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Un mistero qualunque PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Domenica 24 Giugno 2012 16:43

L’isola di Sardegna ha come capoluogo Cagliari, una pietra preziosa ed antichissima, che si erge dal mare ai colli, velata da un fascino misterioso che, sicuramente non la rende nota come le città del triangolo esoterico italiano, ma le conferisce il fascino dell’anonimato. La leggenda vuole che la città sia stata fondata nel xv secolo a.C. da Aristeo, personaggio della mitologia greca, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, vissuto nella Boezia e venerato come un dio per aver insegnato agli uomini l’apicoltura, la pastorizia e la produzione del formaggio. Certo è che la città di Cagliari presenta testimonianze della sua esistenza storica da duemila anni prima di Cristo. Il canonico Giovanni Spano scrisse: “Sebbene questa nostra capitale non presenti meraviglie artistiche come le altre città principali d’Italia, pure non mancano da osservarsi in essa molti monumenti che nel loro genere possono dirsi singolari, perché ogni città ogni paese, benché piccolo contiene alcunché di bello, di storico e particolare che può richiamare l’attenzione e curiosità dei dotti e dei viaggiatori. ( Guida della città di Cagliari, 1861)”.
A voler richiamare la nostra attenzione è in questo caso un misterioso convento  francescano che si trovava ( e si trova ancora seppur ridotto a rudere) nel quartiere di Stampace, area sacra della Città fin dal periodo cartaginese. La cronaca degli anni ottanta del 1800 ci dipinge il quartiere come un vero e proprio santuario, ricco di chiese in ogni angolo, di cui oggi solo alcune sopravvivono in bui scantinati di palazzi seicenteschi ed ottocenteschi, sepolte vive dal terremoto dell’indifferenza, per adeguarsi all’adagio” lontano dagli occhi lontano dal cuore”.
Nell’attualissima vena commerciale del Corso Vittorio Emanuele II, prima che tale re esistesse e fosse già degno di memoria, esisteva la Piazza San Francesco di Stampace. La chiesa ed il convento erano li presenti dal 1272, e secondo autorevoli fonti venne istituita come dimora di culto dell’ordine Templare, per poi passare sotto diversi ordini conventuali, tra i quali i francescani furono appunto, gli ultimi ad essere ospitati tra quelle mura. C’è chi sostiene che ancora prima quel quadrato di terra fosse un tempio pagano . La chiesa viene descritta dall’autorevole canonico che si prese la briga di una minuziosa descrizione, degna di un certosino, dei vari siti ritenuti importanti , come un museo o una galleria, per la grande vastità di opere d’arte presenti, per gli ornamenti in pietra e per l’architettura maestosa degli edifici in stile gotico. La sacrestia venne descritta anch’essa come una galleria di opere d’arte ma diversamente dalla chiesa, ornata anche di opere profane, tra cui un dipinto rappresentante un tempio vetusto con un gruppo di puttini che scherzano ed in lontananza si vedono baccanti che ballano al suono del tamburino; E se si trattasse del tempio presente prima del culto cristiano? Certo è che a poche centinaia di metri, in epoca romana, nell’attuale Piazza Del Carmine, esisteva il foro della Cagliari Romana che soppiantò la Cagliari punica.
Il chiostro del convento era il più bel chiostro dei conventi della Sardegna, anche se deturpato per esser stato in parte chiuso per creare dei magazzini; idem per quanto riguarda l’ingresso alla chiesa, per via di un vestibolo laterale dirimpetto alla piazza, deturpato dalla presenza di casupole costruite dai frati per l’ingordigia dell’affitto e per la presenza della casa Thorel, costruita in un’area che occupò la facciata e poi venduta. Certo è che ogni parte di questo edificio sacro meritava di essere considerata, ed era degno di una particolare guida per i forestieri.
Il refettorio sembrava esso stesso una chiesa, e poteva contenere più di cento persone. Senza dubbio un luogo unico, di spiccata importanza, dal momento che ospitò l’imperatore Carlo V di ritorno dalla vittoria di Tunisi.
Alcuni  uomini di cultura hanno dedicato i loro studi a questo monumento quasi scomparso tant’è che sembrerebbe inutile dilungarsi in una particolare descrizione della storia e dei luoghi ad esso appartenuti visto che mani più competenti hanno già avuto modo di scrivere in merito.
La fine del convento fu veloce; il primo Novembre del 1871 un fulmine colpì il campanile del convento, da li fu come se fosse stato un castello fatto di carte. Il governo poco tempo dopo diede ai frati quarantotto ore per sloggiare, venne temporaneamente concessa loro la facoltà del ministero del culto nella chiesa, ma il grande patrimonio presente in tutta la struttura venne confiscato, venduto e distrutto.
Il tempo e l’incuria dell’uomo hanno fatto si che quelle che erano stanze sacre diventassero salotti di palazzi della fine dell’ottocento, di negozi e magazzini che ancora oggi custodiscono in segreto (e non) il vecchio convento ed alcune sue ricchezze. Un bombardamento aereo nel 1943 diede il colpo di grazia!ciò che era celato sotto terra e fortunatamente dimenticato dalle orde precedenti riemerse per mischiarsi con le rovine dei palazzi crollati, che vennero poi ricostruiti in fretta e furia con colate di cemento che continuarono a cancellare un rudere considerato come “roba vecchia”, scomodo e di poco conto per i palazzinari che nel periodo della ricostruzione fecero affari d’oro.
Ma molte volte la memoria e la verità vanno di pari passo. vengono a galla!
Non possiamo infatti dimenticare che tra le figure “particolari” che abitarono ( e forse lo abitano ancora) l’illustre monumento francescano, vi furono un frate che, sentendosi osservato, cominciò a far scempio delle icone dei santi, cavando loro gli occhi che a suo dire avevano lo sguardo vivo!
Ma la figura più caratteristica che abitò il convento fu Donna Violante Carroz Marchesa di Quirra, figlia unica erede di Berengario Carroz, feudataria vissuta nel quindicesimo secolo, costretta a trasferirsi dalla Spagna al feudo sardo, primo caso di successione feudale in linea femminile. Vedova del primo marito che  giovane morì per una febbre, si sposò una seconda volta con un nobile che abbandonò ben presto la passionalità che  di notte si addice ad un giovane sposo, per poggiarsi sull’inginocchiatoio davanti al crocifisso, e rivolgere le sue attenzioni alla preghiera verso Dio. Un giorno saltò sulla sella del cavallo e andò a rinchiudersi in un monastero. La vita della nobile non fu sicuramente semplice, consideriamo che oltre a esser stata colpita da lutti importanti ( morirono entrambi i figli), dovette usare maniere forti per far si che il suo potere non fosse soggiogato. Molte storie girano intorno alla sua vita e alla sua morte. Alcuni la descrivono come una libertina assetata di potere e di sesso, altri come un’ assassina spietata. Sicuramente era soltanto un’anima perennemente in lotta, tormentata dalle complicate vicende della sua vita e schiacciata dal peso stesso del suo potere. Un grande errore lo fece;  uccidere il suo confessore che cercò di dissuaderla dal voler annullare il suo matrimonio per abbracciare un altro amore, forse quello vero.
Il corpo del canonico rimase appeso alla feritoia del castello di San Michele per  due settimane. L’efferatezza le costò la scomunica. Ma essa stessa, essendosi resa conto dell’errore, si condannò all’esilio presso il Convento di San Francesco di Stampace, dove nelle cripte sotterranee riposavano le salme dei suoi parenti più cari.
Una scalinata sul lato sinistro della chiesa portava alla sua cella, un sarcofago nella chiesa fu poi la sua tomba.
Oggi tutto è diverso. Locali notturni, ristoranti e negozi inglobano parti ancora perfettamente integre della chiesa e del convento. Abitazioni lussuose dai soffitti altissimi si fregiano di nicchie con santi (quelli che non sono stati distrutti o depredati), ossa umane sono incastonate tra i muri dei palazzi e cisterne piene d’acqua si nascondono sotto i pavimenti dei piani bassi.
Violante secondo alcuni è ancora li..secondo alcuni che neanche sanno dove si trovano o chi essa fosse!
Passeggia per quelle che erano un tempo stanze di pace e riconciliazione con Dio.
Non capisce cosa ci fanno orde di giovani persone stranamente vestite, urlanti e festanti fino a notte fonda nella piazza della chiesa, non capisce e non sopporta vedere fiumi di bevande che scorrono da un bicchiere all’altro e musica “demoniaca”che fuoriesce non da strumenti musicali ma da strane scatole nere a volume insopportabile. Un carattere nobile e battagliero non muta con la morte, Violante si ribella alle barbarità di persone che neanche la vedono; ma alcuni la sentono…e allora cadono bicchieri dai tavoli, sbattono porte, ambienti caldi diventano freddi, si ode talvolta un pianto.
Non sono molte le persone che hanno il coraggio di testimoniare ufficialmente cosa succede dentro le loro abitazioni private, ma a quanto pare non solo Violante sarebbe ancora in giro. Alcuni parlano di bambini che giocano a palla, altri di bambini che piangono o ridono…Certo è che se l’isolato che fu un tempo luogo sacro ha visto così tanti secoli di storia, le anime che ancora non sono riuscite a separarsi dai  quei luoghi devono essere tante. Ma cosa recriminano queste anime in pena? Se fossero turbate da ciò che anche noi  terreni non tolleriamo? Se non volessero essere dimenticate come è stata dai più dimenticata la memoria di un sito degno dell’appellativo di “archeologico”?se volessero soltanto la pace che un tempo caratterizzava quella terra consacrata? E’ consuetudine dire che bisogna aver paura dei vivi e non dei morti, ed è vero. Per ora gli ospiti del convento non hanno fatto vittime, ma a Cagliari l’incuranza stà uccidendo la storia e dissacrando i resti di alcuni morti, sulle lapidi dei quali vengono poggiati bicchieri di birra o spenti mozziconi di sigarette.

Andrea Governi

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Ottobre 2012 14:23
 

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