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Microtubuli vettori dell’aldilà PDF Stampa E-mail
Speciali - Speciali
Scritto da Andrea Governi   
Martedì 06 Novembre 2012 10:23

Il Dottor Stuart Hameroff, professore emerito presso il Dipartimento di Anestesia e Psicologia dell’Università dell’ Arizona, ha dedicato i suoi studi alla ricerca di una spiegazione in merito a cosa sia la coscienza. Nell’ampio spettro che il concetto di coscienza può assumere, una sfaccettatura riguarda l’essenza dell’anima e la morte. Hameroff, insieme con il fisico inglese Sir Roger Penrose , presi in considerazione vari casi clinici di esperienze di premorte hanno avanzato una teoria quantica della coscienza quasi religiosa. Le esperienze di premorte (Nde) consistono nelle testimonianze vissute da soggetti che si sono trovati molto vicini alla morte o che sono ritornati da una condizione di morte dichiarata dai medici. Le nde hanno un’ omogeneità molto forte nel loro contenuto: i denominatori comuni consistono in uno stato di pace nel momento in cui il soggetto ha la percezione di aver abbandonato il suo corpo fisico; l’identificarsi in un corpo non fatto di materia organica ma percepibile; la visione tridimensionale dall’alto del proprio corpo fisico nonché della realtà intorno ad esso ed il ricordo nitido di oggetti, fatti e pensieri di altri soggetti; l’attraversamento di un tunnel buio al termine del quale si trova una luce intensa e rassicurante; la presenza di altre entità alla fine del tunnel, tra le quali parenti o persone care trapassate; il rivivere ogni istante della propria vita in un attimo, in un tempo brevissimo e attribuire ad atti o fatti un giudizio.
Le esperienze tuttavia possono avere dei tratti caratteristici diversi in merito alla cronologia degli eventi sopra riportati o alle sensazioni provate dal soggetto. Tuttavia esse terminano sempre con il rientro nel corpo, talvolta in termini inspiegabili per le condizioni di criticità della patologia, a cui segue un iniziale stato depressivo del soggetto che, mai avrebbe voluto staccarsi da quella nuova e migliore realtà, ed una successiva accettazione e miglioramento caratteriale o attitudinale dello stesso.
Tornando alla teoria degli scienziati Hameroff e Penrose, questa sostiene che l’anima sarebbe contenuta nella sua essenza in microtubuli che si trovano nelle cellule cerebrali e che la nostra coscienza non sia altro che il risultato di effetti di gravità quantistica all’interno dei microtubuli. I neuroni sarebbero costituiti dallo stesso tessuto dell’Universo, quindi l’anima potrebbe essere esistita dall’inizio dei tempi. Con l’esperienza di morte o di premorte, secondo Hameroff, i tubuli perderebbero il loro stato quantico, rilasciando le informazioni in essi contenute (l’anima) al cosmo. Di conseguenza se il soggetto fisicamente deceduto potrebbe continuare a vivere sotto forma di informazioni quantistiche fuori dal corpo, ovvero come anima.
Forse che i microtubuli siano il famoso tunnel descritto da chi è tornato?
Noi quindi, identificandoci non come corpo, ma come anima, saremmo solo una particella di una macrocoscienza  universale secondo la concezione buddista che reputa la coscienza come parte integrante dell’universo?
Già nel 500 a.C. il filosofo greco Parmenide, sulle orme di Anassagora parlò dell’esistenza del Nùs, l’intelletto cosmico che mise ordine nel creato attuando la differenziazione degli elementi. Nulla nasce e nulla muore, ma tutto sarebbe in continuo divenire.
Il Noùs sarebbe l’elemento puro e divino che pensa perennemente a se stesso e pensandosi si autogoverna e incidentalmente governa il mondo, infondendogli il suo spirito.
In pratica  come se noi fossimo un’ idea riflessa di qualcosa di più grande che dalla base viene proiettata in un punto a cui poi fa ritorno. Forse è questo che si intende per “..a sua immagine e somiglianza.”?
Ancora siamo troppo piccoli per poter capire effettivamente cosa si nasconde dietro la morte, ma è lodevole il fatto che degli scienziati stiano affrontando la questione in modo aperto a qualsiasi soluzione, senza avere il timore di essere etichettati come pazzi, profittatori o visionari.
Ad ogni modo, prima o poi ci sarà concesso sapere la verità!

 

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