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Aragosta, scusa se ti farò soffrire PDF Stampa E-mail
Scienza - Scienza
Scritto da Francesca Columbu   
Venerdì 08 Febbraio 2013 00:00

Una recente ricerca, pubblicata nella rivista scientifica “Journal of Experimental Biology”, ha dimostrato attraverso gli studi condotti dagli scienziati Elwood e Barry Magee che i crostacei sono in grado di provare dolore. Lo scalpitio a cui assistiamo e il sibilo che avertiamo una volta messi dentro la pentola non è riconducibile, come si è sempre affermato, a una naturale reazione nervosa ma si tratta, invece, di una vera dimostrazione di sofferenza. Gli esperimenti condotti dai due ricercatori, presso l’irlandese Queen's School of Biological Sciences, su decine di granchi comuni hanno dimostrato che una volta sottoposti a una leggera scossa elettrica gli animali, per sfuggire alla seconda, cercano nell’immediato di nascondersi. Un sintomo chiaro, secondo gli studiosi, che i loro movimenti non sono semplicemente dei riflessi automatici, bensì autentiche manifestazioni di dolore.

 

 

Alla luce di questa scoperta è inevitabile che la pratica sino a oggi impiegata per la cottura, da vivi, di questi animali potrebbe subire delle varianti. Il maestro Heinz Beck, rinomato chef di un esclusivo ristorante romano, ad esempio, ha commentato così la scoperta: "Ho sempre saputo che immergendo in acqua bollente dalla testa un’aragosta non sente dolore. Nessuno vuol far male agli animali e io sono sempre stato molto scrupoloso (...) Se non va bene quanto da sempre insegnato nelle scuole di cucina, aspettiamo ora dai ricercatori indicazioni su metodi indolori di soppressione dei crostacei". Pensando a una possibile alternativa, in grado di arrecare minore sofferenza a questi animali, alcuni cuochi consigliano di riporgli qualche ora nel surgelatore prima di cuocerli. Questo accorgimento induce l’animale a uno stato di ipotermia che lo uccide in modo incruento e allo stesso tempo, permette di mantenere inalterate le qualità organolettiche dell’alimento. Qual che sia il metodo più adatto per cucinare aragoste, astici o granchi non cambia il fatto che la loro fine sia quella inevitabile di diventare piatto di portata. Allora, il beneficio che questa ricerca può apportare è inviare un appello agli chef affinché concedano loro una dignitosa dolce morte.
Trattare argomenti etici quali l’uccisione in modo cruento o meno, di un animale non è mai cosa facile e quindi possiamo solo augurarci che d’ora in avanti tutti i ristoratori e consumatori concedano a questi animali una morte veloce e indolore in modo da rispettare, da buon paese civile, sia il pensiero degli animalisti che quello delle aziende alimentari. Del resto un piatto di crostacei freschi resta sempre la pietanza più prelibata, raffinata e ricercata della cucina occidentale e sarebbe davvero un gran peccato rinunciarvi.

Francesca Columbu

Ultimo aggiornamento Domenica 10 Febbraio 2013 20:01
 

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