Arrivano le 80 candeline per Philip Roth PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Columbu   
Giovedì 21 Marzo 2013 00:00

Philip Roth, uno dei più noti e premiati scrittori statunitensi, festeggia il suo 80esimo compleanno. Un curriculum di tutto rispetto che vanta i più importanti riconoscimenti letterali. Per farsi un’idea della figura professionale di questo scrittore basta elencare alcuni dei premi vinti nella sua apprezzabile carriera. Il Premio Pulitzer nel 1997 per “Pastorale americana". Nel 1998 ha ricevuto la National Medal of Arts alla Casa Bianca, e nel 2002 il piú alto riconoscimento dell'American Academy of Arts and Letters, la Gold Medal per la narrativa. Roth è l'unico scrittore americano vivente la cui opera viene pubblicata in forma completa e definitiva dalla Library of America. Nel 2011 ha ricevuto la National Humanities Medal alla Casa Bianca, ed è poi stato dichiarato vincitore della quarta edizione del Man Booker International Prize.

Una carriera celebrativa dell’importante contributo offerto alla letteratura contemporanea. Considerato tra i più importanti romanzieri ebrei di lingua inglese, intraprende ufficialmente la carriera di scrittore nel 1991, all’età di 58 anni, abbandonando l’insegnamento presso le Università americane per dedicarsi a tempo pieno al solo esercizio della scrittura. Eppure, come ha raccontato lui stesso in un’intervista a Benjamin Taylor nel 2011, per il Man Booker Prize, all’inizio Roth aveva più di un dubbio. “Con i miei primi libri volevo capire due cose: la prima era come scrivere un romanzo, la seconda era dove stava il mio talento, così ho scritto tre o quattro libri, molti diversi tra loro, per capire dove io potevo essere più forte”. Nonostante gli sia riconosciuta l’elevata capacità di scrittore, nel passato Roth è stato definito un dissacratore e, come da lui ammesso, un pornografo soprattutto per il suo capolavoro giovanile “Lamento di Portnoy”. Pubblicato nel 1957, il romanzo si presenta sotto forma di monologo del narratore Alexander Portnoy, un uomo nevrotico che si porta dietro le sue manie, i suoi tic e le sue morbosità sessuali. Altri capolavori di Roth sono stati “La controvita”, “Pastorale americana”, “La macchia umana” e soprattutto il folle e irrefrenabile “Teatro di Sabbath”. Tutti all’insegna di una volontà di liberazione che non è solo dei suoi personaggi. “Non voglio - ha detto Roth - essere incastrato dalla realtà, voglio che la mia immaginazione vada dove vuole, almeno nelle prime stesure”. Qualche anno fa, lo scrittore, annuncia il suo addio alla scrittura e lo fa durante un’intervista rilasciata alla rivista francese Les Inrocks. Dichiara di aver chiuso con la scrittura e alla domanda circa la possibilità di un altro libro, Roth ha risposto: "Io non credo che un nuovo libro cambierà quello che ho già fatto e se scrivo un nuovo libro sarà probabilmente un fallimento. Chi ha bisogno di leggere un altro libro mediocre?”. Una dichiarazione che però passa quasi inosservata anche negli Stati Uniti. Per l’ufficializzazione di questa affermazione si è dovuto attendere il novembre del 2012, quando il suo editore ha confermato la fine del “Roth scrittore”. Un annuncio che ha avuto un impatto importante sul mondo letterario, ma a detta dell’americanista e traduttore Marco Rossari non lascia particolare stupore. “Non mi ha sorpreso per nulla perché mi sembrava un po’ esaurita la vena, prima di “Nemesi”, soprattutto con “L’umiliazione”, che è un libro secondo me un po’ goffo. E poi perché dentro l’opera di Roth c’è sempre la crisi della scrittura”. Perdere la voce di un grande scrittore che ha dedicato la sua vita alla narrativa, produce sempre un grande smarrimento ma, come per tutti i grandi scrittori del passato, a parlare di lui restano i suoi libri e il suo saluto, senza rimpianti, ha un sapore meno amaro di addio malinconico. Non resta quindi, che augurare al grande Roth un buon compleanno e sperare, magari, in un suo possibile ultimo ripensamento.

Scritto il 21 marzo 2012

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Marzo 2013 20:37