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Gli italiani rinunciano alla qualità PDF Stampa E-mail
Economia - Economia
Scritto da Valentina Locci   
Giovedì 22 Agosto 2013 10:32

Meno qualità nel cibo e nei servizi. Questa è la tendenza tutta italiana che emerge da un’indagine basata sui dati semestrali rilevati da Coop Italia nei super e ipermercati di grande distribuzione. Gli italiani comprano meno e sono sempre alla ricerca dell’offerta, dello sconto, del prodotto volantino. Fare la spesa è diventata una corsa al risparmio, ossessiva, totalizzante e paralizzante.

 

 

I prodotti maggiormente interessati dai tagli sono il vino e l’olio d’oliva, tendenzialmente costosi, che hanno subito una forte flessione, rispettivamente del -9,6% e -10,0%. Crollano significativamente anche i consumi di frutta e verdura (-3,3%), surgelati (-2,8%), carne (-2,2%), ma anche bevande (-5,0%), merendine (-4,2%), cibi confezionati e latte (-1,5%), ritenuti quasi “beni di lusso”. La carne arretra a favore del pesce, vincono i prodotti fatti in casa, vero boom dei prodotti salutistici e di bibite quali thè, tisane e integratori. Il tutto in un contesto di diminuzione degli acquisti rispetto alla prima metà del 2012 del 2%. Maura Latini, Direttore Generale di Coop Italia, ha commentato questo trend così: “Siamo ormai ben oltre alla rinuncia del superfluo”. Ciò significa che se prima gli italiani a tavola rinunciavano a prodotti costosi come il pesce fresco, i crostacei, i molluschi, filetti e carpacci, frutta di stagione e esotica, adesso tagliano su beni di prima necessità; il cibo che si trova sulle nostre tavole tutti i giorni, non solo in quelli festivi. Ha aggiunto ancora: “Le modifiche ai consumi di questi ultimi anni stanno diventando strutturali”.  Il carrello della spesa è vittima della spending review, come sostiene Confindustria, dati alla mano relativi al bilancio familiare. La spesa media annua nel 2012 è scesa a 26100 euro, con un taglio di 3660 euro rispetto al 2007; nel corso di cinque anni è sparito un mese e mezzo di consumi.

Le famiglie italiane oberate dalla crisi economica cercano di far quadrare i conti partendo dalla tavola; non più lusso, sfarzo, sfizi e vizi, ma frugalità, umiltà e parsimonia. E’ la rivincita del miele (+7,2%), dei preparati per dolci (+4,9%), dei biscotti (+3,1%), della farina (+2,1%) e del pesce (+2,0%), di thè e infusi (+1,0%) e infine delle uova (+0,6%). Altro elemento da considerare è il calo del 10% nei gruppi che mettono al primo posto la difesa della qualità di ciò che portano in tavola (dal 74% al 64%). Quelli che sacrificano maggiormente la qualità a tavola sono i Meridionali, e le coppie over 35 senza figli, che un tempo trainavano il settore del “superfluo” o comunque dei prodotti meno essenziali. Conseguenze di questo fenomeno sono il boom dei discount (Har Dis, Lidl, Ld, Euro Spin), dei ristornati self- service e di quelli che adottano la formula “all you can eat”, dove pagando una quota fissa che va da 15 a i 20 euro si può mangiare in abbondanza, senza limiti. In tempi di austerity si fa economia anche in cucina, a tavola, e pensare che gli italiani sono maestri dell’arte culinaria. Inventori della pizza, delle tagliatelle, dei sughi e delle conserve, oggi preferiscono rinunciare alla qualità a favore della quantità. Del resto quando non si hanno i soldi per comprare gli orecchini di diamanti da Tiffany, si può sempre acquistare bigiotteria in qualche bancarella del centro. L’importante è che si indossino.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Agosto 2013 09:23
 

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