudirsi di una promessa: quella che la mamma gli fece sul letto di morte. Infatti la Signora Xavier ricomparve al piccolo Chico sotto le vesti di spirito, e lo incoraggiò a compiere con equilibrio il suo tortuoso cammino, che vedeva come meta il divenire apostolo di una nuova realtà rivelata che può essere catalogata nello Spiritismo, una dottrina filosofica nata in Francia nella seconda metà del diciannovesimo secolo, che attribuisce determinati fenomeni ad intelligenze incorporee.
Chico, grazie alla potenzialità di essere un tramite tra il mondo spirituale ed il nostro, dedicò interamente la sua vita alla psicografia, cioè alla trascrizione dei messaggi che le entità spirituali gli dettavano, definendosi egli stesso un postino che riceveva tanta posta per poi consegnarla ai destinatari. La sua non fu di certo una vita facile o agiata, fu essenzialmente un’ esistenza dedicata all’apostolato, alla guarigione dei malati ed alla cura dei poveri, il tutto compiuto sotto la persecuzione della Chiesa, dell’autorità giudiziaria e la pessima considerazione dell’opinione pubblica.
Francisco Xavier fu la penna di Emanuel, uno spirito che fu, in una delle sue incarnazioni, il Senatore Romano Publio Lentulo, vissuto nel periodo di Cristo,  predecessore di Ponzio Pilato,che che ebbe la fortuna di conosce Gesù e di rimanere affascinato dai suoi miracoli e dalla carismaticità.
. L’entità spirituale dettò più di quattrocento libri, contenenti la descrizione del mondo degli spiriti, e il senso della vita terrena e di quella dopo la morte, che sarebbe unicamente il passaggio dallo stato corporeo a quello spirituale che si svolgerebbe in un luogo ameno di purificazione ed apprendimento meglio denominato come “Nostra Dimora”; certamente la nostra vita al di fuori dal corpo sarebbe una vita essenzialmente più vera nella sua essenza, incentrata sulla preghiera e sull’opera di aiuto sia nei confronti di chi necessiti sia in terra che nel mondo spirituale. Nel momento in cui approdiamo lasciamo il corpo, è il nostro libero arbitrio che ci consente di scegliere se rimanere nell’ombra o se scegliere la strada che ci porterà a Dio. La strada che ci porterà all’unione con Dio non è tuttavia percorribile in un’unica soluzione. Infatti soltanto dopo numerose incarnazioni  terrene potremo ricongiungerci nell’oceano di Luce, e le nostre azioni compiute sia in terra che nell’aldilà, sono dei bonus che ci consentirebbero di accumulare un punteggio nella scala della evoluzione personale che ci avvicina al Divino. Il vero Paradiso inteso come dimora di Dio potrà quindi essere raggiunto quando la nostra anima sarà sublimemente evoluta.
Certo che quanto descritto si discosta molto dalla noiosa aspettativa di eterno riposo che molti si immaginano di conquistare dopo una vita terrena tormentata da problemi di ogni genere!
A quanto pare continueremo a lavorare, ma con una dedizione diversae non condizionata dall’obbligo , saremo liberi dal giogo del corpo e della mente, e come anime saremo ancora più simili al nostro Creatore e sempre più vicini a Lui.
Analizzando le testimonianze di altri medium del nostro periodo storico, tra cui Gustavo Roll, Sylvia Browne e Rosmary Altea, possiamo scorgere un denominatore comune: il messaggio di pace che si contrappone al dolore di chi ha subito una perdita importante e non ha i mezzi per poter andare oltre il proprio dolore; la certezza che la vita continua secondo una concezione di livello più alto, scevra da  zavorre terrene che, nonostante tutto ,hanno l’utilità di porci davanti a scelte ed esperienze che hanno un significato evolutivo a lungo termine.
Il denominatore comune alle esperienze dei medium è anche la consapevolezza di essere depositari di possibilità non comuni che vengono comunicate all’esterno per illuminare gli altri uomini sul conseguimento di quelle stesse potenzialità, istinti vissuti tuttavia con grande incomprensione nella solitudine.
Abbracciare il pensiero dello Spiritismo non significa interpellare gli spiriti per ottenere semplificazioni o vantaggi alla nostra quotidianità, ma esprime una nuova ed utile collaborazione tra gli uomini per poter vivere una dimensione terrena più responsabile e consapevole dell’utilità del prossimo, nella comunione del cammino verso la nostra evoluzione.
In un periodo storico in cui l’uomo non fa altro che avvelenarsi l’esistenza e che secondo autorevoli profezie sarebbe vicino al termine ultimo, non sarebbe male pensare che la fine del mondo prevista per il 21 dicembre prossimo venturo coincidesse invece, con l’abbandono dell’oscurantismo che inquisisce qualsiasi inclinazione spiritualistica e le concezioni non dogmatizzate dai credo ufficiali o peggio ancora da asettiche dichiarazioni di agnosticismo, per approdare ad una dimensione più libera e più radicata alla conoscenza ed alla cura della nostra anima e non condannarci per sempre alle catene all’effimera materia.
Nessuno con certezza può allo stato dei fatti comprendere ed essere totalmente sicuro di cosa  sarà di noi dopo l’esalazione dell’ultimo respiro. Certo è che se nulla accadrà, non saremo in ogni caso in grado di saperlo!

Andrea Governi

 

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