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I fondali marini del Giappone PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Domenica 23 Dicembre 2012 00:00

Nel 1995 un appassionato di immersioni marine esplorò la parte meridionale del tratto di oceano che bagna l’isola giapponese di Okinawa; arrivato al quindicesimo metro di profondità, con grande sorpresa si trovò davanti ad una struttura artificiale in pietra. Il giorno seguente la notizia del ritrovamento del monolite fu nelle prime pagine dei quotidiani giapponesi, naturalmente, come accade sovente nei casi di ritrovamenti spettacolari, non vi era accordo tra cronisti e studiosi se si trattasse di opera dell’uomo o di qualcosa di naturale. Attratti dal fascino della certezza di imbattersi in nuove scoperte sottomarine, alcuni anni più tardi gruppi di esperti si dedicarono all’esplorazione dei fondali oceanici. La loro lungimiranza fu premiata dal ritrovamento di svariati siti archeologici già da profondità irrisorie (sei metri). Strutture architettoniche d’ identica fattura con dettagli architettonici svariati, molto simili al “Castello di Okinawa” edificio  sito nella terraferma, adibito a luogo di culto fin dal 1000 a.C., ma ben più antico.
Non si conoscono i costruttori di questo luogo ne la cultura ideatrice, ma tra gli abitanti dell’isola sopravvivono molte superstizioni.
Scartata l’ipotesi primaria che le costruzioni sottomarine potessero essere state edificate nel periodo del secondo conflitto mondiale e poi dimenticate, si è ipotizzato, non senza creare un vespaio di critiche, che quanto giace in fondo al mare possa essere ciò che rimane dell’ipotetico continente sommerso Lemuria o anche detto Mu.
Lemuria è il nome di una terra presunta di cui non è certo neppure il nome (alcuni identificano questo continente col nome Mu, altri credono che Mu sia un altro continente scomparso oltre a Lemuria) che si sarebbe trovato o nell’oceano Pacifico o in quello indiano;  altri sostengono potesse racchiudere il tratto di mare che dal Madagascar arriva fino al Pacifico passando per l’Oceano Indiano e che le terre che si trovano in questo spazio non siano altro che ciò che rimane di questo enorme continente inabissatosi nella notte dei tempi.
La memoria di questa terra sopravvive grazie agli scrittori dell’occulto che, pur variando su temi e contestualizzazioni, sono concordi sul fatto che un cataclisma fece sparire questo continente.
Lemuria viene menzionata dalla scrittrice dell’occulto Helena Blavatsky, che alla fine dell’ottocento,sosteneva di esser venuta a conoscenza dell’esistenza del continente scomparso  essendo venuta a contatto con il libro di Dzyan, un ipotetico testo preatlantideo custodito nel Tibet, dove sarebbe scritta la vera storia dell’umanità.
Ciò che si sa sui Lemuriani è veramente poco, perlomèno per chi non ha dimestichezza con il mondo dell’occulto. Si dice che fossero ermafroditi, una razza pura tra le sette Razze Radicali attraverso cui ciclicamente l’umanità prende corpo.
Allo stato dei fatti l’occultismo e la parapsicologia, considerate pseudoscienze, non possono certamente dare un fondamento scientifico alle ipotesi relative all’esistenza di terre sommerse, popoli sconosciuti e teorie di svariato genere. Però potremmo utilizzare le pseudoscienze come supporto ai canali tradizionali di ricerca.
Per quanto riguarda Lemuria o Mu, riferendoci al medesimo territorio, possiamo partire dal fatto che l’esistenza sia frutto di concettualizzazioni non tradizionali e non scientifiche; ma affianchiamo al mito la scientificità: facendo un’ analisi filologica constatiamo che, a Okinawa le tombe presenti nella località di Noro, che hanno lo stesso stile architettonico delle opere rivenute in mare, vengono chiamate “moai”, termine con cui nell’Isola di Pasqua, a seimila miglia di distanza, vengono chiamate le famose teste scolpite in pietra. Con sorpresa possiamo riscontrare che alcuni sostantivi o nomi propri hanno una radice linguistica analoga corrispondente a “mu”: per esempio la leggenda vuole che l’imperatore fondatore del Giappone fosse Jimmu, discendente di Kammu; Il fiume  giapponese considerato sacro perché la sua corrente portò i primi esseri semi divini sull’isola si chiama “Mu”; la parola “mu” in giapponese significa “ciò che non esiste più”.
Si potrebbe ipotizzare che “Mu” inteso come nome proprio, abbia subito la latinizzazione in “Lemuria”. Presso gli antichi romani “Lemuria” fu  la leggendaria isola delle anime inquiete che identificavano presso l’estremo oriente; ma era anche il nome di un rito annuale condotto da ogni pater familia per pacificare le anime degli antenati defunti. Ritroviamo la radice semantica “mu” in Romulus e Remulus, considerati i fondatori di Roma. Il più importante canto ancestrale popolare delle Hawaii si chiama “Kumulimpo” e rievoca un’onda che distrusse il mondo.
Tornando all’aspetto meramente archeologico, possiamo evidenziare che in Perù si trovano delle costruzioni identiche nella tipologia e nella datazione, a quelle sommerse ad Okinawa.
L’indagine potrebbe continuare, potremmo portare alla luce analogie e parallelismi sotto vari punti di vista, scientifici e non, che riguardano le terre emerse che oggi si trovano nell’ipotetico spazio dove Lemuria o Mu avrebbe visto la luce del sole.
La scienza attuale, giustamente, si basa su criteri e mezzi oggettivi: a tutt’oggi il sonar non  da notizie di terre sommerse laddove il mito vorrebbe. Niente di strano che i mezzi scientifici di cui oggi disponiamo siano ancora rudimentali ed è prematura qualsiasi  correzione o archiviazione della storia ufficiale; tuttavia non dimentichiamo ciò che accadde  per la città di Troia, strappata al mito e consegnata alla storia alla fine del 1800.
Ma se Okinawa non è parte del continente leggendario di Lemuria, speriamo possa almeno la scienza dirci che cosa potrebbe essere.

 

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