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La Croazia entra nella Ue PDF Stampa E-mail
Esteri - Esteri
Scritto da Valentina Locci   
Mercoledì 03 Luglio 2013 10:13

Dalla mezzanotte in punto del primo luglio l’Unione Europea ha aperto le porte alla Croazia, 28° Stato membro. Nono Paese ex-comunista aderente, seconda Repubblica dell’Ex-Jugoslavia dopo la Slovenia, ha culminato questo cammino dopo circa sei anni di continui negoziati. Questo momento viene considerato decisivo, a vent’anni dalla tragica Guerra dei Balcani, scoppiata nel 1991 in seguito alla secessione dalla Jugoslavia, e conclusasi nel ’95, con un bilancio disastroso, 22 mila morti. Ma nonostante la portata storica dell’evento, sono pochi i croati che ravvisano i vantaggi derivanti dall’adesione, solo 6 su 10. Alcuni la ritengono un risultato ottimo, secondo quanto ha dichiarato l’analista politico e giornalista, Drago Hedl, “perché la Croazia potrà dire di appartenere a pieno titolo all’Occidente e all’Europa, staccandosi da quei Balcani, da cui si è sempre considerata estranea”. Altri, invece, pensano ai pericoli derivanti dall’integrazione: “La Croazia è un Paese piccolo, e potrebbe come dissolversi nella Ue”, ha aggiunto Hedl.

 

 

La situazione economico-sociale nella quale versa il Paese non è infatti particolarmente rosea; con una popolazione di 4,2 milioni di abitanti, da quattro anni attraversa un’acuta fase depressiva del sistema produttivo nazionale, presenta un tasso di disoccupazione al 20,9%, che sale oltre il 50% se si considera quella giovanile; il PIL pro- capite si attesta al 61% della media Ue, e ha un debito pubblico in forte crescita. L’economia croata è trainata dal settore turistico, che rappresenta il 15% del PIL. Paese di grosse contraddizioni, la Croazia, si trova infatti all’84° posto nella classifica stilata dalla Banca Mondiale sulle Nazioni più attrattive per investimenti esteri, ma al contempo è uno degli Stati più corrotti dell’Ue. Con l’adesione si auspica nel lungo periodo una maggiore stabilità economica, un primo passo in questo senso è rappresentato dall’arrivo entro fine 2013 di 600 milioni in fondi europei, che saliranno a 10 miliardi entro il 2020. Soddisfatto a tal proposito il Presidente della Repubblica croata, Ivo Josipovic, che ha affermato con entusiasmo: “Abbiamo alle spalle un passato tragico, e l’ingresso nella Ue garantisce pace e stabilità alle prossime generazioni”; anche Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea, ha espresso la sua solidarietà con questa parole: “Sarete un esempio per gli altri paesi della regione”. Purtroppo però l’apertura dell’Unione alla Croazia è una scelta che divide; a livello di popolazione l’euroentusiasmo si è trasformato in euroscetticismo. Infatti i risultati del referendum del 2012, con il quale è stato approvato il Trattato di adesione, sono stati poco soddisfacenti, se si pensa che i sì all’ingresso sono stati solo il 66%, come se non bastasse si sono recati alle urne soltanto il 43,51% degli aventi diritto; sono state elezioni caratterizzate da forte astensionismo. L’adesione costringerà il Paese a uscire dal Central European Trade Agreement, con la conseguente introduzione di dazi sul 21% delle esportazioni verso Russia ed Europa centrale. Inoltre avendo un rapporto deficit/ PIL del 4,7% entrerà nell’Ue “sotto procedura d’infrazione”, poiché questa condizione vìola il primo pilastro del Trattato di Maastricht secondo cui quel rapporto deve rimanere entro il 3%. Tuttavia non bisogna dimenticare che l’accesso non comporta l’immediato e conseguente passaggio all’euro, infatti lo Stato croato manterrà, almeno per il momento, la moneta nazionale, la kuna. Da lunedì dunque la ventottesima stella dell’Unione, muoverà i primi passi nella strada dell’europeizzazione e della democrazia. Domenica notte a Zagabria si sono svolti i festeggiamenti ufficiali, presenti tutti i leader dell’Ue, in rappresentanza dell’Italia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro degli Esteri, Emma Bonino, unica grande assente la cancelliera Angela Merkel, che ha motivato la non partecipazione all’evento dicendo di avere “impegni concomitanti”. E’ stato considerato “sgarbo teutonico” dal momento che non solo la Merkel è il numero uno del Paese più potente d’Europa, ma bisogna inoltre considerare che la Germania è lo Stato che più di tutti ha aiutato la Croazia nel cammino verso Occidente. Dubbi e tensioni lasciano spazio all’ottimismo, che emerge dalle parole del premier  Milanovic: “E’ meglio far parte di un club piuttosto che starne fuori, per quanto il club abbia qualche problema al momento. Per 10 anni riceveremo da Bruxelles il doppio dei soldi che dovremo pagare. Saremo un ponte per l’area Balcanica”. Il sipario si è aperto e la Croazia tra auguri e bollicine è salita sul palco dell’Unione europea, adesso dovrà destreggiarsi tra attori più o meno benevoli, in una regia tutta tedesca, per scrivere la storia del cambiamento iniziata ben dieci anni fa, e che si spera si concluda con un lieto fine: l’integrazione. Per ora godiamoci lo spettacolo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Luglio 2013 08:22
 

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