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Sardo sono: il nuovo libro di Giacomo Mameli presentato al T-Hotel. PDF Stampa E-mail
Libri - Libri
Scritto da Elisabetta Gola   
Giovedì 24 Maggio 2012 21:54

“Un libro che dovrebbe essere venduto nelle parafarmacie come attivatore di riflessioni”: così Maria Letizia Pruna, ricercatore di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’università di Cagliari, ha definito il nuovo libro di Giacomo Mameli, Sardo sono, nel presentarlo al pubblico attento che ha riempito la sala congressi del T-hotel il 24 maggio scorso. A parlarne erano presenti oltre l’autore anche la giornalista Stefania De Michele e Paolo Savona, un economista che non ha bisogno di presentazioni.

Il dibattito è entrato subito nel vivo toccando temi di cruciale importanza per la Sardegna, ma anche più in generale per l’Italia, visto che con la penisola condividiamo senz’altro l’incapacità di premiare il merito, di valorizzare i giovani, di sentirci in costante senso di inferiorità con i Paesi anglosassoni, e dati preoccupanti su disoccupazione e fuga dei cervelli.

Maria Letizia Pruna ha evidenziato una svolta rispetto agli altri testi di Giacomo Mameli: “Nei suoi lavori precedenti si trova un elogio all’operosità, in questo un elogio alle competenze”. E qui la sociologa mostra alcune connessioni e correlazioni: “Le buone competenze si raggiungono se si ha un buon grado di istruzione”. Anche in questo condividiamo con l’Italia un triste record, che però in Sardegna è particolarmente pesante: “Tra i giovani tra i 15 e i 25 anni solo il 55,6% - ha tenuto a sottolineare la Pruna- ha conseguito al massimo la licenza media, ciò significa che il 10% di essi ha la sola licenza elementare. I laureati sono un’élite ristretta”. Ad aggravare il quadro “non si investe in chi raggiunge elevate compenteze”, continua Pruna, aggiungendo che il “tempo dei giovani non vale meno del tempo degli altri e a tutti va data l’opportunità di formarsi e di essere premiato su base meritocratica”. Il libro di Mameli, con le sue storie, di sardi che hanno ottenuto risultati eccellenti spesso all’estero, “restituisce valore al tempo”, conclude la Pruna. Per tutte si cita la storia, che ha colpito anche Stefania De Michele, di Giovanni Razzu “Meritrocazia questa sconosciuta (ma non a Downing Street): nel ripercorrere la sua esperienza, Razzu, con molta onestà ammette che semplicemente, spesso, “l’opportunità dipende soprattutto dalle risorse finanziarie” (p. 141). Ma non per questo sminuisce il valore della meritocrazia: “Il talento e il merito – scrive infatt i- rappresentano le uniche fonti legittime di diseguaglianza delle opportunità a disposizione degli individui, il resto dovrebbe essere reso nullo” (pp. 241-242).

L’analisi di Paolo Savona, nel tentare di rispondere alla domanda” “Perché il sardo che va via dalla Sardegna ha successo?” passa invece dalla necessità di confrontarsi con altre realtà per diventare consapevoli che non si è più stupidi, e nemmeno più intelligenti, semplicemente nelle condizioni di poter competere. Un’analisi dura sia verso la gestione degli enti pubblici, in cui su 180 persone 20 “mandano avanti la baracca”, sia verso le scelte del passato: “Il dramma economico della Sardegna è stata l’equazione con cui la modernità è stata identificata con l’industrializzazione, con l’operaismo”. Oggi mentre il nord è in attivo del 20% sugli investimenti, “il 18% di ciò che la Sardegna incassa viene rispedito oltre il Tirreno”, conclude Savona citando l’introduzione al libro di Mameli.

Problemi complessi che si intrecciano attorno alla domanda “Perché tanta incapacità?” Incapacità che emerge tanto più evidente se paragonata alle storie di successo raccolte tra il 2010 e il 2012 nelle rubriche della Nuova Sardegna “Persone&Paesi” e “Ieri oggi domani”, e che troviamo riunite nel volume Sono Sardo.

Giacomo Mameli svela l’assassino sin dall’introduzione: “La Sardegna delle private virtù non riesce a far sistema. La forza dei singoli si scontra con la debolezza collettiva.Manca un tessitore moderno capace di portare a sintesi il saper fare sardo. Ma va trovato. Semmai invocando il rientro dei tanti sardi capaci sparsi nel mondo. Un controesodo di intelligenze e competenze. Più di ieri lo scettro va dato a chi lo merita”.

Elisabetta Gola

Ultimo aggiornamento Domenica 27 Maggio 2012 08:58
 

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