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Una nuova sfida per la Sardegna: gli "eco-porti" PDF Stampa E-mail
Sardegna - Sardegna
Scritto da Valentina Locci   
Martedì 21 Maggio 2013 00:00

La Sardegna deve puntare su diportismo di qualità e fonti energetiche alternative. Questo è quanto emerso in occasione del Convegno “Porti e Trasporti: Soluzioni energetiche innovative” che si è svolto venerdì 17 maggio, presso la Sala Convegni Terminal Crociere del Porto di Cagliari. L’iniziativa è stata patrocinata da “The International Propeler Clubs, Ports of Sardinia”, in collaborazione con ATENA (Associazione Italiana di Tecnica Navale) e l’Autorità Portuale di Cagliari. Moderatrice dell’evento è stata Daniela Aresu, Presidente di “The International Propeler Clubs, Ports of Sardinia”; dopo i saluti delle Autorità e la presentazione dell’incontro, hanno esposto le loro riflessioni diversi relatori. La prima ad intervenire è stata Valeria Mangiarotti, Responsabile Marketing dell’Autorità Portuale di Cagliari, con una relazione su “Porti turistici ecosostenibili: I progetti in Sardegna”.

 

 

Ma è stato Franco Cuccureddu, Presidente del Consorzio Rete Porti e Consigliere Regionale, a presentare i dati relativi al turismo sardo. Ha parlato infatti di 18843 posti barca totali, con una spesa media annua per ciascuna imbarcazione di 30499 euro e un costo di 1850 euro al giorno per persona imbarcata. Ha dichiarato che spesso si perde di vista il vero obiettivo, che non va inteso come il “turismo massificato”, bisognerebbe invece puntare sulla qualità e su ciò che offre il territorio. Spesso le risorse di cui il turismo dispone non vengono valorizzate, allora sempre in riferimento alla qualità, Cuccureddu ha affermato che: “Per mantenerla abbiamo deciso di investire il 60% delle risorse europee per fare ricerche volte al miglioramento della qualità ambientale e dei porti turistici e commerciali”. Il progetto presentato ha preso avvio in Corsica, solo in un secondo momento è stato esteso alla Sardegna, ma sono già un centinaio i porti nel Mediterraneo che vi hanno aderito. Ha concluso ricordando che “Turismo e nautica sono i principali prodotti della nostra Isola”. In seguito è intervenuto l’Ingegnere Navale Roberto Matteoli, che ha parlato dell’utilizzo del metano nel settore navale, facendo riferimento in particolare alle esperienze del Nord Europa, riflettendo su quali potrebbero essere le ricadute derivanti dall’applicazione di queste tecniche in Sardegna. Dopo aver spiegato che il gas naturale liquefatto, noto più comunemente come metano, viene estratto in Algeria, Libia, Oman, Russia, Venezuela, Mare del Nord,e che se portato a una temperatura molto bassa (di -164 gradi) e una pressione di 8-9 bar subisce una forte riduzione di volume (la differenza di volume tra lo stato liquido e quello gassoso è di 600 volte), ha chiarito come questo consenta una enorme compattazione, dunque una riduzione dei costi di stoccaggio e trasporto. Ma a cosa serve allora il metano liquido? Viene utilizzato come combustibile per le navi, per la grande industria, ma anche per le strutture civili, come case di città, ospedali, condomini; bisogna ricordare anche il settore dell’autotrazione (IVECO). Per quanto riguarda i vantaggi derivanti dal suo utilizzo, questi sono fondamentalmente due: il primo di carattere economico, con una riduzione dei costi del 40%; il secondo invece è di ordine ambientale, con una riduzione dell’inquinamento acustico pari a 6 decibel in meno rispetto a quello prodotto da un camion alimentato in maniera tradizionale. In Sardegna si potrebbe iniziare con operazioni di stoccaggio a terra secondo Matteoli; ci sono traghetti piuttosto vecchi che potrebbero essere sostituiti con altri, alimentati a metano. Spendendo il 5% in più si potrebbe risparmiare il 40-50% in un anno. L’Unione europea ha stanziato di recente oltre 2 miliardi di euro per questa iniziativa, che coinvolge 139 porti  e che consiste nell’installazione dei depositi costieri di metano. Un contributo proveniente dal contesto universitario è stato quello di Fabrizio Pilo, Docente presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica, che ha  parlato di “Green Ports” e “Smart Cities”. Partendo dai porti ha sottolineato come questi siano elementi molto affascinanti da un punto di vista della ricerca, e che in alcune città d’Europa, come Rotterdam, buona parte dell’inquinamento proviene proprio dai porti. Spesso le emissioni di CO2 non sono controllate come dovrebbero. Ha ribadito che il problema dello stazionamento delle navi in porto è molto serio, sia per quanto riguarda il traffico mercantile, che civile. A proposito invece di Smart Cities, ha chiarito che con questo termine si intende una città intelligente, caratterizzata da economia, cittadini, ma anche porti e trasporti intelligenti. L’auspicio è che anche Cagliari inizi a pensare come rendere più Smart il proprio porto, perseguendo una serie di obiettivi. “Se infatti investiamo capitale umano nei trasporti e nelle comunicazioni, possiamo davvero ottenere sviluppo sostenibile” ha detto Pilo in chiusura del suo discorso, dove per sviluppo sostenibile si intende la possibilità di trasferire alle generazioni che vengono lo stesso livello e offrire opportunità di crescita. Il traffico crocieristico deve essere inteso come volano per lo sviluppo ecosostenibile.  Il passaggio successivo, che prevede il superamento delle Smart Cities per arrivare alle Humans Cities, è stato oggetto dell’ultimo intervento, che ha visto protagonista Salvatore Ledda, Urbanista Innovativo. Nella sua relazione ha rilevato che nei porti sardi mancano infrastrutture immateriali, i bites. Secondo Ledda, una città che vuole comunicare deve investire in infrastrutture; tenendo presente inoltre che il livello di qualità della Sardegna in questo settore è ben 10 anni indietro rispetto all’Europa. In questo scenario Genova rappresenta un esempio di eccellenza italiana, tecnologica e non solo. La soluzione proposta è di migliorare le performance della città con attività pratiche, quindi dati. Bisogna utilizzare i dati per trasformare la città in Smart City, attraverso le infrastrutture immateriali, in particolare software e sensori che non solo permettano alle città di parlare tra loro, ma consentano ai cittadini di comunicare con la città. Per chiarire al pubblico la sua posizione ha menzionato Bilbao e Malaga, città virtuose, che hanno investito molto in questo settore e che già da tempo vantano porti valorizzati e abitati. Quello di porti e trasporti è un tema particolarmente caro alla Sardegna; dai contributi dei relatori è trapelato che le soluzioni per il rilancio economico della nostra Isola passano per il turismo di qualità, non di massa, come ha dichiarato Franco Cuccureddu, che è convinto della “impagabile qualità ambientale dei nostri porti turistici”. L’altra strada da percorrere è quella dell’energia rinnovabile, che consente di ridurre i costi di gestione, di diminuire in maniera significativa l’impatto ambientale e apportare alla Sardegna benefici reali, derivanti dallo sfruttamento delle risorse offerte dal territorio. Metano e turismo d’eccellenza potrebbero essere il motore in grado di far ripartire la nostra Isola.

Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Maggio 2013 19:07
 

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