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“L’ultima profezia” di Zecharia Sitchin PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Venerdì 15 Marzo 2013 13:54

“L’ultima profezia” è uno dei libri scritti dal dottor Zecharia Sitchin, nato in Azerbaijan nel 1920 e vissuto per la maggior parte della sua vita a New York dove morì nel 2010. La vita di Sitchin è stata caratterizzata dall’instancabile studio di testi sumeri, egizi e di lingue semitiche, da viaggi avventurosi per tutto l’oriente, dalle Piramidi alla Turchia alla Grecia; viaggi volti alla ricerca delle prove che l’uomo è  figlio di una civiltà aliena. Sitchin è stato autore di numerosi testi sulla para archeologia o archeologia eretica; per quanto le sue opere siano di nicchia per la particolarità de gli argomenti trattati, l’autore ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, laureandosi massimo esperto nel campo.

Le teorie di Sitchin nascono da accuratissimi studi e ricerche incrociate sui testi sumeri e la Bibbia, su testi egizi e i miti dell’antica Grecia; il risultato degli studi sembrerebbe dimostrare un denominatore comune a tutte le civiltà antiche: la mitologia, Essa in realtà non sarebbe leggenda ma la storia più antica dell’umanità.

La domanda da cui scaturisce il tutto è: perché i terrestri sono affascinati dai cieli?

I musei più importanti del mondo presentano importanti testimonianze del fatto che il genere umano ha da sempre provato attrazione per cielo e stelle, come se essi fossero  depositari di segreti ancestrali  a cui rivolgere le preghiere.

L’uomo dagli albori della civiltà ha considerato il cielo come il luogo di provenienza delle divinità, i popoli antichi hanno dimostrato una spasmodica attenzione per il cielo, raggiungendo in certi casi conoscenze astronomiche ingiustificate per il periodo storico in cui hanno vissuto, tanto da far pensare che l’incongruenza tra progresso e periodo storico, fosse dovuta al fatto che certe tecniche ed abilità fossero qualcosa di importato da altri mondi.

I Sumeri 4.500 anni fa hanno avuto la capacità di disegnare il sistema solare, il loro unico mezzo di osservazione erano i ziggurat da cui i sacerdoti scrutavano il cielo; questo popolo maturò una serie di primati degni di una civiltà difficilmente collocabile nell’epoca  in cui effettivamente è vissuta. Tra i primati possiamo elencare la ruota, i mattoni, edifici sviluppati in altezza, la fornace, la matematica, la scrittura, un apparato giuridico con tanto di contratti, tra cui matrimonio e divorzio.

La scrittura cuneiforme sfruttava la tecnica dei sigilli scolpiti su pietra che andavano poi a creare la stampa sulle tavolette d’argilla. Oltre 3000 sigilli in pietra sono stati esaminati da Zacharia Sitchin; tra questi il reperto più importante risulta essere un sigillo in cui è raffigurata una scena mitologica in cui il Dio dell’agricoltura conferisce all’uomo l’aratro e sullo sfondo viene rappresentato il sistema solare completo. Ma come potevano i Sumeri conoscere il sistema solare in assenza di telescopio?

Sitchin ritiene che tale conoscenza sia stata insegnata dagli Anunnaki. Essi sono gli Dei sumeri i creatori del genere umano, una assemblea costituita da sette divinità supreme, di cui quattro creatrici e cinquanta divinità minori. Ma secondo la teoria di Sitchin tali divinità altro non sono che extraterrestri. Un gruppo di abitanti di un pianeta che orbiterebbe intorno al sole ogni 3.600 anni terrestri, inserendosi tra Marte e Giove. Il nome del pianeta è Nibiru e venne inserito dai Sumeri nelle raffigurazioni pittografiche del sistema solare.

Per quanto le teorie dello studioso siano state confutate e derise, ci sono particolari coincidenze che sarebbe bene prendere in considerazione le particolari analogie tra la mitologia sumera e la storia egizia. Manetone nel III sec. a. C. scrisse la storia completa dell’antico Egitto, e affermò che la sua terra, ancor prima di essere governata dai faraoni era stata governata da semidei e ancor prima per 12.300 anni da sette dei ,tra cui il più importante il dio Ptah. Il dio Ptah potrebbe essere identificato con il dio Enki sumero, e forse fu proprio lui a decidere di creare l’uomo a sua immagine e somiglianza, come fu creato l’uomo secondola Bibbia. Una particolarità è che Ptah in geroglifico viene reso con un ideogramma a forma di  doppia elica, praticamente identico alla doppia elica del dna. La divinità potrebbe essere colui il quale con la manipolazione genetica ha creato l’uomo. Certo in che termini  non si sa: potrebbe esser stata una manipolazione delle creature abitanti la Terra, quindi un intervento su qualcosa di già esistente, e in un certo senso sarebbe così spiegabile l’anello mancante dell’evoluzione darwiniana.

Se le teorie di Sitchin sulla creazione che per la scienza sono solamente speculative, dobbiamo considerare  comunque l’esistenza presso i più antichi popoli del pianeta di credenze collegate al ritorno di esseri divini dal cielo, nonché raffigurazioni antiche di astronauti soprattutto presso i popoli Maya. Molti reperti talvolta vengono considerati “fuori luogo” perché non si inseriscono nella logicità della storia e quindi vengono dimenticati o occultati negli scantinati dei musei. Sono proprio tali particolari oggetti che raccontano la storia secondo canoni che esulano dai canoni tradizionali a riferire che l’uomo avrebbe potuto percorrere delle strade alternative rispetto a quelle in cui si è soliti considerare.

Anche Giorgio Dibitonto nel suo libro “Angeli in astronave”, prova a raccontarci una storia diversa sull’origine dell’uomo e sulla sua fratellanza con esseri superiori che da altre dimensioni vengono in soccorso di noi fratelli meno evoluti e meno fortunati.

Nonostante l’uomo possieda un quoziente intellettivo capace di interpretare determinati fenomeni, questi talvolta vengono viziati da pregiudizi scientifici, religiosi e politici che non permettono la libera ricerca della verità, a meno che questa non sia già nelle mani di pochi detentori che trovano profitto nel non rivelarla.

Per quanto possa esser stato criticato e osteggiato, il lavoro che Zacharia Sitchin ha condotto instancabilmente per tutta la vita, ci porta a considerare delle prove di una realtà diversa e per nulla improbabile che sicuramente non si interrompe con la sua morte, visto che numerosi studiosi si muovono sulle sue orme.

 

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