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La differenza tra diritto alla privacy e diritto all’informazione: la risposta la danno i numeri PDF Stampa E-mail
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Scritto da Vincenzo Boi   
Martedì 10 Luglio 2012 20:57

Si supera non poche volte la sottile linea che vìola il diritto alla riservatezza, molto spesso perché questeinformazioni riservate vengono ritenute interessanti per chi vuole l'informazione. Sappiamo bene però la potenza dei media qualè, la loro forza di persuasione, in particolare su determinati argomenti. Sorge allora spontaneo un dubbio: la gente vuole davvero conoscere queste informazioni? Oppure l'“informazione”, molto spesso, sbaglia e va oltre quella che è l'informazione pur di guadagnarsi qualche numero in più? La risposta, probabilmente, come nella maggior parte dei casi, sta nel mezzo. Ormai, con la TVspazzatura e gossip dietro ogni angolo, qualsiasi informazione personale ed esterna all'informazione sembrainteressare. Si racconta di un omicidio (per esempio) e, oltre la normale informazione che dovrebbe essere diffusa, pian piano vengono fuori anche mille aspetti sentimentali della vittima o dell'assassino, abitudini di vario genere, malattie o recenti avvenimenti.
Ma cosa distingue l’informazione da ciò che non lo è? Non è un distinguo semplice capire fin dove ci si può addentrare, cosa si può omettere e perché lo si deve omettere, cosa invece deve venire fuori, alla luce del sole, perché informazione. Molto dipende dalla professionalità, dalla serietà del giornalista, o di colui che vuole informare. Se l'informazione si deve riferire a un episodio particolare, molte informazioni personali non riguardano la collettività e quindi l'informazione, pertanto queste non devono far parte della notizia. Esse possono essere ritenute informazione se influiscono, in positivo o in negativo, sull'intera collettività.
Se pensiamo alla riservatezza pensiamo subito, istintivamente, a tutte quelle cose “brutte”, “sbagliate” o “intime” che ci riguardano. La riservatezza riguarda però anche le cose positive, le cose belle di qualsiasi persona, che non riguardano l'informazione. Raramente si includono nell'informazione questo tipo di situazioni, un ristoratore che devolve in beneficenza una cospicua somma ogni mese fa molto meno “notizia” di un ristoratore che paga in nero tutti i suoi dipendenti. Oltre alla naturale soddisfazione dell'uomo, che preferisce essere esaltato che umiliato, come mai chi fa notizia va sempre a violare quella “riservatezza negativa” piuttosto che positiva? Torniamo sempre al punto di partenza: numeri. Ormai anche l'informazione non è più informazione ma numeri, ecco quindi che, a costo di creare fastidiosi compromessi tra riservatezza e informazione, si viene a creare un tipo di informazione sbagliata. Bisogna ricordare peròche quest'informazione viene vista, letta, seguita da migliaia di persone e oltre il danno del singolo personaggio colpito avviene anche un danno, apparentemente invisibile, alla popolazione. Abituato a questo tipo informazione, il pubblico cerca particolari sempre più inutili per l'informazione vera e propria, ma più importante per un gossip incarnato in ogni situazione. Sarebbe bello vedere la riservatezza davvero come tale, e tornare a informare per correttezza e passione di farlo, non solo per “vincere” su qualche concorrente. Sarebbe bello rispettare chi si ha davanti, chi si intervista, pensando che non è una realtà lontana, ma qualcosa che un giorno all'altro ci potrebbe anche appartenere.

Vincenzo Boi

 

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