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Archeologia proibita (III parte) PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Venerdì 19 Aprile 2013 17:10

Tra gli enigmi davanti ai quali la scienza preferisce non rispondere uno famoso è quello sull’esistenza in un’epoca imprecisata dei giganti. La memoria della loro esistenza arriva a noi dalle leggende etnografiche e dai racconti per bambini, dove i giganti sono quasi sempre descritti come esseri mostruosi e pericolosi che si cibavano di uomini.

Nonostante queste creature siano sempre appartenute ad un mondo immaginario, c’è chi sostiene di aver trovato il loro villaggio in Sardegna; nella provincia di Cagliari c’è  un paese ricco di reperti archeologici. Tra le colline dove si ergono nuraghi e altri ancora sono sotterrati, templi diroccati, grotte e altari sacri, vi sono quelle che vengono non per niente chiamate “Tombe dei Giganti”. Questo tipo di sepoltura dell’età nuragica consisteva in costruzioni megalitiche a pianta rettangolare absidata, consistenti in rocce conficcate nel terreno; le tombe alte fino a tre metri hanno una larghezza di circa venti metri. Non esistono nel mondo costruzioni analoghe ; queste tombe vengono classificate come sepolcri collettivi e in effetti non sarebbe giustificabile un sepolcro così ampio per una sola persona, a meno che il defunto non fosse stato un notabile e sicuramente lo sarebbe stato una persona alta tre metri circa!
Ciò che lascia perplessi è il fatto che non sia mai stato dato risalto al fatto che nelle necropoli nuragiche sono stati rivenuti reperti ossei spropositatamente grandi, come mandibole alte  tredici centimetri, scheletri quasi intatti alti tre metri. Nelle zone limitrofe, dove pare che i reperti archeologici spuntino come funghi, sono stati ritrovati altri scheletri dalle dimensioni più modeste, posti in posizioni tali da far pensare che la morte li abbia colti all’improvviso, forse  vittime di un cataclisma.
Un uomo, fin da ragazzino, è venuto a contatto con questo mondo fantastico e misterioso. Le tombe e i corredi funerari sono stati i giochi suoi e dei suoi amici compaesani, un mondo incomprensibile per chi vi trovava rifugio dalla routine della vita monotona di un paese dell’entroterra.
Quando il ragazzetto cresce e comincia a capire l’importanza storica di ciò che permea i suoi ricordi più belli e spensierati e cerca di mettere in evidenza l’esistenza di quanto ha visto, toccato e vissuto, di quanto sarebbe importante mettere sotto tutela un patrimonio storico inestimabile che per anni è stato depredato, occultato e venduto al mercato del contrabbando.
In molti sono stati avvisati di quanto è presente nel paese del Campidano, archeologi, scrittori e giornalisti, ma nessuno ha mai dato abbastanza credito alle parole di un uomo che per certi versi parrebbe uscire dal seminato quando racconta del ritrovamento di teschi con le corna e con parti del corpo animalesche. Forse avrebbe fatto meglio a limitarsi perché la scienza ha un approccio timido che mal si sposa con la verace spontaneità di un sardo!
A sostegno della tesi sovraesposta, cioè dell’esistenza in un passato coincidente all’età nuragica, che comincia nel diciottesimo secolo a.C. circa, in cui vissero creature antropomorfe e alte anche quattro metri, molte persone, sia gente istruita che  semplice, sostengono di aver visto nell’arco di più di cinquant’anni numerosi reperti “particolari” che puntualmente venivano “acquisiti” da degli archeologi. La scienza ha risposto più volte alla popolazione che le ossa mastodontiche altro non erano che ossa di animali, ma questa sembrerebbe una risposta data solo per coprire un qualcosa di più grande. Prima di tutto bisognerebbe capire a quali animali sono ricollegabili le ossa, che in ogni caso risulterebbero per certi versi essere sproporzionate a meno che non esistessero degli animali che si sono estinti: In questo caso nasce il dubbio se la scienza sia in grado di accettare, alla stessa stregua degli animali, l’ipotesi di razze umane parallele alla nostra  estinte anch’esse.
La caparbietà dei sardi è nota nel mondo e non sarà certo il discredito, anche di matrice ufficiale, a fermare un sardo che vuole un qualcosa e che ha degli assi nella manica da giocare al momento opportuno. Infatti esisterebbero delle prove documentali oltre che delle testimonianze sull’esistenza dei giganti, ma queste rimarranno ben custodite finchè chi di dovere non dimostrerà un vero e sincero interesse alla dimostrazione di qualcosa che per il momento rimane confinato nella fantascienza o meglio nell’archeomistero oppure nella sfera di opportunità che circonda quanto ancora non è rivelabile per opportunità o comodità.
Certo che sembra proprio strano che i miti del passato ci parlino di creature titaniche, ciclopiche e dalle forme antropomorfe frutto della fantasia fervida dell’uomo del passato che talvolta ha anche sprecato versi e versi di poemi per tramandarci leggende o storielle della buona notte. Forse proprio perché ancora siamo dei bambini che non possono accettare una realtà diversa da quella che ci siamo creati.

 

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