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Sindrome di Hikikomori: adolescenti malati di web PDF Stampa E-mail
Medicina - Medicina
Scritto da Paola Angelotti   
Mercoledì 16 Gennaio 2013 00:00

È in aumento anche in Italia la dipendenza da web. Nota come sindrome di Hikikomori, termine che in giapponese significa ritiro, è una dipendenza che si traduce in vero e proprio isolamento sociale, caratterizzata dalla costante presenza sul computer e dal totale disinteresse verso altre attività ludiche, sportive o sociali. Colpisce soprattutto i giovani di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, ma la patologia si estenderebbe anche fino alla prima età adulta. Secondo le ultime rilevazioni effettuate dalla FOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) in Italia ne sarebbero affetti circa 240 mila adolescenti, che, riuscendo a mantenere un profitto appena sufficiente a scuola, passerebbero ogni giorno una decina d’ore completamente immersi nella realtà virtuale. La mancanza di rapporti sociali e la solitudine hanno effetti profondi sulla psiche di questi individui che, perdendo gradualmente l’abilità comunicativa, si disadattano socialmente diventando aggressivi.

Riconosciuta come patologia per la prima volta negli anni “80 in Giappone, si riteneva inizialmente fosse l’esasperazione di un fenomeno culturale causato da una parte dall’eccessiva tecnologizzazione della società giapponese, dall’altra da un background culturale fertile dove la depersonalizzazione dell’individuo fosse da attribuirsi a una rilettura dal confucianesimo in chiave moderna.

Secondo un recente studio condotto in collaborazione dalle università di Sapporo, Boston e Fukuoka non sarebbe da considerarsi una patologia in sé, bensì un comportamento che attecchirebbe su soggetti affetti da altri disturbi come per esempio la fobia sociale o i disordini dello spettro autistico, oltre a essersi rivelato essere, in alcuni casi, sintomo prodromico di schizofrenia. Da non sottovalutare, comunque, sia che si tratti di una patologia che di un comportamento che nasconda qualcos’altro.

Non esiste un protocollo terapeutico univoco, in genere sono previste l’ospedalizzazione e la socializzazione forzata da associarsi al supporto familiare e alla psicoterapia, mentre i farmaci vengono somministrati solo quando si presentano depressione o altre problematiche psichiatriche, ma si tratta di terapie suggerite dall’esperienza personale degli psichiatri giapponesi. Mancano ancora dati sui pazienti per poter stabilire se i fattori scatenanti possano essere genetici e/o ambientali, nonché studi longitudinali e trasversali sulla popolazione per poter stabilire con certezza se si tratti di un problema sociologico o di una nuova patologia emergente.

Paola Angelotti

 

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Febbraio 2013 15:50
 

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