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Atlantide e la frontiera tra scienza e mito PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Mercoledì 20 Giugno 2012 00:00

“ Vi era un tempo tanta cattiveria sulla Terra che la Giustizia volò in cielo ed il Re degli Dei decise di sterminare la razza degli uomini..La collera di Giove oltrepassò i confini del suo regno celeste. Nettuno, suo fratello, gli venne in aiuto dai mari azzurri con le onde. Nettuno colpì la terra con il suo gran tridente e la terra rabbrividì e tremò..Presto non fu più possibile distinguere la terra dal mare. Sotto le acque le Ninfe Nereidi contemplavano stupite le foreste, le case e le città. Quasi tutti gli uomini perirono tra i flutti e coloro che si salvarono morirono di fame per la mancanza di cibo.” Questi sono i versi con cui Ovidio, vissuto tra il 43 a.C. ed il 17 d.C. descrisse il Diluvio, terminando la cronaca incompita da Platone, che attraverso il mito ci descrive l’esistenza di una terra magnifica oltre le Colonne d’Ercole, che fu sommersa dalle acque novemila anni prima di Cristo.
Sono tanti i popoli che hanno dato voce al mito del diluvio, tra questi gli Egizi, che parlano di una inondazione ordinata da Nu, Dio del mare, per punire gli uomini che si erano ribellati agli Dei; il canto epico di Gilgamesh, datato più di quattromila anni, deplora la fine di una antica popolazione dicendo che forse sarebbe stato meglio che la carestia e non il diluvio avesse devastato il mondo. Lo studio della mitologia degli indiani d’America ci testimonia che più di centotrenta tribù coltivavano il ricordo di  un diluvio che aveva distrutto la madrepatria, una vasta isola dell’oceano.
Il Chilam Balam dello Yucatan, testi attribuiti dai Maya al “Profeta del patrono” afferma che in epoca remotissima la terra da cui ebbero origine i Maya fu inghiottita dalle acque del mare con terremoti ed eruzioni terribili. Sembrerebbe scontato, poi, menzionare l’episodio biblico del “Diluvio Universale”!
Questi casi sono soltanto un granello rispetto alle testimonianze impresse nella memoria di popoli antichi e tramandataci per mezzo di documenti, miti, folcklore e opere letterarie.
Nelle nostre menti può prendere forma l’immagine di un continente fantastico, con una estensione di circa 600.000 miglia quadrate, occupante la porzione di oceano Atlantico che dal Messico va a lambire le coste delle Azzorre,  per spingersi in lughezza in direzione dei della Groenlandia e dell’Antartide.
Immaginiamo una Terra senza tempo,  le cui vestigia giacciono ancora sui fondali marini, dando ogni tanto qualche segno della loro presenza ai sommozzatori, e sorprendendo gli studiosi che talvolta non si capacitano della presenza di vegetazione non marina a profondità chilometriche o di fauna marina d’acqua calda laddove dovrebbe esserci acqua fredda! Ma si sa che le correnti marine fanno un pò come vogliono loro, specialmente in presenza di fiumi sotterranei!
A dover dar voce alle numerose prove scientifiche, che tra l’altro hanno permesso che il Professor Lednev, fisico e matematico moscovita, e il Dr. Obrutchev membro di quello che fu l’accademia delle Scienza dell’Urss, affermassero circa cinquant’anni fa che, gli studi scientifici compiuti in relazione alla “leggenda di Atlantide”, geologicamente parlando, portavano ad affermare che è accettabile e verosimile alla realtà, e che non può essere considerata un mito.
Ma dar voce alla scienza non basta quando si ha l’impressione che essa sia solo una piccola luce davanti al bagliore. Sembra quindi doveroso portare a conoscenza delle menti più aperte l’esperienza di Edgar Cayce, il profeta dormiente.
Cayce, vissuto tra la fine del diciannovesimo secolo e i primi quarant’anni del diciannovesimo negli Stati Uniti, fu un sensitivo che, cadendo in uno stato di sonno profondo dichiarava di entrare in contatto con la coscienza universale, per poi non ricordarsi mai nulla di quanto profetizzato che, veniva accuratamente stenografato dalla moglie.
In merito ad Atlantide Cayce ci descrisse una realtà molto particolare che si discosta da quelle che sono le conoscenze a noi note non tanto sul piano geografico o scientifico, ma sul piano dell’origine della vita e sulla spiritualità.
In particolare Cayce ci parla dell’età gloriosa che il continente visse tra il 210.000 a.C. ed il 50.000 a.C. ,descrivendo una terra abitata  da forme di pensiero capaci di spingersi fuori da se stesse come farebbe l’ameba nell’acqua di una baia stagnante, che solo in un periodo pressoché  vicino al primo cataclisma, si incarnarono definitivamente in uomini alla nostra stregua.
Essi si consideravano come parte di ciò che li circondava, e per mezzo della mente erano capaci di trasportarsi da una parte all’altra dell’Universo. In stretto collegamento con le forze cosmiche, traevano da esse l’energia eteronica che veniva canalizzata attraverso pietre di cristallo ( avranno forse a che vedere con i famosi teschi di cristallo?)che in particolare attiravano l’energia per il riscaldamento dalla stella Arcturus, stella piuttosto vicina che si trova a 36,7 anni luce dalla Terra.
Il continente era abitato inizialmente da anime che vivevano in armonia con l’intero creato in un Eden terrestre; tuttavia la situazione di pace si deteriorò quando alcuni decisero di opporsi al potere ufficiale, e venne fatto un uso distorto delle tecnologie che non fece altro che portare disarmonia in un luogo in cui regnava un’armonia che sicuramente si discosta dal concetto che noi intendiamo con l’uso di tale accezione perché incomprensibile alle nostre menti immerse in una realtà estremamente diversa.
L’uso distorto del potere comportò i cataclismi che fecero completamente sparire dalla faccia della Terra l’immenso continente nel 9000 a.C. secondo Platone.
Tuttavia  la memoria di Atlantide è sopravvissuta per mezzo dei superstiti che approdarono in America del nord, in Messico ed in America Latina, ma si spinsero anche oltre le Colonne d’Ecole per raggiungere l’Egitto ed altre terre che racchiudono nella memoria dei loro miti e della loro storia il segreto della nascita dell’umanità.
Appare arduo dar credito ad un ‘uomo che parlava nel sonno, come appare da ingenui dare veridicità alla mitologia, anche se questa ha stretta attinenza con la storia.
Il mito ed il logos ( il ragionamento) sono due metodi diversi di espressione, il primo per mezzo delle immagini, il secondo per mezzo di concetti. Entrambi hanno come obiettivo l’affermazione della verità.
Potrebbe esistere una categoria intermedia dove collocare l’esperienza di Cayce e di coloro che non utilizzano e non hanno utilizzato categorie formali per esprimere  il loro punto di vista? Forse potremmo chiamarla la “via della possibilità”!

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Ottobre 2012 14:22
 

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