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La Terra cava (Prima parte) PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Domenica 13 Gennaio 2013 19:38

Tra le tante possibilità che viaggiano su un binario parallelo a quanto la scienza dichiara, esiste una particolarissima ipotesi: la terra potrebbe essere cava. Nel XVII secolo lo studioso Edmond Halley dedicò grande attenzione a questa teoria che ha origine dalla tradizione delle grandi culture del passato tra cui gli Egizi e i Maya, ma è anche patrimonio della tradizione sia orale che scritta degli Eschimesi e dei Vichinghi. Halley è noto alla storia per esser stato lo scopritore dell’omonima cometa e per i suoi studi nel campo dell’astronomia; tuttavia il suo interesse fu particolarmente diretto al magnetismo terrestre e nel 1683 ipotizzò la presenza di più poli terrestri per poi affermare alcuni anni dopo che la Terra contiene al suo interno un altro geoide concentrico ma con poli magnetici nord e sud non coincidenti con quelli terrestri, che nel movimento rotatorio cercherebbero di agganciarsi. Halley era convinto che l’atmosfera interna delle Terra fosse luminosa e che la luce filtrante dai ghiacci del polo creasse le aurore boreali.
Anche lo scienziato Eulero, considerato una delle menti eccelse della storia, sostenne che all’interno del globo esistessero delle terre e che queste avrebbero potuto avere una popolazione.
Furono in molti a dare credito alla teoria della Terra Cava e a dedicare il loro studio ad una concreta e oggettiva dimostrazione, ma la prova empirica poteva aversi solo per mezzo della localizzazione dei presunti territori e delle ipotetiche popolazioni.
Alla fine del settecento vi furono alcune spedizioni volte alla perlustrazione delle estremità del globo terrestre, ma nessuno mai scoprì niente di particolare che potesse dare credito alla teoria.
Le spedizioni più interessanti sono quelle compiute dagli esploratori di fine ottocento e dei primi anni cinquanta del novecento, in particolare furono quelle del Contrammiraglio  Byrd, che  sulle orme dell’esploratore Hubert Wilkins, volle verificare personalmente che tipo di segreti si celavano in terre così sconfinatamente e lontane dalla civiltà, dove per le condizioni climatiche la vita umana sarebbe stata inverosimile. Nel particolare Wilkins durante le sue esplorazioni aeree potè constatare che sia il Polo Nord che il Polo Sud avevano una conformazione morfologica tale che sembravano avere una decrescenza verso l’interno con diametri ampi migliaia di chilometri quadrati, come se fossero un continuum verso l’interno della Terra.
Byrd compì anch’egli molte spedizioni perlustrative, si stabilì per molti mesi in una stazione metereologica posta a 80 gradi di latitudine sud, compiendo importanti studi e scoperte scientifiche, ma soprattutto visse una esperienza mistica che a suo dire lo mise in contatto con il suo spirito. Nell’ imponente  spedizione aerea e navale del 1947 il pilota di uno degli idrovolanti dello stormoin perlustrazione, David Bunger, scoprì un’oasi di terra tra i ghiacci che prese il suo nome: Oasi di Bunger.
Il 19 Febbraio 1947 Byrd si avventurò in una spedizione nell’Antartico; ciò che poi rese noto del suo viaggio gli procurò una vita a suo dire angosciante, tanto che criptò le notizie sul diario del 1925, perché diventò un soggetto perseguitato dal governo americano che lo tenne sott’occhio fino alla morte.
Byrd raccontò che mentre sorvolava l’Antartico si trovò in un punto in cui la temperatura esterna era di 24 gradi, e al di sotto l’immagine di una terra rigogliosa lucente ricca di vegetazione e animali. Il suo aereo venne circondato da due velivoli che lo agganciarono a se, e alla radio di bordo una voce rassicurante gli disse di star tranquillo, che sarebbe stato condotto presso la loro base; venne, a suo dire, condotto in una città bellissima dove incontrò  delle entità, all’apparenza umani, che gli comunicarono un messaggio importante per la salvezza della Terra. Le entità di cui Byrd lasciò testimonianza sarebbero stati gli “Intraterrestri”! dopo anni di perlustrazioni, di spedizioni terresti, marine ed aeree non solo Byrd aveva trovato un territorio fertile tra i ghiacci, ma aveva potuto constatare che all’interno del nostro pianeta c’è vita. Una vita diversa dalla nostra, di esseri evoluti che gli lasciarono una sensazione di eterna serenità ed un monito affinchè l’uomo, completamente in balia dell’egoismo e della sfrenatezza del potere, abbandonasse l’uso dell’energia atomica, perché altrimenti sarebbe andato incontro ad un destino molto più sanguinario di quello della Seconda guerra mondiale.
Tralasciando ogni commento o considerazione su quanto il Contrammiraglio depose  nei suoi scritti, possiamo soltanto testimoniare che Byrd visse gli ultimi anni di vita nell’angoscia, spiato da chi, convocatolo al Pentagono, gli impose il silenzio.
Il 1968 fu l’anno in cui la NASA effettivamente dichiarò l’esistenza di un pertugio dal diametro di 2300 chilometri al Polo Nord.
A quanto pare coloro che  testimoniano l’esistenza di qualcosa di diverso dalla nostra realtà sono sempre stati considerati dei visionari, dei bugiardi, degli eclettici millantatori. Ma se la scienza non depone, o non può deporre a favore di Byrd, possiamo provare a dar voce alle attestazioni fatte da popoli antichi,  i popoli che ancora oggi vengono glorificati per le loro imponenti civiltà, per la loro arte ed architettura, ma sottovalutati e incompresi per i loro miti e le loro leggende.
PARTE PRIMA.

 

 

 

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