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Trent'anni di Emoticon PDF Stampa E-mail
Social Network - Social Network
Scritto da Claudia Putzolu   
Giovedì 27 Dicembre 2012 00:09

Ormai tutti conosciamo le simpatiche faccine che colorano e arricchiscono la scrittura, soprattutto quella digitale. Con sempre nuove animazioni e smorfie sono presenti in tutti i messaggi informali, una moda che giovani ed adulti hanno completamente assorbito. Ma le emoticon in realtà esistono ormai da ben trent’anni: nate nel 1982 presso la Carnegie Mellon University di Pittsburg (Pensylvania) venivano usate dal Professor Scott Fahiman, che ingegnosamente, per rendere i suoi messaggi nelle bacheche dell’università meno formali  le utilizzava per trasmettere meglio il tipo di messaggio e abbinava al linguaggio scritto un sorriso ( J ) o un broncio ( L ).

Da qui poi in tutto il mondo si diffuse l’associazione delle faccine alla scrittura, il che aiutava tantissimo a rendere il messaggio meno ambiguo trasmettendo lo stato d’animo del mittente e dando più significato alle parole.

Pian piano son state create faccine nuove sempre più espressive e adatte a ogni tipologia di messaggio, tanto è che spesso un messaggio può esser racchiuso in un’unica emoticon. Per non parlare di animaletti e oggetti vari usati ormai per sostituire  le parole.

Con l’ “arte ASCII” poi si passa addirittura alle emoticon strutturate su più righe che prendono il nome dello standard di codifica dei messaggi (il codice ASCII appunto). Se poi si va a cercare il significato di ognuna di queste su internet si trovano proprio le spiegazioni di tutte, come se si trattasse di un vero e proprio linguaggio a parte e a seconda del programma usato nei siti ad esempio alcune si animano pure.

Queste faccette comunque erano già ritenute necessarie ai tempi di Jean-Jacques Rosseau che aveva fatto notare l’esigenza di un “punto vocativo” nel linguaggio. Anche Vladimir Nebokav nel 1969 sostenne che fosse di ottimo ausilio inserire nel linguaggio scritto qualcosa che evidenziasse lo stato d’animo di chi sta scrivendo.

Grazie alle emoticon dunque possiamo dire che il messaggio comunicativo si avvicina ancora di più alla lingua parlata e viene recepito meglio dal destinatario, si tratta di un’espressività grafica molto efficace come la riproduzione dei suoni nei fumetti.

Una nota di merito a riguardo va a una delle agende più famose del nostro Paese: la Smemoranda che pochi anni prima dell’invenzione delle emoticon ideò un’agenda dal design e dalle fantasie particolari che portava le ragazzine che vi scrivevano a esprimersi con simboli e disegnini molto simili agli odierni.

Dunque le celebri faccette sono state riconosciute come i messaggi di confine tra linguaggio scritto e parlato e il suo compito di rafforzare il messaggio si è sempre rivelato  efficace.

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Dicembre 2012 11:36
 

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