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Chi sporca paga PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Marco Mura   
Giovedì 13 Maggio 2010 21:52

“Mai sprecare una crisi”. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama l’aveva detto qualche giorno fa. Facendo leva sull’emotività generata dalla tragedia ambientale che si sta consumando nel Golfo del Messico, la più grave di tutti i tempi, Obama si muove per passare a regole più severe. Torna all’ordine del giorno la carbon tax, e riparte l’attacco alle fortissime lobbies del petrolio. Inevitabile dopo che British Petroleum Halliburton e Transocean, le compagnie interessate direttamente dall’incidente occorso alla piattaforma Deepwater Horizont, nei giorni scorsi avevano offerto uno spettacolo indecoroso all’opinione pubblica  cercando di rimpallarsi colpe e responsabilità davanti al Congresso Federale degli Stati Uniti. Su queste premesse si muove il presidente che, dopo aver annunciato che le compagnie saranno costrette al risarcimento, tramite un disegno di legge presentato tre settimane dopo il disastro, propone una tassazione supplementare, a carico delle compagnie petrolifere, pari a un centesimo di dollaro su ogni barile di petrolio. Il provvedimento prevede dunque di portare la tassa che alimenta il fondo di responsabilità per i danni all’ambiente dagli attuali otto a nove centesimi a barile. Il fondo chiamato “Oil Spill Liability Trust Fund” è stato istituito dal Congresso nel 1986 ma non fu mai finanziato fino al disastro della petroliera Exxon Valdes che si incagliò sulle coste dell’Alaska nel 1989. L’Oil Pollution Act del 1990 impose una tassa alle compagnie che ammontava fino ad ora a otto centesimi a barile. Il gettito che ne deriverebbe ammonterebbe a poco meno di centoventi milioni di dollari e andrebbe a sostenere le riserve che il Governo Federale sta attualmente utilizzando per cercare di far fronte, ancora senza successo, allo sversamento di greggio che sta uccidendo l’ecosistema del Golfo del Messico. La tassazione secondo il disegno proposto dovrebbe poi salire a dieci centesimi nel 2017.

Chi sporca, dunque, pagherà.

Washington inoltre propone un significativo innalzamento del 50% del tetto degli indennizzi che dovrebbe salire così a un miliardo e mezzo di dollari.Si apprende intanto, da Henry Waxman, presidente della commissione Energia e commercio della Camera dei rappresentanti americana, che riporta dichiarazioni dei manager della BP, che la piattaforma soltanto poche ore prima dell’esplosione che la distrusse, causando undici morti e numerosi feriti, non aveva superato alcuni test di collaudo e verifica delle attrezzature di pompaggio. La tassazione fino ad oggi costituiva un decimo di punto percentuale del prezzo finale del petrolio.

E a proposito di prezzo del greggio e dei suoi effetti. Conosciamo fin troppo bene il comportamento che le compagnie sono solite seguire: ogni aumento finisce inevitabilmente per abbattersi sugli utilizzatori finali. Ad esempio sugli automobilisti che a conti fatti sono coloro che finiscono con l’accollarsi ogni aumento del prezzo del petrolio. Così almeno nel nostro Paese. Quanto tempo dovrà passare prima che le compagnie rigirino sul mercato i loro sovraccarichi di spesa? Chi sporca, pagherà davvero? O a pagare anche questa volta sarà il solito Pantalone?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Mura

Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Maggio 2010 14:54
 

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