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Paranormale o normale? PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Sabato 12 Maggio 2012 13:19

La città di Scole in Inghilterra, si è resa teatro di esperimenti paranormali compiuti da uno staff di uomini di scienza che sono arrivati alla pronuncia di un importante assunto: Esiste una vita oltre la morte. Gli esperimenti di Scole sono stati compiuti per cinque anni da dei fisici e sono poi stati posti al vaglio della Society for Phsychial Research, consesso composto principalmente da scienziati che hanno osservato, testato e registrato gli esperimenti dando poi un parere positivo alla veridicità di quanto affermato. Ma anche i risultati degli esperimenti di Scole hanno subito una dura critica dalla maggior parte del mondo scientifico e dall’opinione pubblica.
Certo è che dall’ 800 fino ad oggi sono stati in molti a voler dimostrare l’esistenza di una vita ultraterrena, consistente nella sopravvivenza alla morte sotto sembianze essenzialmente energetiche, al di fuori di qualsiasi fisicità, che risulta infatti essere, per vederla alla maniera di Platone, una entità diversa e separata dall’anima che, decaduta da una condizione iniziale di eterna perfezione, si trova intrappolata nella corruzione e nella mortalità.
Aristotele fu di più larghe vedute rispetto al suo maestro: intese infatti il corpo e l’anima come elementi separabili di un’unica sostanza, essendo il corpo lo strumento attuativo delle potenzialità dell’anima.
Sempre secondo Platone l’anima, dopo la morte del corpo, passerebbe da un corpo all’altro (metempsicosi) proprio perché immortale e diretta per mezzo delle esperienze di vita terrena, a riacquistare la sua condizione di perfezione iniziale.
Sembra molto strano che uomini vissuti alcuni secoli prima di Cristo abbiano impiegato le loro menti in argomentazioni filosofiche che hanno poi avuto un effettivo riscontro in testimonianze del tempo attuale! Certamente dobbiamo scartare l’ipotesi che ,in malafede, i testimoni odierni della sopravvivenza dell’anima alla morte del corpo, abbiano creato artatamente delle risposte proprio utilizzando la conoscenza delle teorie filosofiche più antiche; ma la malafede degli accusatori rende la vita pericolosa alle persone oneste!
Come possiamo giustificare, a ragion di critica, le numerosissime testimonianze di quelle persone che hanno vissuto “obe” esperienze fuori dal corpo? Lo stesso Tacito nel Libro V delle “Historiae” ci parla di apparizioni fuori dal corpo, e le biografie dei Santi ci testimoniano in numerosi casi l’apparizione di soggetti vivi  in bilocazione sia di soggetti morti, accorsi in aiuto a bisognosi o semplicemente in visita.
Grandi testimonianze dei giorni nostri sono quelle coraggiosamente deposte da uomini di scienza che si sono spogliati  del più crudo agnosticismo per abbracciare l’evidenza delle testimonianze raccolte in prima persona: tra questi la celebre Dottoressa Kubler Ross ed il Dottor Lerma, entrambi medici.
Mediante l’osservazione dei pazienti terminali a cui prestavano le loro cure, hanno potuto raccogliere numerosissime testimonianze, tutte convergenti sul medesimo risultato: la visione da parte dei morenti di creature benevole non umane venute a traghettarli in una nuova dimensione; l’apparizione di parenti defunti che incoraggiano il morente a seguirli; l’incontro con creature che portano sempre ed in ogni caso un messaggio salvifico ed di amore sia per i malati che per i familiari.
Sarebbe semplicistico e riduttivo giustificare le visioni di entità amorevoli e di luoghi paradisiaci ad allucinazioni provocate dai farmaci che vengono somministrati ai morenti: perché non tutti i malati terminali assumono farmaci ma anzi preferiscono rimanere vigili nel poco tempo terreno di cui dispongono; non tutti i farmaci sedativi o antidolorifici hanno come effetto collaterale le allucinazioni visive ed acustiche; senza dubbio poi, nessun medico darebbe in pasto alle critiche la propria credibilità e di conseguenza la carriera, se non perché fortemente motivato dal dubbio del crollo delle proprie conoscenze scientifiche in risposta all’obbligo materiale di testimoniare l’empirico! Certo è che più di duemila testimonianze non sono poche! Sicuramente, a volerci vedere del male,bisogna considerare che i proventi ricavabili dalla scrittura di un libro sono aleatori rispetto al guadagno  certo e tranquillo che  assicurerebbe l’esercizio esemplare della professione medica.
E che dire delle esperienze di quei soggetti che sono stati dichiarati morti (perché in assenza di respiro e battito cardiaco si è decisamente morti!) che poi hanno fatto ritorno nel loro corpo, testimoniando esperienze straordinarie con un denominatore comune, ed in ogni caso la delusione di essere tornati da uno stato privo di dolore alcuno ma di serenità non terrestre?
In ogni circostanza, sia nei casi di visioni dei morenti che in quelli di premorte, i soggetti hanno avuto la percezione che la vita terrena sia stata una missione da attuare ricevuta da Dio, e che la vita ultraterrena apparisse molto più gratificante e “vera” rispetto a quella terrena.
L’obiezione che la scienza oppone in via principale agli esperimenti da cui viene dedotta la testimonianza della vita ultraterrena è l’assenza dell’utilizzo del metodo scientifico nella fase di creazione della prova stessa. Tuttavia la scienza ufficiale non tiene conto del fatto che l’analisi statistica si basa proprio sulla esecuzione di un grande numero di esperimenti che una volta elaborati vanno a creare una teoria.
In realtà non esiste univocità sulle regole che  possono essere applicate in tutti i contesti ed in tutte le discipline per avere la garanzia dell’etichetta della scientificità.
Ciò che non si riesce a capire è perché se l’esistenza e le modalità di una vita oltre la presente costituiscono il primo e fondamentale interesse di ogni uomo vivente di qualsiasi tempo su questo pianeta, sia esso colto o analfabeta, credente o agnostico, cattolico , buddista o ateo, alla resa dei conti l’affermazione dell’esistenza dell’aldilà diventa sempre un assunto incerto e vacuo di certezze che nella maggior parte dei casi sortisce nella più cieca negazione della concreta possibilità dell’ un incipit di una nuova vita.
Come sempre l’uomo davanti alla paura fugge o attacca. Ma che paura dovremmo avere nell’abbracciare la speranza di poter continuare a vivere dopo la morte del nostro corpo?
Dice bene il saggio: non c’è peggior cieco di colui che non voglia vedere, non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire!

Andrea Governi 

 

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