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Riforma della professione giornalistica, regolamento disciplinare mette a rischio l'autonomia PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Andrea Concas   
Sabato 13 Ottobre 2012 19:16

La riforma della professione giornalistica fortemente voluta da questo Governo non accontenta tutti. I nodi principali riguardano la sorveglianza sulla deontologia (e la decisione sui provvedimenti disciplinari) e la rappresentanza all'interno del Consiglio Nazionale. Quaranta Consiglieri nazionali dell'Ordine dei giornalisti temono che la norma inserita nel Dpr della Severino metta a rischio l'autonomia di chi svolge, realmente, l'attività giornalistica. I Consiglieri "ribelli" hanno diffuso un comunicato che pubblichiamo integralmente. Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti (Cnog) ha approvato oggi a maggioranza il Regolamento dei Consigli di disciplina che  consegna nelle mani di chi non svolge la professione giornalistica la sorveglianza sulla deontologia e la decisione sui provvedimenti disciplinari.
Come Consiglieri dell'Ordine siamo preoccupati e denunciamo i pericoli che possono derivare dall'applicazione di questa norma, inserita nel regolamento che rende operativo il Dpr del ministro Severino sulla riforma delle professioni. La mancata approvazione di una riforma organica da parte del Parlamento, riforma che prevedeva un taglio drastico del numero dei consiglieri nazionali, il ricongiungimento con i pubblicisti che esercitano effettivamente la professione giornalistica e la revisione di criteri di accesso - determina, tra l'altro, una sproporzione nella rappresentanza all'interno del Cnog che a partire dalla prossima consiliatura nel 2013, vedrà il numero dei professionisti superato da quello dei pubblicisti, molti dei quali non esercitano il mestiere di giornalista e sono iscritti anche ad altri Ordini.

Noi ribadiamo: e' giornalista chi lo fa. Già in questo Consiglio una maggioranza  composta anche da pubblicisti che hanno un rapporto solo marginale con la professione, ha determinato l'emanazione di alcune scandalose sentenze. Queste figure professionali, se applicato questo regolamento, potrebbero essere chiamate a giudicare sui procedimenti disciplinari e sulla deontologia  rischiano di mettere a repentaglio valori irrinunciabili quali l'autonomia, la libertà di informazione ed il diritto dei cittadini ad essere informati. In questo quadro verrebbe inoltre sminuito il ruolo degli Ordini regionali e dei loro presidenti che oggi svolgono una funzione di collegamento con la realtà del territorio. Ci chiediamo: era questo che voleva il ministro Severino?

40 Consiglieri nazionali di Liberiamo l'informazione

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Ottobre 2012 19:31
 

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