Presentato a Guspini il progetto Prendas de Sardegna PDF Stampa E-mail
Cultura e spettacolo - Cultura e spettacolo
Scritto da Elio Gola   
Domenica 29 Luglio 2012 18:12

E’ stato presentato il 27 luglio nella sala Consiliare di Guspini “Prendas de Sardegna”: il progetto sui gioielli, amuleti e riti apotropaici finanziato dalla Provincia del Medio Campidano grazie alla legge 26/97 per la tutela e valorizzazione della lingua e della cultura sarda, cofinanziato dai comuni di Gonnosfanadiga, Guspini, Siddi e realizzato dall’Associazione Malik e da Ojos design.

Oltre un milione di caratteri , quasi 4.000 immagini e più di 10 ore di filmati sono gli importanti numeri che sintetizzano la dimensione del progetto il cui valore va però ben oltre. Lo spiega Valeria Sanna nel suo appassionato intervento di presentazione in cui ha tentato di sintetizzare in pochi minuti una ricerca che ha coinvolto, fino ad oggi, 11 comuni, della Sardegna e che si districa tra oggetti, tradizioni e iconografie legate ai riti apotropaici.

 

Oggi, dopo mesi di ricerca, la cultura apotropaica dell’amuleto, in grado di combattere mali comuni o sconosciuti, tra credenze popolari che si perdono nella notte dei tempi e di cui in Sardegna non mancano esempi significativi, è a disposizione del grande pubblico.

Un progetto che risulta ancora più importante se non ci si ferma alla sola raccolta iconografica, che pure si presenta ampia e approfondita e si va oltre il contenuto del materiale relativo della storia e dei processi che si sono sviluppato intorno alla materia, ma si guarda al particolare “modus operandi” con cui il progetto è stato portato avanti. Il metodo di ricerca e di raccolta, fa ampio uso nella ricerca sul campo, del recupero della storia direttamente da chi, quella storia la vissuta e, talvolta la vive ancora oggi.

Analogamente ad Anna Rita Pala per Gonnosfanadiga e Arianna Murru per Siddi, la giornalista Stefania Pusceddu, nella sua ricerca effettuata per Guspini, ha incontrato un gran numero di anziani, recuperato moltissimo materiale fotografico vecchio e nuovo e, soprattutto, fissato in materiali audiovisivi, i racconti dei diretti testimoni dei rituali. Lei stessa, durante questi incontri , è diventata depositaria dei segreti di alcuni “ brebus” e altri riti, che le anziane signore le hanno tramandato e che, tra qualche decennio, lei stessa dovrà trasferire, come richiede la tradizione, a un’altra giovane del paese. Rigorosamente in sardo, le interviste filmate assumono il doppio valore dato dalla ricerca sul campo relativamente ai riti apotropaici e dal non meno importante lavoro di recupero del racconto come nella migliore tradizione orale.

Sempre il sardo, accanto all’italiano, accompagna tutte le sezioni del progetto grazie al lavoro di traduzione di Veronica Serra che, per il testo scritto, ha optato per la variante cagliaritana della lingua comune e benché il sardo non potesse mancare per vincoli di progetto, il gruppo di lavoro tiene a precisare che la scelta, se non si vuole perdere un pezzo importante della storia dei sardi e della Sardegna, risulta opportuna se non addiritura doverosa anche in mancanza di un vincolo legato al finanziamento.

Il progetto e la ricerca divengono però ben poca cosa se chiusi in un cassetto: è quanto emerge dalle parole l direttore artistico del progetto Alberto Soi che, a chiusura della presentazione, mette l’accento sugli aspetti legati alla comunicazione della ricerca. “Avremmo potuto racchiudere tutto in un libro di 300 pagine, col rischio di limitare a poche centinaia di utenti la condivisione del progetto”. Grazie alle nuove tecnologie il progetto, che pure prevede la stampa cartacea resa disponibile presso le biblioteche comunali, è invece disponibile per tutti sulla pagina web www.prendasdesardegna.it, su una serie di profili attivi sui principali socialnetwork, da facebook a pinterest e 21.000 visitatori univoci sul sito, 870 fan su Facebook , 370.000 potenziali contatti di secondo livello sembrano dargli ragione. Il media inoltre consente di visualizzare le clip filmate che sarebbero invece escluse dal supporto cartaceo.

La cultura ancestrale abbraccia così le nuove tecnologie della comunicazione, affidando alla rete la propria memoria senza per questo disconoscere l’importanza del rapporto diretto tra i protagonisti reali di questa antica quanto misteriosa “gioielleria”.

Elio Gola

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Agosto 2012 16:36