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L'Uomo, un animale addomesticato da Dio? PDF Stampa E-mail
Mistero - Mistero
Scritto da Andrea Governi   
Martedì 19 Novembre 2013 00:00

Il professor Roger Wescott è il preside della Facoltà di Antropologia della Drew University di madison USA. Uno scienziato con la “s” maiuscola se consideriamo che si è posto un dubbio che molti suoi colleghi del presente, ma anche del passato e del futuro,  si pongono , si sono posti e si porranno: Il nostro pianeta è mai stato visitato da extraterrestri?

Non è da poco che un uomo di scienza esterni un dubbio così importante che, se posto sulla  bilancia del comune giudizio, fa sporgere l’ago verso la critica piuttosto che avere una valutazione positiva. Ancora oggi infatti, nonostante prove evidenti che testimonierebbero l’esistenza di civiltà vicine di casa nell’universo e nonostante le migliaia e migliaia di apparizioni di Ufo nei cieli, parlare in maniera disinvolta di extraterrestri è dai più considerata una frivolezza.
Degno di elogio è quindi l’impegno del professor Rescott, che seppur esponendo il fianco alle più fameliche critiche, da diligente uomo di scienza, si è posto un interrogativo logico rappresentato nel suo libro “The Divine Animal”.
L’opinione dello scienziato è che gli ufo non siano frutto di allucinazioni collettive, ma siano effettivamente dei mezzi usati da esseri intelligenti che fin dai tempi più antichi hanno avuto contatti con l’uomo e con i progenitori dell’uomo, gli ominidi.
Sulla scia dell’antidarvinismo di S. George Mivart, che si opponeva al concetto di selezione naturale in quanto non capace di spiegare aspetti caratteristici della razza umana quali l’intelligenza, la coscienza e il senso della morale, Wescott suppone che le “civiltà dei dischi volanti” abbiano interagito con gli ominidi addomesticandoli, istruendoli e dotandoli di strumenti di modo che si spiegherebbe, da un punto di vista antropologico, l’uomo presenti caratteristiche fisiche e comportamentali di un animale domestico. La mancanza di pelo, la differenziazione di colore della pelle, la dentatura debole su mascelle sempre meno pronunciate, il temperamento ipersensibile, sono tratti che ricordano i cani, i maiali, i mammiferi che sono stati addomesticati dall’uomo. Tuttavia il pensiero dominante tra gli scienziati è che l’uomo si sia auto addomesticato. A questa teoria Wescott si oppone fermamente e sostiene che bisognerebbe invece indagare su quale sia stato il periodo storico in cui gli ominidi si videro affiancati dagli extraterrestri. Presubimilmente tale periodo potrebbe essere il neolitico, circa 10.000 anni fa, fu il periodo in cui gli uomini dimostrarono maggiori abilità.
Gli studi etnologici dimostrerebbero che già dalla preistoria, popoli geograficamente posti agli antipodi, conservassero delle conoscenze comuni, delle peculiarità religiose e mitologiche troppo simili per dei popoli lontani anche dal punto di vista storico. Un esempio è sicuramente lo stereotipo de “l’uomo uccello” raffigurato dall’uomo asiatico come da quello mesoamericano.
Ultimamente, sulla scia degli studi compiuti da Sitchin e Biglino, vi è stata una rivisitazione dei testi biblici e dei testi sacri di diversi popoli antichi. Ciò stà comportando l’ipotesi che gli Dei  Sumeri,  Greci e il Dio degli Ebrei, altro non fossero stati che esseri extraterrestri. Alcuni teorici sostengono che la creazione sia avvenuta per mezzo di un intervento d’ingegneria genetica attraverso cui il Dio o gli Dei extraterrestri hanno creato l’uomo dall’ominide. Il motivo per cui ci sia stato questo intervento potrebbe essere per lo sfruttamento della mano d’opera o per un atto d’amore.
Il connubio tra religione e civiltà extraterrestri non è da considerare come un atto di vilipendio della religione, perché davanti all’immensità dell’incognita che domina sulla nostra origine, la fede non crolla. Scoprire che il nostro padre nei cieli è veramente un padre nei cieli dovrebbe essere come un raggio di sole in pieno giorno. Scoprire che delle entità guida al pari degli spiriti guida o angeli custodi, hanno camminato insieme all’uomo accompagnandolo nella sua evoluzione perché dovrebbe crearci disagio? 
Se entrando in una chiesa o ascoltando le letture della Bibbia e del Vangelo ci soffermassimo sulla materialità del simbolismo e delle parole forse potremmo accorgerci che effettivamente le metafore non sono metafore e che le parabole sono la vera parola.
La verità potrebbe essere davanti a occhi orecchie ipnotizzati da un incantesimo che nasconde la semplicità del vero con l’illusione e la confusione della logica.
“Il giorno del Signore” è quello del suo ritorno: giorno rovente per i malvagi, ma pieno di sole radioso per i giusti.
Per il profeta Malachia siamo nel periodo dell’attesa del ritorno del Signore. In effetti dal secondo dopo guerra abbiamo potuto assistere ad un crescente intensificarsi di incontri con ufo. Forse con delicatezza ci abituano ad una verità che imminentemente ci sarà rivelata?

 

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